La riforma elettorale di Matteo Renzi e Silvio Berlusconi non si pone nemmeno più il problema dell’elezione di deputati all’estero (semplicemente ignorati), il che – fino a prova contraria – sarebbe ancora oggi un dettato costituzionale. L’omissione-gaffe è la prova di quanto poco i politici italiani considerano il mondo dei milioni di italiani all’estero ed ovviamente non considerino minimamente l’importanza potenziale della loro esistenza. D’altronde una legge finanziaria che taglia ancora una volta i fondi a un Ministero degli Esteri che percentualmente ha già il più basso indice di spesa dell’Unione Europea lo conferma.
Spendiamo meno in percentuale e somma assoluta della Gran Bretagna, della Germania, della Francia, della Spagna, i Comites non vengono più rinnovati da anni. Non si investe all’estero perché non ci si crede, non si sa, non ci si pensa. Eppure quei milioni di italiani rappresentano una Nazione non solo per nuovi o antichi legami con la propria terra, ma per la cultura, la lingua, l’economia: una grande risorsa umana disprezzata e dimenticata.
Dalle trasmissioni RAI per l’estero che sono troppo spesso un’accozzaglia di stupidate (oltre ai TG debitamente centrati su Rai 3 e su trasmissioni di chiara parte politica, presentatori e presentatrici di sinistra comprese…), ai tagli per gli Istituti di cultura, le ambasciate, i consolati, i patronati, le scuole, la Dante Alighieri… Certo che qualche spreco ci poteva anche essere, ma da anni ormai si taglia e non si investe più nulla, con il risultato di aver creato il deserto.



























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