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                  Italiani all’estero, rete consolare, Politiche 2018: intervista a tutto campo all’On. Marco Fedi (Pd)

                  di Ricky Filosa
                  mercoledì 22 Novembre 2017
                  in Italiani all'estero, Scelti
                  Italiani all’estero, Fedi (Pd) a ItaliaChiamaItalia: “Con Renzi e Gentiloni siamo tornati ad investire”

                  On. Marco Fedi, Pd

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                  On. Marco Fedi, legge di Bilancio: ancora una volta il piatto piange quando si parla di italiani all’estero…

                  No. Il piatto si è arricchito ed è diventato più appetitoso, grazie anche al nostro lavoro incessante in Parlamento. Con i Governi Renzi e Gentiloni, infatti, dopo una pausa di parecchi anni, si è tornati ad investire per gli italiani nel mondo. Ancora vi sono molte esigenze da soddisfare, ad esempio nei campi della promozione della lingua e cultura, dei servizi consolari e della promozione commerciale e turistica, ma è innegabile che vi sia stata una svolta.

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                  Il fondo per la promozione della lingua e della cultura di 150 milioni, i 12 milioni di spesa storica per gli enti gestori, i fondi per l’ICE a livelli mai raggiunti prima, il recupero degli standard di sostegno delle Camere di commercio italiane all’estero, prima tagliati del 40%, e la possibilità di accedere ad una percentuale maggiore di finanziamenti per progetti: insomma, rispetto ai tagli ciechi e lineari dell’ultimo governo di centro-destra mi pare che viviamo un’altra stagione, quella della crescita degli investimenti.

                  Nel 2018 previsti 61.514.605, nel 2017 sono stati oltre 200 milioni. In certi casi si tratta del trasferimento di competenze e risorse da un ufficio all’altro in ambito MAECI, è vero, e per questo il fondo cala enormemente. Ma il saldo resta negativo.

                  Il saldo è negativo perché nel 2017 erano stati inscritti nella Direzione per gli italiani all’estero 200 milioni per le “politiche migratorie”, risorse destinate a governare i fenomeni di immigrazione nei paesi di partenza. Ora quegli interventi si sono spostati su altri tavoli e le somme sono state gradualmente riassorbite. Si tratta di somme importanti, ma che con gli italiani all’estero non hanno mai avuto nulla a che vedere, se non l’intestazione nella stessa Direzione generale.

                  Vi è stato poi il trasferimento di alcune “strutture”, ad esempio quella riguardante i corsi di lingua e cultura degli enti gestori, passata sotto la competenza della Direzione per la promozione del Sistema Paese, sicché ci troviamo di fronte a modifiche puramente formali.

                  L’investimento complessivo sulle voci riguardanti la promozione linguistico-culturale non solo aumenta, ma diventa una vera opportunità per il nostro Paese. Una opportunità di cui tutti, maggioranza e opposizione, dovremmo comprendere il valore e soprattutto sottrarre al gioco politico delle parti, in cui le opposizioni parlano sempre di tagli anche quando è evidente che così non è. L’opposizione, invece, se è capace di farlo, dovrebbe fare il suo vero mestiere, ricordandoci, ad esempio, che su alcune questioni siamo in ritardo. Un esempio: la semplificazione amministrativa all’estero. I fondi ai consolati provenienti dalle percezioni consolari relative alle pratiche di cittadinanza, che hanno ritardato finora a causa di una procedura troppo laboriosa. Il fatto è che non basta fare modifiche, bisogna poi riuscire ad arrivare ai risultati.

                  On. Marco Fedi, Pd

                  Onorevole, i numeri sono numeri. Ridotti i fondi anche per il programma 4.12, “Presenza dello Stato all’estero tramite le strutture diplomatico-consolari”, che passa da 76,82 milioni a 66,58 milioni… Ma come si fa? Così si aiutano i consolati a offrire migliori servizi ai connazionali?

                  E’ necessario fare una premessa. Il bilancio del MAECI è fatto per il 70% di trasferimenti obbligati ad organizzazioni internazionali ed enti e per il 30% di risorse frutto di una scelta politica. Insomma, il vero bilancio è meno di un terzo di quello nominale. In più, il Ministero dell’economia e finanze, in coerenza con vincoli europei ineludibili, ogni anno impone dei parametri di risparmio che, per il 2018, comportano una restrizione di 29 milioni. Questo vale sia per la maggioranza che per un’opposizione che si candidi per il domani a governare il Paese.

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                  Anche nel caso indicato, comunque, non si tratta di tagli ma di una riorganizzazione interna. Detto questo, però, è giusto riconoscere che la rete diplomatico-consolare nel mondo è in affanno.

                  Per uscirne, dobbiamo investire di più in personale e sistemi informatici. Si aiutano i consolati ad offrire migliori servizi se intanto partiamo bene con lo SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale). Se riusciamo a superare l’ostacolo che limita l’assunzione di personale a contratto. In questa legge finanziaria il Governo – altro punto di svolta – ha previsto un aumento del contingente, che noi cercheremo di incrementare ulteriormente, per impiegare personale locale.

                  Si aiutano i consolati, ancora, se copriamo le aree consolari poco appetibili per il personale di ruolo, rimuovendo le pesanti remore che in certe situazioni si sono manifestate, ad esempio per il Venezuela. Se rafforziamo l’idea che iscriversi all’AIRE è non solo utile ma indispensabile, ed in questo assai appropriata è l’azione avviata dal Direttore Generale Vignali.

                  In sostanza, chiunque sarà chiamato a responsabilità di governo nella prossima legislatura, dovrà fare i conti con queste situazioni. Noi abbiamo iniziato con questa legislatura a fare incredibili miglioramenti: basti pensare all’aumento previsto per l’assunzione di personale oppure alla vicenda dei contributi INPS sulle retribuzioni del personale a contratto, con i versamenti sull’intera retribuzione. In sostanza stiamo facendo le cose più difficili, mai fatte prima, riordinando ad esempio tutta la sfera contrattuale del personale assunto localmente.

                  Va bene, in ogni caso “la rete diplomatico-consolare nel mondo è in affanno”. Parole sue. A furia di smantellare la rete consolare e di ridurre i fondi per la presenza italiana nel mondo, l’Italia non rischia pian piano di sparire dal contesto internazionale?

                  Noi abbiamo una grande responsabilità nella sfera globale. Siamo un Paese importante per la stabilizzazione di intere aree di crisi nel mondo, ad iniziare dal Mediterraneo. I nostri Ambasciatori e Consoli svolgono un ottimo lavoro. Siamo un Paese disposto a cedere sovranità a beneficio degli organismi sovranazionali e a favorire un ruolo sempre più importante, anche in politica estera, delle istituzioni europee.

                  Siamo un Paese importante anche a livello economico, con un livello di esportazioni – in prodotti, tecnologie, innovazione – che non ha eguali. Un Paese protagonista in Europa, sul piano politico forte sostenitore dell’Unione Europea. Dobbiamo continuare in questo percorso che ci rende credibili nel mondo. Siamo oggi sempre più presenti con le nostre grandi imprese nei programmi infrastrutturali a livello internazionale anche grazie a questa credibilità. E possiamo contare su grandi comunità di italici. Per valorizzare questa grande presenza occorre avere degli strumenti di coordinamento e di creazione di spazi di dialogo e di proposta. La nostra rappresentanza, dai Comites al CGIE e ai Parlamentari, serve anche a questo

                  On. Fedi, alcuni eletti all’estero della maggioranza dipingono la situazione degli italiani nel mondo color rosa, purtroppo però la realtà degli italiani nel mondo è ben diversa. I nostri connazionali sono disperati, c’è chi è costretto a prendere un aereo e a viaggiare in Italia dall’America per certificare una firma. Come è possibile questo, nel terzo millennio?

                  Dipingere di rosa la realtà non aiuta nessuno e non sarò certo io a farlo: quando si è trattato della possibile chiusura di due consolati in Australia, Adelaide e Brisbane, ho lottato con tutti i mezzi per contrastare la decisione. Alcune settimane fa, durante il Festival Italiano organizzato dal Comitato Italiani di Coordinamento (CIC) di Adelaide, alla presenza della Console Ronzitti, del Premier Jay Weatherill e del Leader dell’opposizione Steven Marshall, ho ricordato che la chiusura del Consolato sarebbe stata un disastro sotto il profilo dei servizi alla Comunità, ma anche un errore strategico vista la partecipazione di Fincantieri alla commessa per la costruzione delle fregate della Marina Militare australiana.

                  Ripeto, la semplificazione amministrativa, lo SPID che funzioni anche per l’estero, una rete di presenza consolare efficace e ben disegnata sui territori, personale adeguato e un giusto equilibrio tra personale di ruolo e a contratto, sono una risposta concreta a giuste esigenze.

                  Alcuni suoi colleghi solo ora, a pochi mesi dal voto, iniziano a girare un poco il territorio. Fanno qualche foto, un paio di comunicati stampa. Basta questo ad attirare consensi?

                  Le foto raccontano ciò che facciamo. Anch’io racconto la mia presenza a volte con delle foto. I social media ci insegnano – forse in modo addirittura eccessivo – che a volte contano più le immagini che il racconto scritto. Il problema non è quello che cerchiamo di trasmettere attraverso le nostre foto, ma ciò che facciamo in Parlamento. Lo dico perché alcuni cercano di sminuire il lavoro parlamentare: un giorno ne racconterò tutta l’importanza, senza tacere i tentativi di strumentalizzarlo, di indebolirlo, di assuefarlo.

                  Il consenso è il voto, non abbiamo altri strumenti di misurazione. Chi ha già vinto un’elezione parte avvantaggiato ma per i cittadini elettori conta la giusta combinazione di presenza, ascolto, capacità di affrontare e risolvere i problemi nel confronto parlamentare e con il Governo. Non giudico il lavoro degli altri, ma per me questi sono gli ingredienti giusti. Poi il sostegno elettorale magari arriva per ragioni diverse: il partito o il leader a cui fai riferimento, le campagne politiche che quel partito ha fatto, le scelte che noi facciamo ogni giorno.

                  Lei, On. Fedi, è molto attivo nel suo lavoro. In tanti glielo riconoscono, lo facciamo anche noi. Tuttavia, ha sempre votato la fiducia a quei governi che negli ultimi anni hanno ridotto ai minimi termini il Sistema Italia oltre confine, hanno imposto tagli e nuove tasse agli italiani nel mondo. Lei può anche essere una persona capace, che si impegna, che ci prova. Ma se poi vota la fiducia al governo dei tagli e delle tasse beh, allora ha ragione chi parla di “soldatini di partito”, facendo riferimento agli eletti nei partiti romani. Non trova?

                  Intanto, grazie per il riconoscimento: lo dedico alla mia comunità ed ai miei sostenitori. Ho sempre votato la fiducia perché ad inizio legislatura, dopo l’elezione, in Parlamento si sceglie a quale gruppo iscriversi. I parlamentari sono eletti dal popolo e rappresentanti della Nazione, ma poi devono scegliere a quale gruppo aderire. Per me la scelta è stata sempre coerente, in direzione del partito politico che mi ha candidato e per il quale ho fatto campagna elettorale.

                  I voti, poi, sono arrivati da chi sostiene me come persona e da chi sostiene me come esponente del centro-sinistra. Questo è il nostro sistema politico-parlamentare. La coerenza per me è fondamentale. Le persone possono fidarsi di chi è coerente. Che fiducia puoi riporre in coloro che cambiano casacca ogni volta che il percorso diventa duro da affrontare?

                  Nel mio partito sono stato in difficoltà con la parte della legge elettorale riguardante l’estero. Forte difficoltà! Ho scelto di dire pubblicamente ciò che penso, di non votare l’articolo 5 che conteneva la modifica che consentiva ai residenti in Italia di candidarsi all’estero, ma ho votato la legge elettorale sul cui voto finale era stato richiesto il voto segreto. Anche perché uniformare le norme di Camera e Senato abbassando il tasso di ingovernabilità, reintrodurre un certo numero di collegi, affermare nelle candidature la parità uomo-donna credo sia giusto e utile per la democrazia italiana.

                  Alla prossime elezioni molto probabilmente vincerà… nessuno. Crede che forze politiche minori possano dunque essere determinanti per la formazione di un governo?

                  Con 630 deputati e 315 senatori, la presenza degli indipendenti è insignificante. La presenza del MAIE, per esempio, potrebbe essere utile se ad inizio legislatura scegliesse e poi, con posizioni anche critiche, facesse squadra con la maggioranza di governo. In altre parole, con il centro-sinistra.

                  Manifestazione MAIE a San Paolo, Brasile, per protestare contro lo smantellamento della rete consolare e per chiedere servizi consolari efficienti per i nostri connazionali

                  Certo è che la musica sta cambiando. Gli italiani protestano in massa davanti ai consolati chiusi. La collettività oltre confine si è svegliata, è molto attiva rispetto a qualche tempo fa e porta avanti una opposizione molto più forte alle politiche sbagliate del governo. Amendola ha detto che certe manifestazioni in realtà fanno male a chi opera all’interno delle sedi diplomatiche. Lei che ne pensa?

                  Le proteste non sono il vero problema. Anche noi come comunità abbiamo protestato contro le paventate chiusure di alcuni consolati. Il problema è l’indirizzo che diamo alle proteste. Non possono essere strumentalizzate per fini politici ed elettoralistici. Lo dico con il massimo rispetto di chi le interpreta. Il sottosegretario Amendola ha fatto un ottimo lavoro, con l’ascolto e con l’azione di governo. La critica è utile solo se a seguire c’è la proposta. E su quella è necessario misurarsi.

                  Dopo il voto in Sicilia, qual è la salute del Pd?

                  La salute del PD è ottima, ma il paziente potrebbe morire. Non è una battuta, nel senso che il Partito Democratico è molto di più di ciò che appare. Per questa ragione siamo tutti impegnati, dal segretario fino alla rete del partito in Italia e nel mondo, a costruire la nostra proposta politica e a mantenere aperto il dialogo con le altre forze del centro-sinistra. Questa scelta rafforza il PD ma anche la partecipazione democratica e la governabilità del nostro Paese.

                  In Sicilia non è andata così bene…

                  In Sicilia la vicenda politica del centro-sinistra è complessa. La Sicilia è ricca di contraddizioni, statutarie, organizzative e politiche. In questo clima ribaltare una condizione storica richiede molto più che alleanze spurie. Incredibilmente le modifiche costituzionali ci avrebbero aiutato anche in questo. Il PD è la storia di chi ha creduto non tanto nella fusione, calda o fredda che sia, di due diverse componenti politiche, ma nel progetto di dare alla politica un orizzonte diverso, più ampio, meno chiuso nelle logiche delle alleanze.

                  Oggi è questa la vera sfida di Piero Fassino: ricompattare il centro-sinistra su un progetto politico con al centro il Partito Democratico. La leadership del PD è Renzi. Il resto lo vedremo dopo le elezioni. Scusate ma non è poco, visto che solo alcuni mesi fa si parlava del rischio di una situazione bloccata dopo il voto, di incapacità di formare un Governo, di altre elezioni dopo la prossima, di crisi permanente del nostro sistema politico. Un centro-destra unito, un centro-sinistra unito, un 5Stelle da solo, almeno renderanno più semplice la scelta del Presidente della Repubblica.

                  Sono previste altre modifiche al voto estero?

                  Il mio parere è che i giochi siano sostanzialmente fatti. Con l’incursione dei “Lupi” nella legge elettorale si è procurato un danno serio, anche perché non si sono fatte altre modifiche da noi chieste e auspicate.

                  Altre modifiche alla legge 459 del 2001 richiederebbero, in base al comma 4 dell’art. 72 della Costituzione, normali procedure di approvazione da parte delle Camere, trattandosi di materia elettorale, quindi una legge ordinaria, non un decreto. Se anche si intendesse superare il limite invalicabile della Costituzione, non sussisterebbero le ragioni di “necessità ed urgenza” richieste per intervenire con decreto legge, quando in sede di approvazione di legge elettorale nazionale sono state già apportate delle modifiche, quelle funeste che abbiamo contrastato. Se poi esistesse il tempo per rivedere la legge 459 del 2001 sarei il primo a presentare emendamenti che risolvano i veri problemi ed eliminino i danni fatti dall’emendamento Lupi. Il decreto elettorale, invece, quello che viene emanato dal Governo prima del voto – che non viene mai convertito – può solo prevedere accorgimenti tecnici sulla organizzazione del voto. La lettura ottica del codice a barre, ad esempio, può essere prevista. Così come una diversa organizzazione del plico elettorale nella fase di voto, per limitare il voto nullo.

                  Quando si andrà a votare? Ci dica la data.

                  4 marzo se prevalgono le tesi del voto al più presto. Il 15 aprile potrebbe essere una data di compromesso, a metà strada, forse la meno convincente, oppure il 6 maggio, con il tempo necessario al centro-destra ed al centro-sinistra di predisporsi alla tenzone.

                  Il Pd candiderà oltre confine italiani non residenti all’estero, ora che la legge lo consente?

                  Le modifiche che abbiamo introdotto sono sbagliate. Lo ricordo a tutti. Anche a chi, in silenzio, pensa che le preferenze siano la soluzione e che la candidatura di residenti in Italia sia perfettamente in linea con la Circoscrizione estero. Ricordo che la circoscrizione estero nasce come soluzione di compromesso per evitare di votare sui collegi italiani. Nasce come soluzione ad un problema: oggi possiamo dire che ha sortito gli effetti desiderati e non ha alterato in alcun modo la volontà degli elettori in Italia.

                  On. Marco Fedi, Pd

                  Neanche il tanto temuto “effetto” sul referendum costituzionale. Ma la condizione ovvia di questo “accordo”, talmente ovvia che era stata scritta nella legge ordinaria, ora modificata, la 459 del 2001, era la natura della rappresentanza: doveva essere profondamente legata ai cittadini residenti all’estero. Doveva essere loro espressione. Questa discussione noi l’abbiamo vissuta. Altri no.

                  Poi arriva chi dice che la candidatura di residenti in Italia non è un problema perché tanto abbiamo le preferenze! Rispondo che è un problema perché mette in discussione le fondamenta della circoscrizione estero. Rispondo che senza residenti all’estero non avremmo bisogno della circoscrizione estero.

                  Ricordo Marra, Bianchi, Tremaglia, Calzolaio, e molti altri: tutti esponenti politici nazionali, molto vicini agli italiani nel mondo, che negli anni, in momenti diversi della storia politica del nostro Paese, nel Comitato per gli italiani all’estero della Camera, hanno lavorato per le comunità italiane nel mondo in assenza di una rappresentanza parlamentare. Quindi chi sostiene che oggi non esiste più il bisogno di una rappresentanza eletta dall’estero avrebbe fatto meglio a votare contro la riforma costituzionale, chiedendo l’abolizione della circoscrizione estero.

                  Sulle preferenze poi, la confusione è totale. Il problema è la selezione della classe dirigente. Se non è il voto di preferenza a garantire la scelta, devono essere le primarie. Qualcuno sogna che sia il leader a decidere, senza preferenze e liste bloccate, ovvero elezione assicurata. Salvo che in mezzo ci sono gli elettori! No, non possiamo e dobbiamo fidarci di nessuno: dico nessuno. E faremo la nostra parte per evitare che all’estero vengano candidati residenti in Italia.

                  Tags: eletti all'esteroFediPdPolitiche 2018rete consolarevoto all'estero
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