Lettera a Berlusconi, perché dovremmo votare ancora per lei? – di Bianca Fasano

Gentilissimo, non è la prima volta che le scrivo e neanche sospetto lei abbia mai letto ciò che le dicevo. Ma tanti l’hanno fatto e forse lo faranno anche questa volta. Sospetto, però, che alla fine forzata della sua legislatura, quel famoso 12 novembre del 2012 (data che qualcuno proponeva come nuova “festa della liberazione”), lei avesse pienamente intuito il mio pensiero, simile a quello di tanti altri italiani e compreso che governare quegli italiani le fosse divenuto impossibile. E si è fatto da parte. Encomiabile. L’ha fatto “con stile”, laddove, dopo avere promesso di “non mettere le mani nelle tasche degli Italiani”, rischiava di essere costretto a metterle. Quindi: molto più intelligente lasciare ad altri l’amaro compito e rientrare, dopo che un governo tecnico avesse abbondantemente bastonato l’Italia nel portafoglio, come il salvatore d’Italia con “la scusa” dell’europeismo e dello spread cominciamo a sentirci una colonia “dell’Europa tedesca”.

E’ stato intelligente, occorre dirlo: si sarà tolto molti “sassi dalla scarpa” causati da quegli italiani, me compresa, che le chiedevano di non trafiggerci con nuove tasse, licenziamenti, mancate assunzioni, fallimenti e precariato. L’ha fatto un altro per lei, cui lei ha ceduto il posto molto volentieri: “Dai corda al tuo nemico, gli servirà per strozzarsi”.

Oggi, che i politici fanno ridere (e piangere) e i comici si presentano in politica (aspettiamo di vedere Benigni schierato da qualche parte), al Viminale qualcuno si è anche divertito a presentare simboli che sono “cloni” di più importanti liste. Tanto per farci ridere un po’ di più.

Lei, invece, non ha cloni: è restato uguale a se stesso e nessuno mai potrà clonare la sua inventiva, la sua capacità di ribaltare le posizioni e quell’istrionesca qualità che la rende unico nel difendersi (?) anche nei (di?) battiti televisivi (in realtà è parso più uno di quei monologhi aggressivi tipici di Marco Travaglio, il quale, in un contraddittorio, invece, è sembrato proprio muto). Da Santoro ha fatto davvero una bella figura (e audience per la trasmissione), glielo consento. D’altra parte, da giornalista che per vivere (e non vendersi), insegna, so bene che per i giornalisti “esistere”, fare “share”, fare soldi e trovare spazio in quotidiani e televisioni “che contano” e nella vita economica del nostro (e anche di altri) paesi, è necessario comportarsi un po’ come quelle belle donnine che la circondano e, grazie al suo interessamento, raggiungono posti di potere politico e/o economico. Ma non è soltanto lei a portare in alto chi si sa vendere bene o è ben raccomandato. Sarà forse per questo che i miei allievi a scuola non credono più all’istruzione, al diploma, alla laurea, in una parola allo studio ed all’intelligenza come qualità capaci di aprire la strada a chi li possiede. Più facile è, purtroppo, che i “nostri cervelli” emigrino. Così abbiamo un popolo di emigranti colti ed intelligenti, che vanno a fare carriera “altrove” ed accogliamo, in loro vece, possibili braccia per la camorra, la mafia e la ‘ndrangheta, gente che chiede l’elemosina per le strade, ladri specializzati nei furti in ville e venditori ambulanti. Lei (giustamente), dice: “Sono ricco ed i miei soldi li do a chi voglio”. Sarebbe un “mio” pio desiderio che li desse, lei che li ha, a chi merita.

Ma lei è di ritorno tra noi inseritosi in questo clima da nausea di facce tristi, di urlatori e di bugiardi. Ricorderà, con una punta di soddisfazione, i recenti cori anti-berlusconiani, l’Italia che festeggiava la “caduta del Governo”, la fila di persone che si snodava il 12 novembre 2012 lungo via del Quirinale. Gridavano a gran voce: "Dimissioni", “Italia libera”, davanti alla sede del Presidente della Repubblica.

Il neo Senatore Monti chiariva che era necessario “riprendere il cammino della crescita in un quadro di accresciuta equità sociale”.  Alla salute della crescita e dell’equità sociale! Ci ritroviamo, a un anno dalla caduta del suo governo, in condizioni ancora più miserabili, con i suicidi di quanti non l’hanno fatta ad attendere il suo vittorioso ritorno. Mario Monti, già professore di economia politica e Presidente della Università Bocconi di Milano, dal 16 novembre ha assunto l’incarico di presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana con la sua santa benedizione ed il 21 dicembre dello stesso anno, giacché lei ha deciso che non era all’altezza del compito (in realtà i fatti sono questi), ha rassegnato le sue dimissioni dalla carica di presidente del Consiglio. E lei, Cavaliere, ritorna a presentarsi per salvare le sorti d’Italia.

Sa qual è la cosa veramente triste? Che si possa decidere di votarla. Se qualcuno ha imparato la “lezione Monti”, certamente guarderà con una punta di legittimo sospetto alla “agenda” di questi, chiedendosi, anche, come mai quest’uomo che sembrava deciso a rientrare alle sue mansioni di professore, abbia deciso di restare in politica. A Napoli però dicono “o’ cumannà é meglio do’ fottere”. Avrà capito che non si tratta di un detto latino. Monti ha l’espressione seria e lugubre del portatore di cattive notizie, simile a quella altrettanto seria e lugubre di Bersani. Entrambi rappresentano l’alternativa e si contrappongono al suo volto animato da un costante buonumore. Rinfrancante, dovremmo dire?

Lei sa bene che i sondaggi danno forte il centrosinistra (Pd, Sel e Centro democratico) e, benché il suo centrodestra, secondo Roberto Weber, presidente dell’Istituto Swg per Agorà, sostenga (dopo il suo spassosissimo intervento da Santoro), che lei abbia riguadagnato almeno due punti percentuali (si parla del 2,7 punti percentuali del Popolo della Libertà il quale si porterebbe al 16,5%), continuo a credere che il suo rientro sul palcoscenico della politica italiana non sarà una passeggiata. Faccio parte di quel 61% di popolazione italiana per niente fiduciosa su quanto porterà il nuovo Governo, ma certamente non mi asterrò dal voto: non ha senso. Faccio anche parte del popolo degli indecisi e tocca a lei convincerci che questa volta, perlomeno, non farà parlare di lei soltanto per le donnine, le notti folli, i regali…

Ci dica (onestamente, se può): ha deciso di ripresentarsi per darci davvero una mano nel realizzare un’Italia più equa o intende prometterci carotine, come ad una popolazione di asini, soltanto per la soddisfazione di riconquistare il potere? Lo dica francamente, perché siamo proprio “…ti”. Anche con lei.