Più risorse, maggiore autonomia e una rappresentanza che tenga realmente conto della crescita degli italiani residenti fuori dai confini nazionali.
È questa la richiesta che arriva da Sandro Fratini, presidente uscente del Comites di Tunisi, al termine di cinque anni di mandato. Una riflessione che arriva alla vigilia del rinnovo dei Comitati degli italiani all’estero e mentre è aperto il dibattito sulla riforma della rappresentanza parlamentare degli italiani nel mondo.
Comites, il problema delle risorse
Secondo Fratini, uno dei principali limiti dei Comites resta quello delle risorse economiche.
Il caso di Tunisi, spiega il presidente uscente, è particolarmente significativo: il contributo annuale ricevuto dal Ministero degli Affari esteri non sarebbe sufficiente nemmeno a coprire il costo dell’affitto di un locale destinato alle riunioni e agli incontri con la comunità.
Eppure la comunità italiana iscritta all’Aire in Tunisia conta oggi quasi 10mila persone.
Un territorio vasto, inoltre, rende ancora più complesso il lavoro del Comites. La presenza italiana non si concentra soltanto a Tunisi e nel nord del Paese, ma comprende anche località come Hammamet, Sousse, Monastir, Mahdia, Sfax e Djerba.
“Distanze enormi, esigenze diverse, una sola cassa quasi vuota”, sintetizza Fratini.
Gran parte delle attività, sottolinea, viene quindi portata avanti grazie al lavoro volontario dei componenti del Comites.
“Serve un riconoscimento per chi lavora nei Comites”
Nessun componente del Comites, presidente compreso, percepisce un compenso.
Per Fratini sarebbe opportuno almeno prevedere una forma di riconoscimento economico collegata alle responsabilità e all’impegno richiesti, prendendo come riferimento quanto previsto per un consigliere comunale.
La questione non riguarda soltanto il riconoscimento personale, ma la possibilità stessa di rendere più strutturata l’attività degli organismi di rappresentanza.
Nonostante le difficoltà, infatti, il Comites continua a essere, secondo Fratini, un punto di riferimento per gli italiani presenti sul territorio.
Comites, il primo punto di ascolto per gli italiani
Problemi quotidiani, servizi consolari, condizioni di vita e lavoro, rapporti con le istituzioni: sono numerose le richieste che arrivano ai Comites.
“È spesso il primo luogo al quale arrivano segnalazioni e richieste”, sottolinea Fratini.
Il Comitato svolge inoltre una funzione di raccordo con l’Ambasciata d’Italia, con il Consiglio generale degli italiani all’estero (Cgie) e con gli altri Comites.
Un ruolo che, secondo il presidente uscente, dovrebbe essere accompagnato da competenze più definite e da strumenti adeguati alle dimensioni delle comunità italiane nel mondo.
Elezioni Comites, Fratini propone il voto telematico
Altro capitolo centrale è quello delle modalità di voto per il rinnovo dei Comites.
L’attuale sistema prevede il voto per corrispondenza e l’iscrizione preventiva nell’elenco degli elettori. Per Fratini, questa procedura rappresenta un ostacolo alla partecipazione.
Il problema, osserva, può diventare ancora più evidente in Paesi come la Tunisia, dove la distribuzione postale può essere complicata dalla presenza di aree prive di una numerazione civica uniforme o di indicazioni stradali facilmente utilizzabili.
Il rischio, secondo il presidente uscente del Comites di Tunisi, è che alcuni cittadini incontrino difficoltà a votare non per disinteresse, ma per problemi pratici legati alla consegna della documentazione elettorale.
Da qui la proposta di iniziare a studiare concretamente il voto telematico per le elezioni Comites, attraverso sistemi che garantiscano sicurezza, verificabilità e accessibilità.
“È arrivato il momento di studiare seriamente un voto telematico sicuro”, sostiene Fratini, richiamando la diffusione dell’identità digitale, della Pec e dei sistemi di autenticazione elettronica.
Riforma elettorale e rappresentanza degli italiani all’estero
La riflessione del presidente del Comites di Tunisi si allarga quindi alla rappresentanza parlamentare degli italiani residenti all’estero.
La riforma della legge elettorale per la Circoscrizione Estero è approdata all’esame del Parlamento e, secondo Fratini, le modifiche previste rischiano di ridurre ulteriormente il peso della rappresentanza degli italiani nel mondo.
Il presidente del Comites richiama in particolare il principio della rappresentanza territoriale, che considera uno degli elementi centrali del sistema costruito negli ultimi decenni.
Il tema assume un peso particolare alla luce della crescita degli iscritti all’Aire, oggi prossimi ai 7 milioni, secondo il dato citato da Fratini.
“Gli italiani nel mondo hanno un solo colore: la bandiera italiana”
Nel suo ragionamento Fratini insiste anche sul valore dell’identità comune degli italiani residenti all’estero.
“Gli italiani residenti all’estero hanno un solo colore, quello della bandiera italiana”, afferma.
Una comunità che, secondo il presidente uscente, non può essere considerata soltanto come una componente dell’Italia che vive fuori dai confini nazionali. Gli italiani nel mondo rappresentano anche un collegamento con i Paesi nei quali risiedono, lavorano e costruiscono la propria vita.
E anche l’emigrazione è cambiata.
Dalla vecchia emigrazione alle nuove comunità italiane
Per Fratini occorre superare una visione dell’emigrazione italiana legata esclusivamente alla necessità economica di partire o alla volontà di lasciarsi alle spalle l’Italia.
Le comunità italiane all’estero sono oggi molto più articolate: studenti, professionisti, imprenditori, famiglie e pensionati convivono con generazioni ormai radicate nei Paesi di residenza.
Profili diversi, esigenze diverse e percorsi differenti che, proprio per questo, richiedono organismi di rappresentanza capaci di intercettare una realtà sempre più complessa.
Il messaggio conclusivo di Fratini è diretto: “Non lasciamoli soli”.
Un appello rivolto alle istituzioni italiane e, più in generale, a chi sarà chiamato a ridisegnare nei prossimi anni gli strumenti di rappresentanza e di partecipazione degli italiani nel mondo.






























