Quel tormentone dell’articolo 18 – di Marco Zacchera

Ci sono tematiche che vanno e vengono come le onde del mare, scatenano tempeste ma alla fine sembrano solo coinvolgere un bicchier d’acqua. E’ il caso del dibattito in corso sull’articolo 18, ovvero sulle possibilità o meno di licenziamento che ha monopolizzato il mondo politico per tutta la settimana, annullando questioni ben più importanti ed urgenti e scatenando diatribe inaudite all’interno del Pd.

Credo che nessuno si diverta a licenziare una persona, se lavora con coscienza e il mercato non è in crisi, mentre ci sono casi di evidenti forzature, con licenziamenti ingiustificati di persone all’ultimo giorno del “tempo determinato” solo perché non diventino assunzioni stabili e quindi “eterne”. Tutto questo perché in Italia – una volta assunta una persona a tempo indeterminato – è poi impossibile licenziarla, anche se poi l’azienda va in crisi, e con questo timore si assume sempre il meno possibile.

Ricordiamoci, per fare un confronto, che negli USA si licenzia senza preavviso e i contratti di lavoro sono al massimo di 6 mesi, dirigenti compresi.

Sull’art.18 si è comunque sviluppato ancora una volta un enorme caso politico, anche se basterebbe prendere 100 italiani scelti a caso per capire quanti pochi di loro sappiano qualcosa di chiaro in argomento e soprattutto quanti considerino importante questo aspetto per il rilancio del lavoro e dell’economia italiana rispetto a riforme ben più urgenti.

Ha ragione Matteo Renzi quando sottolinea che il problema è piuttosto lo scontro tra chi è tutelato (e sindacalizzato) e chi no, ovvero milioni di precari, sottopagati, disoccupati e disperati senza prospettive. Renzi, però, da una parte non approfitta della situazione per tagliare i ponti con una certa sinistra e dall’altra non mette neppure veramente in pista quelle riforme strutturali ben più importanti di cui parla ogni giorno, ma che – pur mille volte annunciate – per ora non si sono viste.

Le settimane passano veloci e per aria restano solo le sue parole, ma non arrivano i fatti, mentre tutti gli indici italiani, purtroppo, girano al peggio.

Renzi rischia poi di auto-bruciarsi anche per la sua arroganza, faciloneria e prosopopea: se considera tutti gli altri intelligenze di serie B, dimostri le sue effettive capacità, portando finalmente a termine qualcosa, visto che si sente così forte e unto dal Signore.

Anche l’ultima settimana è scivolata via nel nulla, senza alcuna decisione né riforma importante, vivendo solo lo psicodramma dei litigi interni del Pd, il sonnambulismo di Forza Italia che non sa decidersi su cosa fare e la triste diaspora del centro-destra che non è in grado di costruire un percorso comune. Renzi ringrazia, così può intanto tirare a campare tra le sue solite chiacchiere.