Referendum costituzionale, perché no

"Ritengo questa riforma fondamentalmente sbagliata, per motivi sia di metodo sia di merito. Dunque voto no al referendum costituzionale"

Il mio voto al referendum costituzionale sarà convintamente per il No, perché ritengo questa riforma fondamentalmente sbagliata, per motivi sia di metodo sia di merito.

Motivi di metodo: una riforma che incide profondamente sull’idea stessa di democrazia e sul suo funzionamento penso debba essere sostenuta e condivisa da tutte le forze politiche presenti in Parlamento. Di più: se possibile, la riforma dovrebbe rappresentare anche tutte le istituzioni e le forze sociali intermedie che costituiscono il nostro sistema-Paese.

Motivi di merito: lungi dal pensare che la Costituzione sia immutabile, tuttavia penso che oggi abbiamo bisogno di un processo riformatore diverso, che da un lato riduca sensibilmente i costi della politica, ma dall’altro ridisegni il ruolo del Parlamento quale centro reale dei processi decisionali e democratici del Paese. L’idea di un Senato delle Regioni, costituito dai Sindaci e dai Consiglieri Regionali, rappresenta una vera e propria farsa che non renderà più operativo Palazzo Madama. Al contrario, complicherà significativamente le funzioni degli amministratori nei loro territori di competenza.

E inoltre: la riforma costituzionale necessaria è quella che riconfigura i rapporti fra Governo centrale ed Enti Locali; ma nel pieno rispetto delle autonomie di questi ultimi, che sono un cardine nella struttura portante di questo Paese. Già adesso vediamo molte “invasioni di campo”, accompagnate da un approccio che sembra quasi schizofrenico, altalenante fra impulso federalistico e spinta all’accentramento. Una logica che spinge i poteri centrali verso una posizione totalizzante e che, a mio giudizio, rompe l’equilibrio con i territori.

L’ultima riflessione riguarda la riformulazione dell’Articolo 70, in cui assistiamo a un proliferare di processi legislativi che tutto sembrano tranne che una semplificazione. Il risparmio, tanto sbandierato dal Governo, si potrebbe ottenere attraverso una consistente diminuzione del numero dei parlamentari, accompagnata da una seria riforma elettorale (non l’Italicum) che valorizzi il rapporto tra eletti ed elettori. Per tutte queste ragioni voterò No.