Le ombre di Napolitano – di Leonardo Cecca

Forse per una mia innata avversione al comunismo ho sempre definito Napolitano un personaggio in chiaroscuro già prima che salisse al Colle. Ora, con il passare del tempo mi sembra, mi auguro vivamente di sbagliare, che la tonalità scura si stia spandendo quasi a soffocare l’altra. Napolitano, nonostante i modi da gran signore, non riunisce, a mio modesto parere, tutte quelle qualità relative alla trasparenza che un Presidente della Repubblica, nonchè custode della Costituzione, deve avere.

Cito alcune lacune già evidenziate in altri scritti: non ha mai parlato di essere stato iscritto ai G.U.F., non ha mai menzionato un suo scritto del luglio del 1941 nel quale elogiava l’Operazione Barbarossa e si augurava un invio in Russia di un nostro Corpo di spedizione. Potremmo definire questi due "fatterelli" errori di esuberanza giovanile, ma non mi sembra il caso di lasciarli cadere nel dimenticatoio visto che, guarda caso, nel 1944 ebbe dei contatti con dei comunisti di Napoli e successivamente si iscrisse  al P.C.I.

Parlando della nostra guerra partigiana mai ha detto che la stragrande maggioranza dei partigiani non aveva segni di riconoscimento come le convenzioni internazionali imponevano per i combattenti, per decenni non ha mai parlato di foibe e mai ha detto che i massacratori erano i comunisti titini, però parlando dei rastrellamenti avvenuti causa attentati ha sempre detto che questi sono stati compiuti dai nazifascisti: obiettività e verità storica mi sembrano alquanto carenti.

Da Presidente alcuni fatti lasciano sconcertati come non l’essersi mai accorto delle intercettazioni telefoniche fino a quando non hanno interessato la sua persona: mi riferisco alla telefonata, intercettata abusivamente, con Mancino. Considerato che ormai tutti sapevano dell’illecita intromissione nella privacy avrebbe forse fatto meglio a divulgarla  poichè in tal modo avrebbe eliminato eventuali dubbi e/o sospetti; invece NO, i sudditi non devono sapere. Sul chiacchiericcio del "complotto" del 2011 silenzio assoluto anzi si è adoperato per imporre al Paese 3 governi, uno peggio dell’altro, forse dimenticando che in Italia ci sono 60 milioni di persone che devono decidere a chi affidare le sorti del Paese.

Ora è la volta dell’ex magistrato De Magistris che, pur se in modo indegno per chiunque, figurarsi per un ex magistrato nonchè sindaco, ha fatto riferimento ad alcune inchieste scomode sull’allora parlamentare e Presidente della Camera Napolitano. Ebbene, non voglio minimamente entrare sul triste argomento, ma tutti gli italiani assistettero pressoché impotenti alla stagione di "tangentopoli" che lasciò molto amaro in bocca, in quanto sembrò solo un mezzo per demolire il PSI e la Dc per lascire campo libero alla "gioiosa macchina da guerra" di Occhetto sbaragliata però da un personaggio appena entrato in politica. Questa recente ed inqualificabile esternazione di De Magistris contribuisce non poco a far spandere maggiormente la macchia scura che tanto nuoce a chi non dovrebbe affatto averla.