Italiani all’estero, libere Greta e Vanessa. Giallo su riscatto, 12 milioni di dollari?

"Greta Ramelli e Vanessa Marzullo sono libere e torneranno presto in Italia". Così l’account Twitter di Palazzo Chigi a metà giornata. Più tardi la notizia sarà confermata dalla Farnesina. Così sono libere le due giovani volontarie italiane che erano state rapite in Siria. "Greta e Vanessa torneranno presto a casa", ha annunciato il ministro delle riforme, Maria Elena Boschi alla Camera. "Sono state liberate", ha aggiunto il ministro. La notizia e’ stata accolta con un applauso dell’Aula. "Una bella, bellissima notizia che ci ha fatto tutti felici", ha aggiunto la presidente di turno Marina Sereni. "Una grande gioia e un grande sospiro di sollievo. Greta e Vanessa presto a casa", scrive su twitter il ministro dell’Interno Angelino Alfano.

Il vicepresidente del Copasir, Giuseppe Esposito, senatore di Area Popolare (Ncd-Udc): "Oggi l’Italia ha ottenuto due grandi successi: la risoluzione ad ampissima maggioranza del Parlamento Europeo per il rimpatrio dei nostri due maro’ dall’India e la liberazione in Siria di Vanessa Marzullo e Greta Ramelli. La nostra intelligence ha compiuto un’eccellente operazione riconducendo a casa due nostre connazionali, ora il governo riporti in Italia, con la collaborazione dell’Europa, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone".

12 MILIONI DI DOLLARI DI RISCATTO Sarebbe stato pagato un riscatto di "12 milioni di dollari" per il rilascio di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le due cooperanti italiane rapite nel luglio dello scorso anno in Siria. E’ quanto si legge sull’account Twitter @ekhateb88, ritenuto vicino ai ribelli anti-Assad.

Secondo la tv satellitare araba "Alaan" il Fronte al Nusra avrebbe liberato le due ragazze rapite in Siria la scorsa estate, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, in cambio del pagamento di un riscatto che ammonterebbe a 12 milioni di dollari.

In un tweet della tv "Alaan" – che ha sede a Dubai negli Emirati arabi – si legge che l’emittente ha appreso da una fonte, senza precisarla, che "Il Fronte al Nusra ha rilasciato le due giovani italiane Greta Ramelli e Vanessa Marzullo dietro il pagamento di 12 milioni di dollari"

“GENTILONI RIFERISCA IN PARLAMENTO” Dopo la bella notizia della liberazione di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, comunicata all’aula della Camera dal ministro Maria Elena Boschi, i gruppi di opposizioni hanno chiesto che il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni riferisca all’assemblea. Renato Brunetta, capogruppo Fi, ha sottolineato che "in questi casi si sospende e si chiede al ministro degli Esteri di venire a riferire". Guglielmo Picchi, deputato Fi, ha aggiunto: "Il governo ci dicesse quanto e costata questa operazione". La 5 stelle Maria Edera Spadoni, si e’ associata alla richiesta rivolta al ministro Gentiloni "di riferire in aula sui dettagli del negoziato”.

Matteo Salvini, leader della Lega: “La liberazione delle due ragazze mi riempie di gioia ma l’eventuale pagamento di un riscatto che permetterebbe ai terroristi islamici di uccidere ancora sarebbe una vergogna per l’Italia. Presenteremo oggi stesso un’interrogazione al ministro degli Esteri per appurare se sia stato pagato un solo euro per la liberazione delle due signorine".

LO PORTO E DALL’OGLIO Dopo la liberazione oggi delle due giovani volontarie lombarde Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, rapite in Siria nel luglio scorso, restano due gli italiani scomparsi all’estero e dei quali da tempo non si hanno piu’ notizie: il cooperante palermitano Giovanni Lo Porto e il gesuita romano padre Paolo Dall’Oglio. Di Lo Porto si sono completamente perse le tracce dal 19 gennaio 2012, quando scomparve nella provincia pachistana di Khyber Pakhtunkhwa.

L’uomo, 39 anni, si trovava nella regione per la ong Welt Hunger Hilfe (Aiuto alla fame nel mondo) e si occupava della costruzione di alloggi di emergenza nel sud del Punjab. Per padre Dall’Oglio, 60 anni, rapito in Siria a fine luglio 2013, le ultime informazioni risalgono a circa un mese fa, quando fonti siriane lo davano per detenuto in una delle prigioni dell’Isis a Raqqa. Una circostanza che non aveva trovato conferme da parte del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.