Cittadinanza e italiani all’estero, Ricky Filosa (MAIE): “Nessun motivo per brindare”

“4 milioni sono una somma totalmente insignificante, rispetto a quanto pagano i discendenti dei nostri emigrati. Gli italiani all’estero non vogliono l’elemosina, pretendono solo che vengano rispettati i loro diritti di cittadini”

Ricky Filosa, coordinatore MAIE Nord e Centro America

Un governo a guida Pd impone una nuova tassa di 300 euro ai connazionali per la richiesta di cittadinanza italiana e poi si dice pronto a restuirgliene meno di un terzo. Paradossale. Ma questa è la situazione che stiamo vivendo dopo l’ok della Commissione Bilancio della Camera, che ha approvato un emendamento Pd teso a restituire alla rete consolare 4 di quei circa 25 milioni di euro ricavati dalla tassa per la cittadinanza. E qualcuno nel Pd sta persino celebrando; ma c’è poco da brindare”. Così Ricky Filosa, coordinatore MAIE Nord e Centro America.

4 milioni sono una somma totalmente insignificante, rispetto a quanto pagano i discendenti dei nostri emigrati. Il MAIE ha presentato un emendamento teso a destinare alla rete consolare tutti i 300 euro pagati dai nostri connazionali; emendamento bocciato da parte di un governo che continua a vedere gli italiani nel mondo come dei mendicanti. Ma gli italiani all’estero non vogliono l’elemosina, pretendono solo che vengano rispettati i loro diritti di cittadini”.

“Come è possibile chiedere 300 euro per la cittadinanza italiana, quando per i discendenti dei nostri emigrati oltre confine questo rappresenta un diritto? Gli immigrati in Italia per la richiesta di cittadinanza pagano 200 euro, gli italiani nel mondo cento in più. E’ evidente che l’attuale governo considera gli italiani all’estero cittadini di serie B esattamente come hanno fatto tutti i governi precedenti”.

“Il governo – prosegue Filosa – sta riconoscendo i propri errori, uno dopo l’altro. E lo sta facendo perché il MAIE detta l’agenda politica quando si parla di emigrazione. I nostri parlamentari hanno presentato proposte di legge sui 300 euro, chiedendo che venissero usati per intero per rafforzare la rete consolare italiana; il presidente del MAIE, On. Ricardo Merlo, nei mesi scorsi è stato a San Paolo, in Brasile, Paese dove è più lunga l’attesa per il riconoscimento della cittadinanza e dunque il problema è assai sentito, e ha consegnato all’Ambasciata d’Italia un documento nel quale appunto si chiedeva di destinare i proventi della tassa ai consolati. Il MAIE ha incontrato il governo alla Farnesina prima della pausa estiva e sul tavolo della discussione con il sottosegretario agli Esteri Amendola ha messo anche la questione dei 300 euro per la cittadinanza. Insomma, il Movimento Associativo Italiani all’Estero detta la linea, governo e Pd inseguono. Solo che noi non ci accontentiamo, non vogliamo le briciole, non vogliamo la carità. Non brindiamo se un governo ci chiede 300 euro e poi ce ne restituisce meno di un terzo. E poi dove sono i soldi già spesi dai connazionali? Sono i soldi degli italiani nel mondo! E sono andati tutti a riempire le casse di Roma, non della rete consolare. Il governo ha intenzione di restituirli? Non accadrà, naturalmente. E allora non prendiamoci in giro: brindare è facile ma ingannevole”.

MAIE logoIl MAIE continuerà nella battaglia. La nostra rete diplomatico-consolare cade a pezzi anche a causa dei tagli, delle chiusure di sedi imposte dall’attuale esecutivo. Destinare a consolati e ambasciate i proventi della tassa di cittadinanza vorrebbe dire dare ossigeno e sostegno alla rete consolare. Che così potrebbe rispondere con maggiore efficacia alle esigenze degli italiani residenti oltre confine. E’ quello che continueremo a chiedere”.

Filosa prosegue: “Non passa inosservato, infine, il timing perfetto con cui viene fuori questo ok della Commissione Bilancio, ovvero in piena campagna elettorale, nei giorni di fuoco in cui il Pd è più interessato a far votare Sì ai connazionali che a risolvere i problemi che li affliggono da tempo, come questo della rete consolare o quello che riguarda l’Imu sull’unica prima casa in Italia degli italiani nel mondo, che su quella proprietà pagano le tasse come se fosse la loro seconda abitazione”.

Su 18 eletti all’estero solo quattro non votano la fiducia a questo governo, un governo che per due anni ha massacrato gli italiani all’estero. Presto – conclude il coordinatore MAIE Nord e Centro America – si potrebbe andare al voto. Gli italiani all’estero si ricordino di specchietti per le allodole come questo e se non vogliono accontentarsi delle briciole si preparino a votare nel modo giusto”.