Italiani all’estero, Menia (CTIM) a ItaliaChiamaItalia: ‘Troviamo un nuovo leader per il centrodestra’

Roma – “Tutti gli italiani, soprattutto quelli residenti oltre confine, sono figli dell’eredità lasciata da Mirko Tremaglia ed è inappropriato pensare che qualcuno, o qualcosa, possa arrogarsi dei diritti di proprietà sul suo ricordo”. Con queste parole l’onorevole Roberto Menia, segretario generale del Comitato tricolore italiani nel mondo, spiega a Italiachiamaitalia.it il senso delle iniziative che il Ctim ha annunciato in ricordo di Mirko Tremaglia, ex ministro e padre del voto per gli italiani all’estero, per i mesi di gennaio e febbraio.

Quali saranno le iniziative dedicate alla memoria di Mirko Tremaglia?

“Le iniziative coinvolgeranno sia l’Italia che il territorio estero. Il 28 gennaio si svolgerà una messa a Roma mentre, nel mondo, l’ex ministro sarà ricordato in Canada e in Germania. A Toronto, tra il 13 e il 14 febbraio, organizzeremo un incontro pubblico aperto alla partecipazione di tutti. Abbiamo scelto questa città proprio perché qui Tremaglia aveva realizzato quel grande raduno con i papaboys rimasto nella memoria collettiva e, quindi, ricordare la sua persona nello stesso luogo ci servirà anche per riaffermare i principi e le battaglie sostenute fino all’ultimo da questo grande uomo. La settimana successiva, invece, si terrà un importante convegno a Stoccarda che, come molti sanno, era il cuore estero del Ctim. Nel corso dell’incontro non sarà ricordata solamente la figura di Mirko Tremaglia ma anche quella di Bruno Zoratto. Sarà presente, naturalmente, tutto il Comitato tricolore italiani nel mondo”.

Il Ctim lavora ancora nel solco di Tremaglia. Non rischiate di vivere di luce riflessa?

“Tutti gli italiani, soprattutto quelli residenti oltre confine, sono figli dell’eredità lasciata da Mirko Tremaglia ed è inappropriato pensare che qualcuno, o qualcosa, possa arrogarsi dei diritti di proprietà sul suo ricordo. Non si specula sulle persone e il Ctim non intende attribuirsi maggiori doveri nei confronti di Tremaglia, ricordarlo è un diritto di tutti. Ciò che conta, però, è fare in modo che il ricordo non sia solamente retorico ma che sia animato, che vada nei luoghi dove Tremaglia ha combattuto e che riprenda in mano le battaglie in cui lui stesso credeva. Noi abbiamo il dovere morale di ricordarlo, senza permettere a nessuno di specularci sopra”.

A proposito di uomini che hanno fatto la storia d’Italia, in una nota ha espresso ammirazione per il presidente dimissionario, e comunista, Giorgio Napolitano, mentre altri nel centrodestra lo criticano apertamente. Per quale motivo non si unisce al coro dei partiti più vicini alla sua tradizione politica?

“Non c’è dubbio che Napolitano sia stato un uomo apertamente schierato in passato, io non dimentico quando benedisse i carri armati a Budapest. È altrettanto vero, però, che ha svolto la sua funzione di capo dello Stato in modo equilibrato. Se avessimo ragionato in maniera aprioristica, ad esempio, avremmo potuto pensare che il democristiano Scalfaro sarebbe stato più cauto del comunista Napolitano, mentre è accaduto il contrario. Napolitano, inoltre, è stato il primo ad essere rieletto, avrà avuto i suoi meriti. Conosco bene la sua storia e me ne differenzio, però riconosco che ha svolto correttamente il suo ruolo e ha invocato più volte l’unità degli italiani e il senso di patria”.

Quale nome le sembra più probabile tra quelli che circolano in queste ore per la successione al Colle?

“Azzardo un pronostico. È chiaro e quasi scontato che, esistendo una forte maggioranza dei grandi elettori di centrosinistra, chi non appartiene a quell’area è automaticamente fuori. A proposito dei nomi papabili, credo che Prodi non ce la farà. C’è un vento di rinnovamento e, che sia condivisibile o meno, la carta Renzi mi dice che in questa partita non vedremo presidenti troppo legati al passato politico o vicini ai settanta anni. Forse ha qualche carta Veltroni, è più giovane, nel Pd ha rotto con i massimalisti, i comunisti e gli intransigenti e per questo piace al centro. Inoltre dà un certo senso di affidabilità ed è impegnato su fronti umanitari e culturali”.

Volendo immaginare un candidato proveniente dal centrodestra, quale nome proporrebbe?

“Direi che, invece di fantasticare sul presidente della Repubblica, dovremmo trovare concretamente e realmente un uomo che riunisca il centrodestra una volta per tutte. È ora di passare ai fatti, di individuare una persona che sappia far ripartire la nostra ala politica per tentare almeno di vincere al prossimo incontro elettorale perché, per come siamo messi ora, temo non ci sia partita. Dubito si voti nel 2018, credo che arriveremo al massimo al 2016 ma, in qualsiasi momento accada, dobbiamo essere pronti a vincere e presentare un’alternativa mentre oggi, agli occhi degli elettori, c’è solo Renzi”.

Ancora a proposito del centrodestra, in molti hanno polemizzato sulla vicenda di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, definendo le due cooperanti italiane rapite in Siria come delle giovani viziate che avrebbero solo creato un ulteriore problema al governo italiano. Non le sembrano critiche fuori luogo, oltre che inconsistenti?

“Sinceramente sì, si tratta di una polemica totalmente fuori luogo, c’è chi dice che sono dei servizi segreti, chi dice che sono ragazzine viziate. Io penso che si tratti di persone che operano in zone a rischio e che quindi, per questo motivo, meritino rispetto. Trovo inoltre doveroso intervenire quando connazionali si trovano in condizione di rapimento o segregazione, come nel caso dei marò, una vicenda che avrei voluto vedere già risolta e che rappresenta solamente una vergogna e una ferita alla dignità nazionale”.

La recente e tragica attualità parigina ci dice che sono falliti i modelli di integrazione francese? Oppure ci troviamo di fronte a qualcosa di molto più grande rispetto ai semplici problemi di convivenza interna?

“Il primo elemento sul quale bisogna riflettere risiede nel fatto che gli attentatori erano cittadini francesi con passaporto francese. È un dato che va tenuto bene a mente, soprattutto quando si dice ‘alziamo le frontiere’. Io non sono fautore della tesi, esagerata, dello scontro di civiltà, però dico anche che l’integrazione non può essere parolaia e buonista, non si può essere asilo di tutti. La cittadinanza la do a chi condivide i miei valori, purtroppo dobbiamo stare attenti alle fasce estremiste islamiche che, invece, devono essere isolate”.

L’Europa si trova nel mirino del terrorismo, in particolare Roma e San Pietro. Le politiche che sta sostenendo Alfano proprio sul controllo del territorio vanno nella giusta direzione o ha ragione chi parla di “percezione di poca sicurezza”?

“È ovvio che Alfano faccia il suo lavoro e che dica di non preoccuparsi troppo, nessun ministro dirà mai ‘abbiate paura’, ovviamente e giustamente tende a rassicurare. I fatti concreti per reagire consistono, poi, in un’intensificazione degli scambi internazionali e delle notizie di intelligence. Si trovano nella stessa condizione di attacco i paesi che aderiscono allo stesso modello, il modello occidentale. Noi abbiamo elementi simbolici come San Pietro e, quindi, siamo potenzialmente nel mirino. Sapendo queste cose, dobbiamo avere il massimo livello di confronto con le intelligence e la polizia di tutti i paesi, compresi quelli islamici che combattono contro il pericolo terrorismo”.

Alla Francia, infatti, erano arrivate segnalazioni dall’Algeria.

“Esatto, questo ci dimostra che nulla può essere preso sottogamba, sono d’accordo con tutto quello che può servire in termini di politiche di sicurezza. Purtroppo, in questo momento, la libertà personale va scambiata in parte con la difesa dal pericolo. Siamo un modello per il rispetto delle libertà personali ma è giusto abbassarne il livello a tutela della sicurezza pubblica”.

Quindi è giusto affidare la lotta al terrorismo alle procure antimafia già esistenti, così come annunciato da Alfano, invece di creare nuovi organismi?

“Condivido la scelta di affidare tutto all’antimafia, sono fenomeni diversi ma quelle procure sono abituate a tastare un terreno particolare e speciale, si tratta di un fenomeno che va studiato, preso e monitorato”.

Condivide anche le nuove misure anticorruzione annunciate da Cantone, con una rivoluzione anche in relazione all’organizzazione degli uffici? Cantone ha criticato aspramente la precedente organizzazione, dichiarando che erano in troppi e che non c’era un reale coordinamento centrale. Funzionerà o è una mossa di facciata del governo?

“I risultati si vedono dopo. Penso che, purtroppo, la corruzione sia un male ormai largamente irradiato nei gangli di questo paese, non è stato giusto sostenere che ci fossero persone lì a scaldare sedia, mi sembra ingiusto e propagandistico, molto da governo Renzi. Sento parlare di anticorruzione da quando sono piccolo, ma poi non l’ho mai vista combattere realmente, c’è stato chi ha lavorato bene prima e chi dopo, speriamo che la nuova linea sia efficace”.