Pensioni, le minime aumentano di 6 euro al mese – di Leonardo Cecca

Finalmente, dopo due anni di blocco dell’indicizzazione delle pensioni, il decreto di stabilità ridà un po’ di ossigeno ai pensionati, i quali, dopo un periodo di ristrettezze, potranno darsi alle spese pazze. Specialmente per quelli che hanno la pensione che non supera tre volte il minimo (495,4 €/ mese) la rivalutazione sarà riconosciuta in pieno e sarà dell’1,2%: per le minime si tratta di circa 6 euro al mese, roba da fare impazzire la spesa pubblica, la quale, nonostante i vari proclami e disposizioni, inspiegabilmente continua ad aumentare. Che sia il nuovo miracolo all’italiana?

Se si pensa agli introiti dei politici e di tutti quelli che in qualche modo bivaccano nei palazzi del potere, ove oltre ai lauti stipendi i benefici la fanno da padroni, agli sperperi che avvengono ad ogni livello iniziando dal Quirinale, alle pensioni da capogiro, che taluni con giochetti, naturalmente tutti leciti perché regolarizzarti da norme truffaldine riescono ad ottenere, viene il mal di stomaco.

Ebbene questo stato, con l’insensibilità del Parlamento, del Governo e del Quirinale, si è permesso questa ennesima sconcezza che suona peggio di una presa per il fondoschiena per i più poveri. Nessun personaggio "altolocato" ha avuto un minimo di dignità di dire qualcosa, a questa gente interessa solo il giochetto di poltrone, con le prebende ed il potere che comporta, ed a noi non resta che vergognarci ogni giorno di più. Vale sempre ciò che prescrive la legge, anche se porta a scempiaggini del genere; d’altra parte l’eurodeputato Napolitano soleva dire al suo segretario: "ciò che è consentito dalla legge si può fare" ed infatti i politici ed i palazzi del potere si adeguano subito alle leggi che varano e, se disgraziatamente, magari per puro errore, vedono intaccati i loro privilegi, invocano subito i "diritti acquisiti"; se poi ci sono leggi che fanno morire di fame molte persone, poco importa, si può benissimo addossare al colpa a chi non è abituato a stare a dieta. Vergogna.