Due disgrazie: diminuiscono i turisti ed aumentano gli immigrati – di Mario Galardi

Il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo di Gian Antonio Stella, la cui lettura ci è apparsa deludente, perchè riporta solo statistiche già conosciute, le quali evidenziano che, dal primo posto che un tempo avevamo, siamo scesi al quinto nel turismo mondiale (e ci sono altre fonti, che ci collocano ancora più in basso nella graduatoria). Oltre a snocciolare molte cifre percentuali e scrivere che “i nostri tesori vanno curati e non possono essere abbandonati a se stessi”, il famoso autore non approfondisce l’analisi.

Vediamo allora di riflettere su quali siano in realtà i problemi del nostro turismo. E mi scuso con i lettori e con il direttore, se per questa volta supererò il limite autoimposto di una sola cartella.

In primo luogo, in Italia il turismo soffre per la capacità e la qualità ricettive, e per i prezzi dei nostri esercizi. Prendiamo una città d’arte, e compariamo per esempio i dati di Firenze con quelli di Siviglia. Oppure, per le capitali, quelli di Roma con quelli di Parigi. Per le località di mare, si confrontino le installazioni turistiche, i costi dei taxi, i prezzi e i servizi che offrono gli alberghi della Liguria e della Sardegna, e le si comparino con quelli della Costa Azzurra o di Palma di Mallorca. Facendo questi confronti, ci si rende conto che abbiamo una ricettività inferiore e prezzi più alti. Constatato questo, occorre andare oltre e capirne il perchè.

Le ragioni sono molte, e le une, in una malefica sinergia, sono allo stesso tempo conseguenza e concausa delle altre. Tra le principali, vi sono i costi energetici, la legislazione del lavoro, il regime fiscale, la burocrazia. Anche un certo ambientalismo, che non evita gli abusi illegali, ma che spesso blocca iniziative che sarebbero positive, da noi contribuisce ad ostacolare e a frenare la realizzazione di nuove infrastrutture. E non si tratta solo degli sciagurati no-tav, ma di un atteggiamento molto più diffuso. In Liguria si chiudono alberghi che esistevano, e, se qualcuno intende costruirne di nuovi, un ricorso al Tar lo può bloccare per anni. Certo, è legittimo che ci sia chi preferisca lasciare tutto immutato e non desideri che si favorisca il turismo di massa. In fondo i turisti sono rumorosi e possono anche scocciare. E poi il nuovo a volte risulta peggiore del vecchio. Ma l’immobilismo è deleterio, e non può essere la soluzione. Non meravigliamoci quindi se abbiamo la crisi e se si perdono migliaia di posti di lavoro anche nelle attività del turismo e del suo indotto.

L’Italia, primo paese al mondo per patrimonio artistico e paesaggistico, dovrebbe trovarsi al primo posto almeno nel turismo di qualità. Ma le stesse ragioni che ostacolano il turismo di massa, agiscono anche contro quello di fascia alta, e così continuiamo a scendere in entrambi. Occorrerebbe cambiare molte cose in Italia. Le infrastrutture, la burocrazia, la pressione fiscale, le reti informatiche, gli orari. Ma la cosa più importante sarebbe un cambio di mentalità da parte dei cittadini e soprattutto dei nostri governanti.

La Toscana o la Sicilia, così come le altre regioni d’Italia, per il loro patrimonio artistico e architettonico, per la ricchezza ambientale, per la loro gastronomia, dovrebbero essere irraggiungibili per un concorrente come la Florida, che invece ci supera. Il fatto è che da noi il costo dell’energia è più che doppio, l’iva è doppia o tripla, il cambio della valuta è sfavorevole, le infrastrutture non crescono, né si rinnovano. Così, noi che dovremmo avere la vittoria in tasca, perdiamo la partita.

Continuiamo e vediamo il caso della nautica, settore importante per l’economia e per il turismo. Le eccessive restrizioni e un atteggiamento persecutorio, hanno di fatto svuotato i nostri porti a favore di quelli della vicina Francia e della Croazia. E chi non ne comprende le ragioni, provi con una barchetta ad andare a gettare l’ancora nelle acque delle Cinque Terre. Non si può, è vietato, occorre salvaguardare le posidonie. Nel giro di pochi minuti sarete avvicinati a poppa dalla guardia costiera, che vi appiopperà una multa salata. Non è che si sia pensato a qualche espediente per consentire la sana crescita delle alghe e allo stesso tempo l’ormeggio degli intrusi turisti nel regno di Nettuno. No, da noi lo si proibisce e basta. E zitti, sennò li sentirete i massimalisti ecologisti.

Tornando al problema delle comunicazioni, a parte l’unica linea ferroviaria di alta velocità tra Milano e Napoli, le condizioni dei nostri treni sono pessime. Vetture sporche, con bagni spesso inservibili e con orari inaffidabili. I collegamenti aerei sono insufficienti e spesso obbligano a uno scalo nell’aeroporto di Roma, che è sottodimensionato e claustrofobico, per la mancanza di luce esterna, per i lunghi e sovraffollati corridoi senza un solo tappeto mobile, e per il basso soffitto a pochi metri di altezza. Il nostro terminal principale sfigura decisamente, rispetto alla modernità e all’ampiezza di quelli di Madrid o di Barcellona.

Quanto alle strade e alle autostrade, un viaggio in auto attraverso la nostra penisola si svolge spesso tra lunghe code e rallentamenti per eterni lavori anche nella stagione estiva, il che non invoglia certo a mettersi in viaggio. Facciamo il caso della Liguria. Per percorrerla esistono solo due vie, l’Aurelia e l’autostrada. Da qualche tempo, per proteggere dal rumore le case dei dintorni, si stanno spendendo molti milioni di euro (pagati ovviamente dai contribuenti) per installare, all’entrata e all’uscita delle numerose gallerie e dei viadotti, dei tunnel di pannelli fonoassorbenti, che praticamente mettono in gabbia il percorso autostradale ed impediscono completamente la vista del territorio, la quale dovrebbe pur valere più di mille cartelli e spot pubblicitari, per promuoverne la bellezza e suggerire ai viaggiatori di effettuare un soggiorno, o di fare una sosta. Invece, transitando lungo la Riviera di Levante, al posto della splendida vista del promontorio di Portofino il turista vede scorrere al suo fianco chilometri di orribili grate metalliche, che avranno forse beneficiato la quiete di qualcuno (e sicuramente quella dei costruttori), ma che stanno deturpando il Bel Paese.

Un accorto turista, voi penserete giustamente, se vuole godere della vista di Portofino, può sempre percorrere la via Aurelia. E ciò sarebbe vero, in teoria. Dalle curve della bimillennaria strada romana il panorama che si offre al viandante, tra il verde argentato degli ulivi e l’azzurra trasparenza del mare, è realmente magnifico ed è un vero appagamento per lo spirito. Peccato però che non si trovi una sola piazzola per potersi fermare e fare una foto. A nessuno dei nostri amministratori è mai venuto in mente di costruirle, nè probabilmente avrebbe mai ottenuto il permesso dalle varie autorità, comunali, provinciali, regionali e statali. Così, transitando in auto lungo la via Aurelia, tra una curva e una controcurva, una sbirciatina furtiva al paesaggio la possono dare solo gli eventuali passeggeri, e non certo chi si trova al volante.

Sempre per restare in Liguria, viene al caso raccontare un episodio. Nel luglio dell’estate scorsa, a chi scrive è capitato di passare nel centro di Genova, verso le dieci di sera. Pensavamo di bere qualcosa in un bar o di prendere un gelato. Ma, da Piazza de Ferrari a Piazza della Vittoria, e attraverso tutta la via XX Settembre (vale a dire la zona principale della città) non trovammo un locale aperto. Solo saracinesche abbassate, portici bui e vie completamente deserte, che facevano venire alla mente i quadri di De Chirico o i racconti di Buzzati, e incutevano inquietudine. Tanto per riconsiderare la Spagna, che è una delle nostre principali concorrenti nel turismo, provate ad andare a Barcellona alle dieci di sera. Troverete le strade affollate di gente, ai tavolini di locali che resteranno aperti fino alle ore piccole.

Facendo uno sforzo per vincere il proprio nazionalismo e il timore di apparire troppo negativista, dobbiamo aggiungere che, nelle nostre belle cittadine, i locali e i commerci sono adusi a chiudere per la sosta pranzo, dalla mezza fino alle quattro del pomeriggio. Certo, è molto comodo per gli esercenti andarsene a casa, e probabilmente è giusto così. Ma in altri paesi la pensano diversamente, e i negozi e i ristoranti restano aperti. Un turista che si trovi a passare da noi alle tre del pomeriggio, probabilmente non sarà incentivato a rimanerci o a tornarci. Ho provato a parlare di questo con un esercente, e lui mi ha detto che, a parte i costi del personale, sarebbe inutile ampliare gli orari, perchè mancano i clienti. Certo, se si analizza un solo problema alla volta, sembra che non vi siano soluzioni. Il fatto è che modificare un solo fattore non basta. Occorrerebbe intervenire contemporaneamente su tutti i fattori.

Il turismo soffre per queste ragioni, e sicuramente ne esistono altre. Da noi risulta troppo facile vessare i cittadini con multe per divieto di sosta, e mettere i bastoni tra le ruote a chi ha ancora la voglia di prendere delle iniziative.

Allo stesso tempo, per pura demagogia o per incosciente nichilismo, invece di pensare a qualche soluzione, specie nel Sud, per gli abitanti di tante fatiscenti periferie urbane, si consente e addirittura si incentiva l’arrivo di nuove decine di migliaia di immigrati dall’Africa e dall’Oriente. Dopo aver avuto, per nostra disgrazia, un ministro come la Kyenge, con le sue sciagurate proposte, e dopo l’eliminazione del reato di immigrazione clandestina, in Italia gli sbarchi di immigrati sono cresciuti enormemente e non se ne vede la fine. Ci si ostina a non tener conto che esistono centinaia di milioni, se non miliardi di extracomunitari, che potenzialmente premono alle nostre porte. Eppure nessuno di coloro che oggi ci governano pensa di porre un limite o di creare degli ostacoli. Costoro, per incosciente buonismo o peggio per imperdonabile interesse politico, si arrogano il diritto di prendere decisioni per le quali non avevano chiesto, né ottenuto il consenso degli italiani, e sono i maggiori responsabili del degrado e degli inevitabili problemi e negative conseguenze che ci saranno. Ci auguriamo che questi fatti vengano tenuti in conto alle prossime elezioni.

Chi scrive, data l’età, potrebbe anche non darsi preoccupazioni, per un futuro neanche troppo lontano. Ma, se così avessero fatto tutte le generazioni che ci hanno preceduto, non sarebbe esistita l’Italia che conosciamo e che amiamo, e della quale vorremmo si fermasse la decadenza. La quale non è inevitabile, né irreversibile, perchè dipende anche dalla volontà e dalle scelte di ognuno di noi.