Italiani all’estero, la storia italiana riapre a New York – di Roberto Zanni

Ci sono pezzi di storia italiana indelebili negli Stati Uniti. Ma spesso i ricordi, anche quelli incancellabili, vengono coperti dalla polvere, ma nonostante tutto non possono essere dimenticati, mai. E ci sono emigranti italiani, tanti, che hanno contribuito in modo incredibile alla costruzione della cultura italiana negli Stati Uniti. Sante Fortunato Vanni è uno di questi. Arrivava dalla Sicilia, da Caltagirone, e nel 1884 al 584 di West Broadway aprì un centro culturale italiano, diventato immediatamente celebre. Si trattava infatti della prima libreria italiana degli Stati Uniti, una pietra miliare, un punto di riferimento.

Prima di S.F. Vanni non c’era nient’altro, poi ecco il librario siciliano, che nel tempo si trasformò anche in scrivano. Lì vendeva libri, cartoline, riviste. Ma c’erano i classici italiani, e la popolarità di tanti nostri scrittori negli USA fu dovuta anche all’opera, al lavoro, oscuro, di questo pioniere. Vanni vendeva libri, ma li stampava anche, assieme a biglietti da visita, santini per la diocesi, insomma un po’ di tutto, come si usava una volta. Non era ancora finito l’Ottocento che la libreria di Sante Fortunato Vanni si era già trasformata in un piccolo, ma importante, punto tricolore in quella New York che stava per approdare nel Novecento.

In quella libreria unica nel panorama di New York e di tutti gli States, Vanni vendeva anche un vocabolario siciliano-italiano, ma poi si metteva lì e scriveva, per i tanti emigranti analfabeti. Ecco allora anche l’attività di scrivano, si occupava di corrispondenze private e commerciali, quelle lettere che una volta partivano dagli USA per arrivare in Italia, in modo particolare in quella parte del nostro Paese dove l’emigrazione era più forte. Una attività quella di Sante Fortunato Vanni che continuò per qualche decennio, fino al 1931 quando entrò in scena un altro italiano, Andrea Ragusa. Era il 1931.

Consulente editoriale appena arrivato dall’Italia, Ragusa, all’epoca direttore generale della Fratelli Treves, voleva vendere la Treccani negli Stati Uniti, ma intanto la libreria si trasferiva a Bleeker Street, poi sulla 12a, l’ultima sede. Lì, in quelle strade di Greenwich Village c’era l’epicentro dell’attività culturale di New York, stamperie, librerie, un movimento che non si fermava mai. Ragusa ebbe il grande merito di trasformare la S.F. Vanni in una casa editrice che stampava libri in inglese, ma il cui argomento era l’Italia. E gli italiani.

La popolarità della prima libreria italiana d’America aumentava, giorno dopo giorno, al punto che divenne la fornitrice numero 1 nel Nord America di libri italiani per biblioteche pubbliche e universitarie. Una attività incessante e senza eguali e fino al 1974 furono 138 i titoli stampati e pubblicati dalla ‘Vanni’. Ma quell’anno Ragusa venne ucciso proprio davanti alle vetrine della sua libreria, durante una rapina. Un momento terribile, ma la libreria sopravvisse, passando sotto la conduzione delle figlie, Isa e Olga, che andarono avanti, con grande forza fino al 2004. Ma un giorno di quell’anno, dopo una vita durata 120 anni, la S.F. Vanni abbassò le sue gloriose saracinesche. Per sempre? No, perchè undici anni dopo, si ricomincia.

Alla fine di gennaio infatti la storica libreria italiana partirà per una nuova vita. Per quanto tempo ancora non si sa, al momento solo qualche mese, ma grazie all’intervento del Centro Primo Levi si rimette in moto quello che, per decenni, è stato un fulcro della cultura italiana negli Stati uniti. Un patrimonio che non si può perdere anche se, per ora, il progetto può parlare solo di una attività a tempo, portata avanti dalla grande voglia di Alessandro Cassin, direttore editoriale del Centro Primo Levi. Si tratta di una iniziativa che ha come punto principale quello di accendere la luce sull’ebraismo italiano negli USA e per farlo si è puntato su un nome storico, come quello di Vanni, che non merita, e non può finire così la propria vita. Una storia che deve trovare il modo di continuare a raccontare la cultura italiana negli Stati Uniti.

Riuscirà il Centro Primo Levi con questa iniziativa a riportare l’attenzione su uno dei primi pilastri della nostra cultura in America? E’ la grande speranza degli italiani di New York e non solo, anche perché quella vetrina si trova in uno dei punti più ricercati, agognati della ‘Big Apple’, e non certo per quel profumo di cultura che lì si può ancora respirare…