Santo Domingo, chiude l’ambasciata d’Italia: scelta incomprensibile – di Ennio Marchetti

L’Ambasciata d’Italia a Santo Domingo va verso la chiusura. E proprio su questo tema interviene Ennio Marchetti, direttore della rivista Italiani, una iniziativa editoriale partita da qualche mese nella Repubblica Dominicana.

Una volta che la sede diplomatica tricolore avrà chiuso i battenti, i connazionali residenti nell’isola caraibica dipenderanno dall’ambasciata di Panama. Ma in realtà, “quanto accadrà alla comunità italiana della Repubblica Dominicana a partire dal prossimo 1 di gennaio non si sa ancora. Aspettiamo notizie da Roma. Funzioneranno i viceconsolati esistenti: La Romana, Santiago, Puerto Plata. Faranno riferimento al consolato di Panama. Ed e’ possibile che ad essi se ne aggiunga, piu’ avanti, un quarto, con sede a Las Terrenas e competente per la provincia di Samana’. Dopo la raccolta di firme presentata tempo fa, la richiesta e’ stata approvata dall’Ambasciata di Santo Domingo e trasmessa al Ministero degli Esteri a Roma. Attendiamo”.

“Una cosa è certa – continua Marchetti -, questo sgarbo agli italiani della Repubblica Dominicana il nostro governo non lo doveva fare. Non si comprende il perchè si tolga un’Ambasciata ad una comunita’ molto numerosa (circa 50.000 connazionali residenti) cui si sommano le decine di migliaia di turisti che ogni anno visitano l’isola, e se ne trasferiscano le funzioni a quella di Panama’ dove la comunita’ italiana e’ molto meno consistente. La domanda sorge spontanea, direbbe qualcuno: se si trattava di risparmiare, perche’ non fare viceversa, o perche’ non eliminare l’Ambasciata di Cuba, dove pure gli italiani sono molto meno rispetto a quelli di Santo Domingo? E non ce ne vogliano gli amici connazionali di Panama e Cuba. Intanto, per una Ambasciata che se ne va, purtroppo la nostra, un’altra che arriva, quella israeliana. Mi chiedo se la comunita’ israeliana sia piu’ folta di quella italiana. Ci auguriamo che quando appariranno chiari e palpabili i disservizi cui andremo incontro, Renzi & Co. tornino su questa decisione, quanto meno affrettata”.