Diffamazione, stop al carcere e stretta su querele temerarie

Stop al carcere per i giornalisti rei di diffamazione a mezzo stampa, stretta sulle querele temerarie, obbligo di rettifica senza commento. Sono alcune delle novità più rilevanti contenute nel ddl sulla diffamazione, approvato oggi dalla Camera ma che abbisognerà ora di un ulteriore passaggio al Senato per diventare legge. Senato che "speriamo faccia presto – dice Alessia Rotta, del Pd, in dichiarazione di voto – Abbiamo trovato un giusto equilibrio tra il diritto dell’informazione e quello del singolo cittadino a tutelarsi da eventuali diffamazioni, la nuova legge potrà garantire di più le libertà di tutti a partire dalla liberta’ di stampa". Placet sul provvedimento anche da parte di Forza Italia, certificato dal tweet di Mariastella Gelmini: "La Camera approva il ddl diffamazione. Con ok del Senato non ci sarà più la reclusione per i giornalisti. Stiamo diventando un paese normale".

In effetti il ddl recepisce in particolare le richieste e gli standard europei, prevedendo per chi diffama a mezzo stampa esclusivamente una multa che va dai 5mila ai 10mila euro (se il fatto attribuito è consapevolmente falso, da 10mila a 50mila euro; in caso di recidiva, vi sarà anche l’interdizione da uno a sei mesi dalla professione ma la rettifica tempestiva sarà valutata dal giudice come causa di non punibilità).

Rettifiche o smentite, purché non inequivocabilmente false o suscettibili di incriminazione penale, devono essere pubblicate senza commento e risposta.

Il danno sarà quantificato sulla base della diffusione e rilevanza della testata, della gravità dell’offesa e dell’effetto riparatorio della rettifica. Anche per l’ingiuria e la diffamazione tra privati viene eliminato il carcere ma aumenta la multa (fino a 5mila euro per l’ingiuria e 10mila per la diffamazione) che si applica anche alle offese arrecate in via telematica.

In caso di querela temeraria, il querelante può essere condannato anche al pagamento di una somma da mille a 10mila euro in favore della cassa delle ammende.

Chi invece attiva in malafede o colpa grave un giudizio civile a fini risarcitori rischierà, oltre al rimborso delle spese e al risarcimento, di dover pagare a favore del convenuto un’ulteriore somma determinata in via equitativa dal giudice che dovrà tenere conto dell’entità della domanda risarcitoria. Inoltre, da ora in poi non solo il giornalista professionista ma ora anche il pubblicista potrà opporre al giudice il segreto sulle proprie fonti.

Nella legge sulla stampa rientrano ora anche le testate giornalistiche online e radiotelevisive.