Ritiene che il percorso intrapreso con l’affidamento in prova ai servizi sociali abbia portato a una "evoluzione positiva" della sua personalita’ e il progetto rieducativo di volontariato all’Istituto Sacra Famiglia "uno spunto di riflessione sulla condizione degli anziani" che ha "accolto con entusiasmo". Sono alcuni dei motivi alla base dell’istanza con cui, oggi, Silvio Berlusconi ha chiesto al Tribunale di Sorveglianza di Milano la liberazione anticipata di 45 giorni nell’ambito dell’affidamento in prova ai servizi sociali di un anno concessogli in seguito alla condanna definitiva per il caso Mediaset.
La richiesta, poche facciate firmate dall’ex premier, e’ stata presentata stamane dall’avvocato Angela Maria Odescalchi, il legale che lo segue nella fase dell’esecuzione della pena, e che si e’ aggiunto quindi al pool difensivo composto da Niccolo’ Ghedini, Franco Coppi, Filippo Dinacci e Piero Longo. Il deposito e’ avvenuto ben oltre la scadenza del primo semestre, dopo la quale un condannato ha il diritto di chiedere di accorciare i tempi dell’affidamento in prova ai servizi sociali. Affidamento, in questo caso, concesso lo scorso 15 aprile dal presidente della Sorveglianza Pasquale Nobile de Santis e dal giudice Beatrice Crosti e cominciato lo scorso 23 aprile, quando il leader di Forza Italia ha sottoscritto il verbale con le prescrizioni: tra queste, l’obbligo di indicare "la propria dimora in Arcore" a Villa San Martino, da cui puo’ uscire dalle 6 del mattino per "farvi ritorno entro le ore 23" e il divieto di lasciare la Regione Lombardia se non per andare a Roma a Palazzo Grazioli dal martedi’ al giovedi’.
E poi, tra gli altri paletti ‘imposti’ all’ex presidente del Consiglio, oltre ad assistere gli anziani alla Sacra Famiglia per almeno quattro ore consecutive per una volta alla settimana (il venerdi’, ndr.), non pronunciare parole "offensive" e di "spregio" nei confronti dei giudici e, quindi, rinunciare a quello che e’ stato uno dei cavalli di battaglia nella sua ultraventennale attivita’ politica.
Su questo punto l’ex capo del Governo, nella sua istanza, e’ voluto ritornare: dopo aver spiegato di aver rispettato le prescrizioni, in base alle quali ha modificato le proprie abitudini di vita e la propria attivita’ politica, abdicando anche ad impegni all’estero (gli e’ stato ritirato il passaporto), ha precisato i motivi di alcune frasi sfuggite durante le interviste andate in onda a Porta a Porta e a Piazza Pulita e davanti al Tribunale di Napoli, ritenute dal giudice Crosti non consone (gli sono valse anche un richiamo formale), E’ vero che a Corrado Formigli aveva detto come l’affidamento in prova fosse cosa "ridicola non per me, ma per il Paese", ma con cio’, si e’ giustificato, si riferiva alla percezione che potevano avere di lui gli italiani, considerato il suo ruolo. Riguardo all”incidente’ in aula, durante la sua testimonianza al processo a Valter Lavitola, ha sottolineato che si sarebbe trattato di rimostranze spontanee e ha rinnovato le scuse gia’ fatte a voce mesi fa al giudice Crosti nel corso di un colloquio.
Tutto cio’ per concludere che dopo questi primi sei mesi di affidamento in prova "pare possa ritenersi acclarata" la positiva evoluzione della sua personalita’. Ora la richiesta verra’ trasmessa al dirigente dell’Uepe, l’ufficio esecuzione penale esterna, Severina Panarello la quale scrivera’ una relazione – anche in base alle informazioni inviate tra l’altro dai vertici della Sacra Famiglia – che poi mandera’ al giudice Crosti per la decisione. Decisione che potrebbe arrivare, dopo il parere del pm dell’ufficio esecuzione coordinato dall’aggiunto Alfredo Robledo, gia’ la prossima settimana.
































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