Pd, Civati pronto a lasciare il partito: ‘se si vota in primavera non mi candido’

Pippo Civati, deputato Pd, continua a portare avanti la propria opposizione interna al Partito Democratico. Ed è pronto anche, eventualmente, a non ricandidarsi più con il Pd se il programma del partito non dovesse cambiare. Al programma di Rai Radio2 Un Giorno da Pecora, spiega: “Non ci candideremo con questo programma di governo perche’ non lo condividiamo, ed eventualmente lavoreremo per unire la sinistra, sia se sara’ un nuovo soggetto politico sia che sara’ una lista".

Qual e’ la sua percentuale di uscita dal Pd? "Dal punto di vista del merito siamo molto lontani dalla linea del Pd, le ultime tre cose importanti non le ho votate, ho votato contro, anche se non e’ mai divertente farlo. Se le cose continuano cosi’ non faro’ parte della prossima partita".

Cosa ne pensa del Patto del Nazareno? "Di patti ce ne sono due: uno di Berlusconi e uno di Renzi. E ognuno li usa in modo strumentale coi propri partiti".

Renzi ha regalato al Papa delle bottiglie di vino, ma il Santo Padre e’ astemio. "Si vede che oltre a non aver piu’ il polso del paese non ha nemmeno quello del Pontefice", ha scherzato Civati a Radio2.

Dunque, Civati ribadisce: “Riassumo in poche battute la mia posizione: se il segretario del Pd, come credo, vorra’ andare al voto nella prossima primavera con il programma degli ultimi tre mesi, non mi candidero’ con il Pd. Nei prossimi mesi, come gia’ in questo autunno, votero’ lealmente verso gli elettori secondo il mandato ricevuto due anni fa le cose che trovo giuste".

E, "per finire, non c’e’ proprio niente di tattico, non e’ un calcolo, non e’ un giochino, non e’ una minaccia: e’ semplicemente la presa d’atto che le mie preoccupazioni di un anno fa verso le larghe intese si sono addirittura aggravate. Era difficile, ma ce l’abbiamo fatta".

"Le Olimpiadi a Roma? Mi sembrano un’altra di quelle trovate… poi in questo periodo a Roma mi pare che abbiamo bisogno di altro. Le Olimpiadi si sono rivelate spesso un grande spreco, noi siamo un paese che non ha gli anticorpi sufficienti per evitare pasticci sulle grandi opere. Le priorità sono altre".