Roma – Incarico a Enrico Letta, totoministri in corso e un governo “non a tutti i costi”. Insieme all’esecutivo, c’è un altro grande assente nel panorama attuale, è il settore degli italiani nel mondo che rischia di rimanere schiacciato dallo scenario in continua evoluzione che si sta delineando in questi minuti. Il compito di scongiurare questo pericolo spetta agli eletti all’estero, pronti a incontrare il premier indicato dal Quirinale nelle prossime ore.
“Sono ottimista – dichiara l’onorevole Mario Borghese, in attesa di incontrare come rappresentante Maie Enrico Letta, domani mattina alle 9.00 -. Ci aspettiamo che il premier crei un governo forte e realizzi le riforme richieste da tempo e, allo stesso tempo, chiederemo che i punti per gli italiani all’estero siano inseriti nel suo programma”. “Credo che Letta sarà attento al nostro settore anche perché, in questo momento di crisi, per l’Italia è fondamentale cercare nuovi mercati – aggiunge Borghese, eletto in Sud America e residente in Argentina -, nel mondo esistono 4 milioni di italiani con cittadinanza e altri 60 senza cittadinanza, è un mercato di valore inestimabile ed è ora che l’Italia si apra al mondo”.
“All’incontro di domani porteremo la nostra opinione e coglieremo l’occasione per consegnare a Letta gli otto punti programmatici del Maie – annuncia l’onorevole Ricardo Merlo, presidente del movimento -. Accettiamo le indicazioni di Napolitano anche perché, dopo quello che è successo, sarebbe assurdo fare resistenze; inoltre, Enrico Letta mi sembra un dirigente politico giovane e con l’esperienza necessaria, capace di presentarsi come il capo di un governo in grado di fare le giuste riforme”. “Gli presenteremo tre richieste – spiega ancora l’onorevole Merlo -, in primo luogo è necessario creare un governo forte, non come quello richiesto dalla Bindi e totalmente contrario a quello che chiedono alcune componenti del Pd. Come secondo punto, chiederemo che il governo non abbia un limite temporale perché, altrimenti, i parlamentari inizierebbero a speculare sull’avvicinarsi delle elezioni e farebbero fin da subito campagna elettorale”. “Come terzo e ultimo punto – anticipa ancora il deputato a colloquio con ItaliaChiamaItalia -, chiederemo che si formi un governo al quale partecipino anche personalità provenienti dalle altre principali forze politiche. È assurdo che in Italia non si possa fare un governo di larghe intese e che alcuni settori del Pd dicano ancora no a questa soluzione solamente perché hanno un complesso e sono affetti dalla malattia del berlusconismo mentale”. “Il Pdl ha preso un terzo dei voti degli italiani e queste persone vanno rispettate. L’unica condizione che porremo per ottenere il nostro appoggio a questo governo – conclude Merlo – sarà la richiesta di una politica a favore degli italiani nel mondo. Questo è ciò che diremo giovedì a Enrico Letta”.
“Credo che l’unico commento serio sia stato fatto dal presidente Napolitano quando ha detto che non c’è alternativa – dichiara il senatore Pd Claudio Micheloni -, mi auguro solo che Letta abbia successo e che riusciremo presto a lavorare sulle misure concrete da prendere per risolvere i problemi sociali ed economici del Paese, questa è la mia unica priorità, tutto il resto viene dopo”. “Credo che siamo nei suoi pensieri né più né meno che in quelli di altri uomini politici – aggiunge poi il senatore commentando l’eventualità che Enrico Letta, da esponente democratico, sia più sensibile di altri al settore degli italiani nel mondo -, purtroppo i connazionali all’estero sono poco presenti tra le priorità degli uomini politici che vivono in Italia”.
Passando all’altro lato dell’emiciclo, quanto è contento il Pdl della nomina del nipote di Gianni Letta, braccio destro di Berlusconi? “La parentela non conta niente – risponde l’unico deputato pidiellino eletto all’estero, Guglielmo Picchi -, se avesse contato qualcosa Enrico non si sarebbe mai candidato a sinistra e contro lo zio. Credo che Letta rappresenti una buona nomina, è una persona equilibrata e un moderato di centrosinistra, era il vicesegretario del partito e, alla fine, l’incarico è stato dato al numero due di Bersani, penso che il Pd possa dirsi soddisfatto”. “Se Bersani avesse fatto meno lo statista e avesse guardato più i numeri – conclude Picchi – a quest’ora ci sarebbe un governo presieduto da lui. Sono contento della nomina di Letta, è un giovane e le prospettive mi sembrano buone, l’importante è trovarsi concordi su un programma di governo condiviso, dove non si partecipi solo per avere cinque ministri ciascuno, ma per fare le riforme necessarie”.
































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