Fertilità femminile, ecco il Social egg freezing

Sempre piu’ richiesta all’estero, eppure, ancora poco conosciuta in Italia, il Social egg freezing e’ una tecnica di crioconservazione degli ovociti che permette il congelamento dei gameti femminili prelevati in eta’ fertile, allo scopo di "bloccare" l’orologio biologico della donna, proteggendone la fertilita’. Si tratta di una tecnica originariamente utilizzata per preservare la fertilita’ nelle pazienti oncologiche (riconosciuta ora dalle principali societa’ scientifiche internazionali come tecnica standard) e oggi impiegata per permettere anche alla donna sana di conservare i propri ovociti in attesa che le condizioni, in questo caso, sociali, economiche ed emotive (dalla mancanza di sicurezza economica, alla prospettiva di carriera, alla mancanza di un partner ideale) le consentano di progettare una gravidanza consapevole.

Allo scopo di rendere note le potenzialita’ di una procedura che si preannuncia rivoluzionaria nel campo della preservazione della fertilita’, o meglio ancora, della prevenzione dell’infertilita’, si sono riuniti a Roma autorevoli ginecologi, esperti di medicina della riproduzione e antropologi. L’occasione e’ stato l’evento promosso dalla Maria Giuseppina Picconeri – ginecologa esperta di medicina della riproduzione e responsabile del Centro ‘Nike Medical Center’ di Roma – e realizzato con il patrocinio della Facolta’ di Medicina e Odontoiatria dell’Universita’ ‘La Sapienza’ di Roma, dal titolo "Social freezing in a freezing society’. Tra gli esperti intervenuti, anche Antonino Guglielmino, Responsabile dell’Istituto di medicina e biologia della riproduzione UMR/HERA di Catania.

In Italia, una coppia su quattro ha problemi di infertilita’ e secondo i dati dell’Oms, nel 2020, una coppia su tre, nel mondo, sara’ infertile. Le cause dell’infertilita’ di coppia restano molteplici, tuttavia, oggi, la causa principe e’ rappresentata dall’eta’ in cui la donna si sente pronta per cercare la sua prima gravidanza; eta’ media che e’ passata dai 25 anni dei primi anni novanta agli attuali 32 (dati ISTAT) e che si allontana quindi sempre piu’ pericolosamente dal periodo del biologico picco della sua fertilita’ (tra i 25 e i 35 anni).

"La fertilita’ delle donne e’ biologicamente determinata- ha dichiarato Maria Giuseppina Picconeri- nasciamo con un patrimonio ovocitario definito e destinato ad esaurirsi progressivamente con l’aumentare dell’eta’ biologica. La buona notizia e’ che i progressi raggiunti dalla tecnica della crioconservazione, alla base dell’egg freezing, ci permettono di affermare che superare l’asincronia tra il proprio orologio biologico e le personali condizioni sociali della donna, e’ oggi possibile. Meglio ancora, che e’ possibile passare dal concetto di preservazione della fertilita’, alla prevenzione dell’infertilita’". A parlare di prevenzione dell’infertilita’ e’ anche Guglielmino, tra gli intervenuti all’evento di Roma – secondo il quale "il Social freezing o meglio rinominato AGE-banking (Anticipated Gamete Exhaustion), puo’ essere considerata una misura di medicina preventiva atta a prevenire l’infertilita’ dovuta ad eta’ avanzata, ma perche’ sia valida come tale, deve essere effettuata prima dei 35 anni di eta’. Questa tecnica puo’ rappresentare, nel prossimo futuro, una valida alternativa alla ovodonazione nelle donne con la capacita’ riproduttiva compromessa dall’eta’".

Ma cosa dovrebbe fare una donna che desideri avvicinarsi a questa tecnica? A parlare e’ ancora Maria Giuseppina Picconeri, promotrice, tra l’altro, della campagna di informazione denominata ‘Stop infertility’ – il cui obiettivo e’ proprio quello di sensibilizzare le giovani donne rispetto al tema dell’infertilita’ – e che sara’ presto ‘on line’ con il video realizzato in collaborazione con gli studenti della RUFA – Rome University of Fine Arts, ai quali e’ stato chiesto di interpretare il tema di questo evento. "Dovrebbe recarsi presso un centro di PMA per permettere agli esperti di valutare la sua situazione generale e ginecologica sottoponendosi ad una serie di esami di routine ed esami specifici in grado di valutarne la riserva ovarica e, successivamente- spiega- verificati i necessari presupposti clinici, procedere ad una stimolazione ovarica per produrre durante quel ciclo un maggior numero di ovociti possibile quindi, infine, procedere con il prelievo ovocitario.

Lo step successivo "sara’ quello della vitrificazione e quindi della conservazione degli ovociti in azoto liquido a una temperatura di -196°C- dice ancora Picconeri- Infine, al momento del loro impiego si procedera’ allo scongelamento ed al loro utilizzo attraverso le tecniche di fecondazione in vitro". Quali sono le percentuali di riuscita di questa tecnica? "Sono determinate dal numero degli ovociti congelati, che dovrebbero essere almeno 8-10 e restano legate, anche loro, all’eta’ della donna al tempo del congelamento: il momento ideale resta quello del picco della fertilita’, ovvero tra i 25 e i 35. Anche il tasso di sopravvivenza degli ovociti, a scongelamento avvenuto, e’ aumentato notevolmente e si aggira oggi intorno al 95% (per le donne under 35) mentre le possibilita’ di ottenere una gravidanza sono di circa il 50% (sempre nelle donne under 35). Infine, i costi: "Il costo in Italia e’ molto inferiore rispetto agli altri paesi dove questa tecnica viene applicata da piu’ tempo – soprattutto rispetto agli USA – e si aggira intorno ai 3.000-3.500 Euro contro i 12.000-13.000 dollari necessari negli Stati Uniti. A questo si devono aggiungere 300 euro per ogni anno successivo di conservazione". Esiste un limite temporale di conservazione degli ovociti? "Il tempo di conservazione degli ovociti resta una scelta individuale che dipende dalla donna e dalla sua volonta’ di mantenere la possibilita’ di utilizzo. Non dobbiamo dimenticare che il prelievo ovocitario e’ un vero e proprio intervento chirurgico (viene effettuato in sedazione profonda) e come ogni intervento puo’ comportare dei rischi che, a volte, possono determinare anche delle complicazioni importanti: versamenti emorragici, iperstimolazioni etc. Da qui, l’importanza di affidarsi a centri specializzati e di comprovata serieta’ professionale".

In conclusione, "per superare il problema dell’infertilita’ determinata dai cambiamenti sociali- ha aggiunto l’esperta- sarebbe opportuno che la societa’ prendesse atto dei limiti temporali della finestra riproduttiva femminile e non solo! E che con politiche di sostegno alle giovani coppie, rimuovesse gli ostacoli sociali alla progettualita’ genitoriale. La scienza, insieme alla tecnologia, ha il compito di divulgare le criticita’, aiutare ad acquisire informazioni per aumentare la possibilita’ di scelta in relazione alle diverse possibilita’ individuali, al fine di raggiungere una maternita’ consapevole a qualunque eta’".