Caso Regeni, “l’Italia sapeva”: polemica dopo articolo del New York Times

Secondo il New York Times l'Italia, nonostante i continui depistaggi egiziani, sapeva che le responsabilità dell'omicidio andavano rintracciate nelle più alte sfere istituzionali

Roma, Vaticano, Italia 10 April 2016 ANSA/ANGELO CARCONI

Un articolo del New York Times ricostruisce la vicenda di Giulio Regeni, ricercatore italiano torturato e ucciso in Egitto. Nelle settimane successive al ritrovamento del cadavere del nostro connazionale al Cairo, “gli Stati Uniti vennero in possesso dall’Egitto di prove di intelligence esplosive, prove che dimostravano come Regeni fosse stato rapito, torturato e ucciso da elementi della sicurezza egiziana”. E il presidente Usa Barack Obama “girò il materiale al governo Renzi su raccomandazione del Dipartimento di Stato e della Casa Bianca”, si legge sul giornale statunitense.

Secondo il New York Times, dunque, l’Italia nonostante i continui depistaggi egiziani, sapeva che le responsabilità dell’omicidio andavano rintracciate nelle più alte sfere istituzionali: il governo italiano però, in forma non ufficiale, per ora conferma i contatti avvenuti al tempo con l’amministrazione Usa, ma nega che siano avvenuti scambi di informazione e prove “esplosive” come le definisce il Nyt.

Certo è che la notizia getta ulteriore benzina sul fuoco di una vicenda che è tornata a divampare in questi giorni, con la decisione del governo di far tornare l’ambasciatore italiano al Cairo, figura che era stata richiamata dalle istituzioni proprio per protesta per l’atteggiamento delle autorità egiziane nelle ricerche degli assassini di Giulio.

In Italia le reazioni politiche sono diverse. Matteo Salvini commenta, “se la notizia fosse vera sarebbe gravissimo”. Antonio Tajani, presidente Parlamento europeo: “L’Italia deve continuare a pretendere la verità. Non bisogna confondere la scelta di inviare il nostro ambasciatore con la ricerca della verità. Questa dev’essere la priorità per il nuovo ambasciatore italiano in Egitto”.