La destra vannacciana è “pericolosa”, mentre sulla legge elettorale Giorgia Meloni starebbe commettendo un errore.
È il giudizio espresso da Marcello Pera, filosofo e senatore di Fratelli d’Italia, in un’intervista al Quotidiano Nazionale.
Pera interviene così nel dibattito sul futuro del centrodestra e sulla possibile crescita di una formazione politica legata al generale Roberto Vannacci, sostenendo che proprio il sistema elettorale potrebbe risultare decisivo per limitarne il peso.
Pera: “Per rendere irrilevanti i Vannacci serve il ballottaggio”
Secondo Pera, la scelta sulla legge elettorale non sarebbe quella più efficace per evitare che una forza politica vannacciana possa acquisire un peso significativo.
“Purtroppo credo che Giorgia Meloni stia sbagliando la legge elettorale: per rendere irrilevanti i Vannacci occorre il ballottaggio”, afferma il senatore, aggiungendo che si tratta, per lui, di “un altro discorso” e di un tema particolarmente delicato.
Il riferimento è dunque alla necessità, secondo Pera, di un sistema che favorisca una competizione finale tra i principali schieramenti, riducendo la capacità dei partiti più piccoli o delle formazioni emergenti di incidere sull’esito finale.
“A destra è apparso un Vannacci di destra”
Nella sua analisi, Pera allarga il ragionamento oltre il solo movimento legato al generale.
“A destra è apparso un Vannacci di destra, a sinistra più Vannacci di sinistra, compreso Conte”, sostiene il senatore, definendo l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte un “Vannacci senza stellette”.
Per Pera, il fenomeno avrebbe quindi una caratteristica trasversale: la crescita di posizioni politiche semplificate e fortemente polarizzate.
Il filosofo critica quelli che considera approcci privi di un adeguato approfondimento culturale e politico, sintetizzati in una logica che ridurrebbe il dibattito a contrapposizioni nette: più diritti o meno diritti, più o meno immigrazione, sicurezza da una parte e accoglienza dall’altra.
La difesa della destra di governo di Meloni
Nonostante la critica sulla legge elettorale, Pera riconosce a Giorgia Meloni il merito di aver costruito, a suo giudizio, una destra “europea, di governo e responsabile”.
Secondo il senatore, la presidente del Consiglio starebbe progressivamente lavorando alla costruzione di un partito conservatore italiano, capace anche di impedire la crescita di una forza analoga ad AfD in Germania e di contrastare l’avanzata dell’influenza politica di Vladimir Putin.
È proprio in questo quadro che Pera colloca il fenomeno vannacciano, sul quale esprime un giudizio particolarmente duro.
“La destra vannacciana è pericolosa”
“La destra vannacciana, quando non è pittoresca come un generale paracadutista su un pattino di Viareggio, è pericolosa, non ha il senso della responsabilità”, afferma Pera.
Il senatore accusa inoltre i suoi esponenti di essere caratterizzati da “inconsistenza, ignoranza e tracotanza”, sostenendo che si tratterebbe di figure politiche che hanno attraversato diversi schieramenti senza una precisa continuità politica.
Parole che confermano la distanza tra una parte della destra di governo e il progetto politico che fa riferimento a Vannacci, proprio mentre il centrodestra italiano si prepara a nuove possibili evoluzioni.
Pera e la crisi dei partiti
Nell’intervista, Pera affronta anche un tema più ampio: quello della crisi dei partiti tradizionali e della rappresentanza politica.
Richiamando Karl Popper e la costruzione della società aperta europea dopo la Seconda guerra mondiale, il senatore sottolinea il ruolo avuto dai valori occidentali e cristiani nella costruzione dell’Europa.
Secondo Pera, oggi quel sentimento identitario e religioso si sarebbe progressivamente indebolito.
Da qui una domanda sulla capacità dei partiti contemporanei di rappresentare realmente i cittadini: “Se i partiti non contano più neppure per le piccole raccomandazioni per un posto di lavoro, perché i cittadini dovrebbero sentirsi rappresentati e considerarli come interlocutori?”
Un interrogativo che va oltre lo scontro tra Meloni e Vannacci e investe direttamente la capacità della politica italiana di mantenere un rapporto credibile con la società.





























