Sembra proprio che il centro-destra abbia tutta l’intenzione di farsi male da solo nel poco tempo che ci separa dalle elezioni politiche e amministrative.
Sull’ultimo “Punto” sostenevo come solo prendendo posizioni più nette, Meloni potrebbe provare a recuperare – almeno in parte – l’emorragia di voti verso Vannacci, ma già al primo passo tutte le parti in causa insistono a partire con il piede sbagliato.
A Milano, per esempio, per vincere servirebbe un buon candidato unico – dai moderati a Futuro Nazionale – visto che alle comunali la partita si gioca sul filo del 50%: serve un candidato che vinca al ballottaggio raccogliendo il massimo delle preferenze.
Le regole della politica non scritta insegnano però che, quando è disponibile un buon candidato, non lo si “brucia” in un lampo, ma lo si costruisce in silenzio, raccogliendo prima un pre-placet degli alleati, per poi buttarne il nome in piazza, presentandolo insieme e non certo calandolo dall’alto.
Alla Versiliana di Viareggio il generale Vannacci, invece, ha già comunicato “urbi et orbi” che il suo candidato a sindaco per Milano ce l’ha già, ovvero il generale di corpo d’armata dei Carabinieri Carmelo Burgio, curriculum impeccabile e sicuramente persona capace.
Il problema è però che questo annuncio ferragostiano è stato un metodo sicuro per bruciarlo, perché – proprio a seguito di quanto confermato nei giorni scorsi dai partiti di governo – è impensabile che, al di là del valore della persona, questi si facciano imporre “a freddo” (nonostante il caldo), a otto mesi dalle elezioni un pur credibile candidato “vannacciano” senza neanche discuterlo.
Comunque vada, prenderà un bel po’ di voti, ma – andando divisi – a Milano vincerà di nuovo la sinistra.
Quindi la granata fatta esplodere da Vannacci ha azzoppato Burgio e probabilmente ferito a morte chi avrebbe potuto aiutarlo, visto che è esplosa nella trincea vicina e non in quella avversaria, dove avrebbe invece potuto fare seri danni e dove – ovviamente – sono tutti contenti.
Non sta a me dire se Burgio (con una buona squadra) sarà o sarebbe stato un buon sindaco; dico che – a cominciare da Vannacci – tutto il centrodestra non ha ancora capito che è assurda una politica dove si presenta e si distrugge il candidato altrui se non si è sicuri di dove si andrà a parare, soprattutto se il centro-destra il candidato (per ora) non lo trova dopo una serie di sconfitte che a Milano sono state imbarazzanti.
Ci è rimasto male anche Luca Bernardo, che – passato anche lui alla corte di Vannacci – aveva fatto un pensierino alla sua ricandidatura. Chi è mai il sig. Luca Bernardo? Alzi la mano chi se lo ricorda: era il candidato sindaco del centrodestra alle ultime elezioni, un Carneade – non ne abbia a male l’ex candidato – di cui non si ricorda più nessuno, a dimostrazione di quanto volatile fosse la sua candidatura.




























