Il paradosso è che l’Italia avrebbe davvero un grande bisogno di un giornalismo d’inchiesta rigoroso, super partes e che sappia andare in fondo alle questioni più scabrose affrontandole a 360 gradi, denunciando senza timore corruzione e favoritismi.
Un giornalismo che deve essere però veramente indipendente, perché se poi salta fuori che il coraggioso cavaliere dalla bianca armatura è invece qualcuno che mira al potere, vuole fare carriera politica, si tiene come amici personaggi squalificati e pericolosi come Valter Lavitola a cui racconta delle inchieste future (che così rischiano di diventare materia di ricatto) e soprattutto sceglie cosa o meno mandare in onda, allora la sua armatura si incrina e perde ogni credibilità, come già avvenuto per diverse sue improvvide dichiarazioni evidentemente preconcette ed inventate di sana pianta (vedi il “Caso Minetti”).
A quel punto il “prode cavaliere” della verità diventa un pupazzo, guarda caso coccolato soltanto a sinistra e con lui perdono di credibilità anche quelli che lo avevano osannato in modo esagerato, come i Signori Magistrati dell’ANM in tempi di referendum.
Se adesso Ranucci ci verrà ancora a raccontare – sempre ben pagato dalla RAI pubblica – di pulizia e scandali, quanto sarà ancora credibile?




























