Primarie Pd all’estero, ignorati i problemi degli italiani nel mondo – di Nello Passaro

Incuriosisce e sorprende, ma non appassiona più di tanto nè gli scettici, nè i delusi, nè gli inguaribili sognatori, la constatazione del diffondersi di tanti proclami e il moltiplicarsi di tante iniziative di sostegno in tutto il mondo dell’emigrazione italiana da parte di associazioni, esponenti dell’emigrazione, di eletti all’estero, ed altri soggetti a favore di questo o quell’altro candidato alle prossime primarie nazionali del PD. Ciò potrebbe essere quasi letto come un attestato di soddisfazione e di riconoscimento dell’impegno profuso dai candidati medesimi, nonchè dal loro partito nei confronti della politica a favore dell’emigrazione. Forse si ha poca memoria o forse  molto diversi sono i parametri di giudizio.

E’ appena il caso di ricordare che i candidati in questione, nonchè il soggetto politico (il PD) per il quale concorrono, hanno sostenuto o promosso – direttamente o indirettamente, nel recente passato,  facendone parte nel presente da protagonisti di rango -, le decisioni governative che hanno ridimensionato drasticamente, in quasi tutti i settori, gli interventi a sostegno di una politica di rispetto e di riconoscimento dei valori dell’emigrazione, assoggettandola a forme di disinteresse e di discriminazione non più tollerabili. E’ stucchevole il fatto che ciononostante essi riscontrino tanto interesse ed entusiasmo!

Nè tanto meno si ha occasione di leggere di una loro assunzione di impegno, o del loro partito (PD), a sostegno di una diversa politica governativa che rispetti il significato storico e rivaluti adeguatamente il fenomeno emigratorio, fornendo anche a quello in atto garanzie per un legame presente e futuro con la madrepatria.

Solo pochi giorni fa il governo, presieduto dall’esponente  del PD Letta, ha avallato, lavandosene le mani alla stessa stregua del suo predecessore Monti, la politica discriminatoria nei confronti degli italiani all’estero rinnovando la facoltà ai Sindaci di considerare la casa degli italiani come prima o seconda casa, offrendo loro –  come è avvenuto – la possibilità di discriminare inopinatamente a loro piacimento.

Ragionevolmente ed onestamente il minimo che si possa chiedere ai candidati è un loro impegno e quello del loro partito affinchè esso  si adoperi, già da adesso, al Senato, nell’ambito dell’approvazione della Legge di stabilità, per eliminare definitivamente l’anacronistica e dolorosa discriminazione di cui l’emigrazione è tuttora vittima, relativa al trattamento sull’abitazione. Rimangono inoltre da eliminare i soprusi e gli abusi relativi al pagamento di oneri ingiustificati su servizi di cui l’emigrazione usufruisce in modo molto, molto parziale (Tarsu, etc.), nonchè l’approvazione di un dignitoso piano di interventi in tutti i settori che coinvolgono l’emigrazione.

Se il tutto non si vuole mettere sul piano del rispetto e del riconoscimento, oltre che dell’opportunità storica ed economica, non si può continuare, ingenuamente o altruisticamente, solo a concedere, ma dovrebbe anche prevalere "un po’ di sano egoismo", che dovrebbe albergare in ognuno di noi senza lasciarsi continuare a prendere per i fondelli. Ma è anche vero che spesso non riusciamo a sottrarci al fascino delle favole che ci vengono raccontate tutti i giorni.