La notizia è scivolata via tra quelle minori, ma il giudice del tribunale di Genova, Giorgio Morando, accogliendo le richieste della stessa procura genovese, ha archiviato le posizioni degli imprenditori presunti corruttori dell’ex presidente della regione Liguria, Giovanni Toti.
L’allora governatore ligure – dopo una lunga ed estenuante detenzione preventiva, da molti interpretata come vera e propria coercizione ad ammettere le sue responsabilità – aveva patteggiato a fine 2024 con 1.650 ore di lavori socialmente utili la chiusura dell’inchiesta a suo carico per una presunta serie di episodi di corruzione e finanziamenti illeciti per il suo movimento politico “Cambiamo”.
Inizialmente Toti era stato anche accusato di corruzione elettorale, ipotesi di reato poi decaduta.
In pratica Toti era stato accusato dalla procura di aver preso delle decisioni strategiche in regione per favorire alcuni imprenditori e poterne così poi averne un futuro beneficio elettorale. Già cadute a suo tempo le accuse a Toti di aver usato metodi mafiosi, il patteggiamento chiuse il procedimento a suo carico, rimasto però aperto a carico degli imprenditori che l’avrebbero dovuto corrompere, ma che però ora ne escono prosciolti.
A lume di logica se i “corruttori” non hanno avuto responsabilità, non si capisce quali fossero le azioni corruttive e quindi forse Toti fece male a patteggiare e a non andare a processo, ma è comprensibile che – dimessosi dalla presidenza della regione – non volesse più aver nulla a che fare con la politica, indagini e magistrati.
Chiuso il caso penale resta però aperto quello politico, perché non c’è dubbio che quelle dimissioni di fatto imposte dalla procura portarono ad un terremoto istituzionale che ancora oggi produce effetti e potrebbe averne anche maggiori in futuro.
La caduta di Toti portò infatti ad un turno elettorale anticipato in Regione Liguria per la conseguente decadenza dell’intero consiglio regionale, elezioni che il centro-destra vinse poi di misura schierando come candidato a presidente l’attuale governatore Marco Bucci, già sindaco di Genova che batté l’ex ministro PD Andrea Orlando.
Ma il passaggio di Bucci in regione comportò nuove elezioni nel capoluogo ligure con la vittoria l’anno scorso di Silvia Salis, una ex atleta sostenuta dalla sinistra.
Un volto nuovo per la politica e che oggi – in una possibile intesa elettorale del “campo largo” e soprattutto se continueranno le liti quotidiane tra la Schlein e Conte – potrebbe vedere proprio la Salis come candidata premier dell’intero centro-sinistra.
Se il futuro non è una certezza, resta però aperta almeno una riflessione politica sulla vicenda Toti che per mesi fu al centro di un dibattito rovente proprio sulle interferenze e le pressioni della magistratura sulla politica in una serie di indagini molto controverse.
Questo, anche perché i finanziamenti ricevuti da Toti erano stati regolarmente registrati e quindi le accuse della procura erano soprattutto legate a possibili futuri favori “preventivi” che però le indagini non hanno provato, né si sono realizzati.
Alla fine l’inchiesta della procura genovese è stata tutta politica, come volevasi dimostrare.




























