Italiani all’estero, il grillino invisibile: Alessio Tacconi – di Barbara Laurenzi

Roma Farsi pagare senza rendere conto del proprio lavoro. È ciò che vorrebbe fare Alessio Tacconi, unico ‘cittadino eletto’ del M5S nella circoscrizione estero. La redazione di ItaliaChiamaItalia, così come altre, ha provato più volte, e con ogni canale possibile, a raggiungere Tacconi, che invece ritiene più opportuno non rispondere né al telefono, né alle e-mail, nemmeno per declinare qualsiasi ipotesi di intervista con un educato “No, grazie”.

D’altronde, perché rispondere a quei cittadini, quelli veri, i ‘non eletti’, che pagano il suo stipendio con le proprie tasche? Da quando ha varcato la soglia del Parlamento, infatti, il deputato a cinque stelle è diventato quasi invisibile e riesce a far parlare di se stesso più per le lamentele sulla mensilità da trattenere che per il suo lavoro in aula o nelle commissioni.

Già, indennità e diaria. È proprio la questione economica a mettere il cittadino eletto al centro di aspre polemiche da parte degli attivisti, preda di facili attacchi a causa delle sue recenti dichiarazioni nelle quali spiegava che la vita tra Roma e Zurigo è troppo costosa per sostenerla rispettando i parametri fissati dal non-statuto.

“Mezzo carrello di spesa a Zurigo costa 150 euro, una capricciosa ne costa 20. Per me è impossibile vivere con 5mila euro lorde e non vivo in una reggia, faccio una vita normale” aveva spiegato a giugno all’Huffington Post, in una delle rare esternazioni concesse alla stampa.

Come dargli torto. Zurigo è una delle città più care al mondo e uno stipendio che in Italia può sembrare elevato diventa minimo se paragonato ai canoni svizzeri. Ma il povero Tacconi non sapeva tutto questo quando si è candidato (??). Del resto, sono solo cinque anni che vive in Svizzera, non ha avuto ancora tempo di rendersi conto del costo della vita.

Povero uomo, sempre vittima di accuse ingiustificate da parte del MeetUp Europa, quel gruppo di attivisti pentastellati che lui cita sempre e al quale si rivolge costantemente, salvo ricevere spesso in cambio insulti e contestazioni dai suoi stessi elettori apertamente pentiti di averlo votato.

ItaliaChiamaItalia lo aveva contattato proprio per proporgli di raccontare la sua versione sulla questione della diaria, ma Tacconi è un uomo tutto di un pezzo, fermo e saldo sulle sue posizioni. Se decide di non parlare, non parla. Né con la stampa, né con chi lo ha votato visto che, pur avendo ricevuto decine di commenti negativi sulla sua pagina Facebook, non ha mai risposto nemmeno a questi.

“Tacconi sapeva benissimo a cosa andava incontro, poteva non candidarsi e può ancora dimettersi” si legge sul suo profilo. “Non capisco come ci si possa dimenticare così facilmente che si è stati eletti da persone che hanno aderito ad un ideale, che si sono riconosciute in un movimento ed in un programma di rottura e di cambiamento” e ancora “se si fa politica per soldi, meglio lasciare stare”, “forse lei ha dimenticato che, se non fosse stato per il M5S, lei se ne starebbe ancora a Zurigo a godersi le famose pizze capricciose a 20 euro” oppure “se ne vada e tolga il disturbo. Di gente come lei non abbiamo alcun bisogno”.

“Sai la cosa sconfortante Alessio? – chiede un altro attivista – Sono andato a risentirmi tutte le tue registrazioni ed eri quasi credibile. Sinceramente dovresti andartene proprio dalla politica… non fa per te, ma questo si era capito. Quando spendevate circa 15mila euro di lettere per la campagna elettorale non vi preoccupavate di mantenere la famiglia? State tradendo tutti gli Italiani, anche quelli che non ci hanno votato”.

Le critiche, però, non si limitano alla questione economica, ma arrivano a mettere in dubbio le capacità personali del deputato. A proposito dell’interrogazione di Tacconi al ministro Alfano dello scorso 19 giugno, un altro attivista commenta: “Il movimento non andrà in rovina se passa al gruppo misto. A confronto con un Alessandro Di Battista o una Carla Ruocco, il nostro Tacconi appare francamente come una figura di modesto rilievo. Si veda l’eloquio goffo ed impacciato di cui ha dato prova in questo suo recente intervento”.

Pur avendo a sua disposizione un canale personale su Youtube (sul quale ha caricato sette filmati in sette mesi, escludendo quelli di cantanti ed eventi locali) non ha pensato di pubblicare un video per spiegare le ragioni del suo dissenso sulla cifra da restituire (come aveva fatto quando era stato attaccato per i gli sconti postali utilizzati in campagna elettorale, ma lì era stato appena eletto e forse non aveva ancora imparato a disinteressarsi della base).

In effetti i lavori parlamentari devono impegnarlo molto, visto che non ha nemmeno una segreteria a sua disposizione. Chiamando al suo interno negli uffici della Camera, infatti, non risponde mai nessuno, né lui né eventuali collaboratori. Posta elettronica, Facebook, Skype, Twitter, il ‘cittadino eletto’ Tacconi non risponde, nonostante la pluralità dei canali di comunicazione dei quali dispone.

A questo punto la vera domanda è: i connazionali all’estero hanno bisogno di persone di questo tipo? Gli italiani nel mondo vogliono ancora una volta essere rappresentati da eletti che, una volta varcata la soglia del Parlamento, diventano invisibili e improduttivi, lamentandosi perfino del proprio stipendio?

Non vediamo una grande differenza tra il grillino Tacconi e tanti altri che, nei vari schieramenti, lo hanno preceduto. Pensano di non avere il dovere di rendere conto, ma solo il diritto di parlare quando ne hanno voglia. Per alcuni è proprio comodo fare il parlamentare, che ne dite?