Slitta la cittadinanza per gli italiani all’estero, le reazioni degli eletti – di Barbara Laurenzi

Roma – La commissione Affari Istituzionali della Camera non ha inserito, nel testo legato allo ius soli, gli emendamenti degli eletti all’estero per il tanto atteso riacquisto della cittadinanza. La notizia, che suona come una doccia fredda dopo tanta attesa, viene accompagnata dalla promessa del governo di occuparsene in un’altra sede, con un altro provvedimento maggiormente in linea rispetto a quello dedicato alla cittadinanza per i figli degli stranieri regolarmente residenti in Italia.

Un annuncio che, però, suona più come una promessa al vento che come una dichiarazione di intenti. Una sorta di contentino per lasciare cadere la questione nell’oblio.

“No, non credo che la questione sarà abbandonata”. Ne è convinto Fabio Porta, eletto dem residente in Sud America, che spiega: “al contrario, mi pare che si stia verificando quello che noi deputati Pd avevamo già anticipato in un nostro comunicato, ossia il fatto che le tematiche relative agli italiani all’estero e allo ius sanguinis, che ha subito negli anni alcuni ingiusti taglieggiamenti a causa di normative sovrapposte, saranno di competenza del Senato, mentre la Camera si soffermerà solo sullo ius soli per i figli di stranieri in Italia”.

“In Senato – ricorda Porta – è abbastanza avanti l’iter della legge Giacobbe che aveva già racchiuso questi diversi provvedimenti e, quindi, questo percorso appare il più naturale, oltre che il più logico e breve. Il nostro auspicio, e ciò che abbiamo concordato con il gruppo, è che la questione non venga depennata ma integrata al Senato”.

Una speranza, più che una realtà? “Non si tratta di auspicio infondato – ribatte Porta – ma basato su dati oggettivi, su un iter già svolto nelle commissioni del Senato e su un progetto di legge unificato, concordato internamente alla maggioranza. Mi pare evidente che c’è l’impegno del Pd sia alla Camera che al Senato e, in questo modo, le cose andranno anche più spedite”.

Dello stesso avviso anche la collega Pd eletta in Europa Laura Garavini. “In Senato è incardinato già da tempo il provvedimento che affronta in modo organico tutte le questioni, è già a un ottimo punto e ha avuto i pareri positivi di tutte le commissioni. Riteniamo sia utile e opportuno che la questione sia affrontata in maniera organica e il provvedimento al Senato rappresenta lo strumento idoneo per avere una soluzione”.

“Ecco perché non interpreto quanto accaduto in commissione affari costituzionali come un fatto negativo, noi sappiamo di poter contare sull’impegno del gruppo e del governo e, personalmente, do per scontato che entro questa legislatura si possa dare soluzione a tutte le questioni più urgenti, come ad esempio il riacquisto della cittadinanza, all’interno di questo provvedimento più organico”.

Totalmente opposta, invece, la lettura del presidente MAIE Ricardo Merlo. “Questo dimostra l’importanza che hanno gli italiani all’estero per il governo Renzi, toglie i fondi e rimanda le questioni che ci riguardano, non gli importa nulla della circoscrizione. A questo punto chi vuole continuare a votare la fiducia a questo governo lo faccia, noi manteniamo la nostra coerenza e andremo a dormire tranquilli”. “In questo modo si rimanda la questione per non approvarla mai, è evidente. Gli eletti all’estero del Pd non hanno voce in capitolo o responsabilità sul singolo caso del voto in commissione affari costituzionali, però diventano responsabili nel momento in cui votano ancora la fiducia a questo governo”.

“Ovviamente sono rammaricata e dispiaciuta, così come lo sono i miei colleghi del Pd – commenta Francesca La Marca, eletta in Nord America -. Devo però aggiungere che ho incontrato personalmente il capogruppo del nostro partito che mi ha assicurato che i nostri emendamenti sono stati esclusi solo da questo provvedimento ma non dalla politica generale del governo e mi ha dato la certezza che c’è disponibilità di incamminarsi in questo percorso per ridare cittadinanza a figli delle donne italiane che l’hanno persa. Il mio dovere ora è insistere, il mio compito è ricordare che questa è una delle questioni più importanti per noi”.

Se il governo ci tiene così tanto, però, poteva far passare ora gli emendamenti degli eletti. “Il governo dice che le due questioni non possono essere assemblate, perché qui si parla dei figli di stranieri mentre per noi è l’altra faccia della medaglia. Per noi l’importante è che ci sia l’impegno del governo, sapere che ci ascolta. Ribadisco, sarà mio dovere ricordare che questa è una delle questioni più importanti”.

In linea con Porta anche Gianni Farina, onorevole Pd eletto in Europa. “No, non credo si abbandonerà la questione, lo slittamento non dipende da divergenze di particolare natura, ad ogni modo non credo che l’insieme della materia verrà abbandonata”. “Che occorra un riordino non c’è dubbio, in questo momento il problema è essenzialmente americano, in gran parte per l’America Latina e in parte per l’America del Nord”.

“In Europa sostengo il principio della cittadinanza europea – prosegue Farina – e di una discussione che andrà fatta, ormai in molti paesi europei c’è la doppia cittadinanza di massa, ossia la presenza di cittadini italiani che l’hanno mantenuta ma l’hanno presa anche nel paese di arrivo, questo pone dei problemi di carattere giuridico e politico, è una materia complessa e difficile. È difficile poter votare ed essere candidati da entrambe le parti, il problema è anche sul piano amministrativo, tutti godiamo del diritto attivo di voto ma anche passivo, quindi la questione della cittadinanza è tutta da contestualizzare in una nuova realtà che è in continuo movimento”.