L’immigrazione è la nostra rovina – di Marco Chierici

E’ indubbio ormai essere giudicati razzisti o poco tolleranti solo se si parla con spirito critico dell’immigrazione. Anche quando le nostre osservazioni sono assolutamente neutrali e costruttive, basta citare i clandestini o gli immigrati ed eccoci additati dal consueto italico buonismo ipocrita. Nel nostro malandato e abbandonato Paese, abbiamo il 12% di disoccupazione e circa sei milioni di immigrati (anche se i numeri variano da tabella a tabella). Molto difficile espletare un’operazione algebrica, ma è banale affermare che fra i tre milioni di disoccupati figurano anche molti immigrati regolari. Lo stesso vale per gli occupati: molti lavoratori sono immigrati regolari. Lasciamo per un momento da parte i clandestini, anch’essi molto numerosi.

Questo ragionamento è per dire che se avessimo prima pensato agli italiani e dopo agli “ospiti”, i nostri connazionali avrebbero tutti un posto di lavoro, o quasi; non ci troveremmo nell’attuale miseria; avremmo una maggiore sicurezza nelle nostre città. E’ intolleranza? Non credo. Quando le reazioni a simili riflessioni sono aggressive e aspre fino alle offese, io ricorro al più semplice degli esempi, con una domanda: se voi aveste in casa due figli disoccupati, adottereste altri 4-5 figli? Proviamo a rivolgere il quesito elementare a chi ci addita come intolleranti e attendiamo il loro imbarazzo di fronte alla realtà più adamantina.

Qualcuno ribatterà sostenendo che molti lavori gli italiani non li vogliono più accettare. Risposta: si arrangino gli italiani. Quando sei disoccupato vai a fare l’operaio o la badante o preferisci stare senza mangiare? Ci si adegua; il mercato del lavoro è capace di modellare i nostri capricci. Nel dopoguerra gli italiani piegavano la schiena nei campi, assistevano gli anziani, eccetera. La presidente Boldrini ed il Ministro Kyenge ospiterebbero in casa loro una mezza dozzina di immigrati a testa?

Con quest’ultimo governo, nel mondo hanno capito definitivamente che in Italia non c’è disciplina, non si rispettano le regole, si resta impuniti anche dopo un delitto, si viene ospitati, assistiti dalla Sanità. La conseguenza è l’arrivo costante e ininterrotto di barconi colmi di disperati. Il costo che stiamo pagando è altissimo, in termini di disoccupazione, di Sanità, di fondi statali, di sicurezza e ordine pubblico. Pazzi come tal Kabobo che uccidono persone per la strada con un piccone; indiani o pakistani che si ammazzano con un macete e travolgono chi li soccorre; rumeni ubriachi che investono persone con una frequenza imperdonabile; bande dell’est che rapinano le nostre case con una violenza inaudita; violenze sessuali, spaccio di droga; cinesi che soffocano i nostri commercianti onesti con la loro concorrenza sleale. Genitori che ritirano i figli dalle scuole perché invase da decine di ragazzi di nazionalità e lingue diverse. Signori miei, perché seguitate a dire che l’immigrazione è una risorsa? Io dico che non lo è. Al contrario: io dico fermamente che il fenomeno, che per comodità cattocomunista definiamo inarrestabile, è stato e continua a essere la nostra rovina, rovina economica, culturale, sociale. Stiamo uccidendo tutte le nostre tradizioni, tutti i nostri secolari dialetti, e non risaneremo mai più il debito pubblico; non avremo mai più la speranza di un immaginario patriottismo. Io la penso così e non sono certo il solo. Io le frontiere le avrei chiuse da un pezzo.