A parte la riforma elettorale, se Giorgia Meloni vorrà vincere le prossime elezioni dovrà usare al meglio la prossima legge finanziaria
Sarebbe stato importante rientrare già da quest’anno dalla procedura di infrazione europea, come era nelle speranze fino a primavera (in 4 anni il deficit è comunque passato dal 7,1 al 3,1%) ma quel decimale di sforamento (che era poi lo 0,03%) ha bloccato tutto il processo che avrebbe permesso già da quest’anno spazi di manovra per un buon taglio delle imposte, ritocchi pensionistici e magari per creare un maxi-fondo per le spese sociali.
Qualcuno sostiene che lo sgambetto sia stato fatto apposta con pugnalate nascoste a livello romano ed europeo, certo che ora la coperta è corta, anche se la sinistra è così sciocca da parlare solo di patrimoniale e tasse di successione.
Di fatto ci sono da spendere in più solo i risparmi sugli interessi dei titoli di stato (l’Italia è più credibile di prima sui mercati internazionali e lo spread più favorevole) ma bisogna pur arrivare a un taglio delle imposte per il ceto medio e continuare a limare le accise sui carburanti in attesa di tempi petroliferi migliori.
Si potrebbe doverosamente chiedere un surplus di tassazione sui (vergognosi) extraprofitti di banche, finanziarie e imprese petrolifere per le quali il ’26 sarà un anno di grazia, ma sapendo già che qualcuno (Forza Italia?) cercherà di mettersi di traverso.
Alla fine una ricetta alternativa sarebbe anche quella di parlar chiaro direttamente agli italiani spiegando gli stretti vincoli europei, l’ingiustizia dei maggiori costi energetici che subiamo ma di cui non siamo responsabili e sul fatto che – per esempio – il governo non può (proprio per la legge europea sulla concorrenza) bloccare i prezzi dei carburanti.
Se poi l’Europa protesta si giochi allora pesante con il contro-ricatto delle spese militari, perché in fondo è assurdo chiedere a un paese di non spendere per i suoi cittadini e poi spingerlo a fare nuovo deficit solo per gli armamenti che non entrano nel plafond.
Meloni lo ha già detto, ma il non ricorrere – o farlo in misura minima – ai fondi SAFE per la difesa sarebbe un segnale importante, così come un alleggerimento degli aiuti all’Ucraina, invisi ormai a buona parte degli elettori e l’evidenza della crescita della corruzione (che su IL PUNTO denuncio da sempre).
E’ comunque una strada stretta, con Giorgia che rischia di inciampare proprio sul traguardo, dopo aver condotto in testa gran parte della gara.




























