Cittadinanza italiana, il MAIE: non dimentichiamo gli italiani all’estero

Il MAIE – Movimento Associativo Italiani all’Estero ha presentato in Parlamento alcuni emendamenti alla proposta di modifica della legge sulla cittadinanza. Il testo unificato, che sta per essere discusso in Commissione Affari Costituzionali, raccoglie una ventina di proposte di legge sulla modifica della legge 91/92. Bloccato per anni,  finalmente verrà discusso in Commissione, a causa alla massiva richiesta di un riordino della materia a favore di norme più semplici per ottenere la cittadinanza ius soli.

L’On. Ricardo Merlo, presidente del MAIE, in una nota commenta: “E’ giusto che di questi tempi, in cui l’Italia è diventata terra d’immigrazione, ci si occupi dello ius soli, a patto però che non ci si dimentichi che la cittadinanza in Italia viene regolata anche dallo ius sanguinis, e che il nostro Paese ha subito, e per decenni, una forte emigrazione da cui discendono problemi legati alla trasmissione della cittadinanza, ancora irrisolti. I nostri emendamenti intervengono sul testo unico per cercare di eliminare quelle incongruenze che tuttora permangono in questa materia: prima fra tutte quella che riguarda le donne italiane, che avevano perso la cittadinanza per matrimonio con straniero e a causa di ciò non hanno potuto trasmetterla ai loro figli nati prima del 1948”.

“Abbiamo anche previsto – sottolinea Merlo – un emendamento per il riacquisto della cittadinanza per chi l’ha persa per motivi di lavoro o matrimonio e la riapertura dei termini per le domande per il riconoscimento della cittadinanza italiana delle persone nate e già residenti nei territori appartenuti all’Impero austro-ungarico e ai loro discendenti”.

L’On. Mario Borghese, giovane deputato del Movimento Associativo, spiega: “Il nuovo testo di riforma, che accelera e semplifica la normativa in fatto di ius soli, per noi parlamentari eletti all’estero, che rappresentiamo l’Italia degli emigrati e dei loro discendenti, ha un senso solo se contemporaneamente si occuperà di sanare quelle ferite giuridiche ancora aperte. Il MAIE – conclude – continuerà a battersi fin quando non arriveremo ad ottenere quello che ci spetta”.