“Ho comprato e rubato plichi elettorali per Mario Caruso”, la gravissima accusa di una gola profonda [VIDEO]

Il “cacciatore” di plichi lavorava per Mario Caruso, deputato eletto nella ripartizione estera Europa. Se la sua testimonianza fosse in qualche modo confermata, sarebbe gravissimo ciò che è accaduto. Intanto tornano le ombre sul voto degli italiani nel mondo

Eletto grazie ai brogli. Le Iene di Italia 1 tornano ad occuparsi dell’On. Mario Caruso e l’accusa è davvero gravissima: per entrare in Parlamento l’onorevole di origini siciliane avrebbe imbrogliato le carte.

Ma partiamo dall’inizio.

Deputato eletto nella ripartizione estera Europa con la lista Monti alle ultime elezioni politiche, Caruso entra in Parlamento dopo avere raccolto 12.576 preferenze. Originario di Militello in Val di Catania, lo stesso paese che ha dato i natali a Pippo Baudo (“Militello non si riconosce in Mario Caruso”, ha detto il Pippo nazionale in una intervista), prima di diventare onorevole Caruso era coordinatore del patronato Enas per il Vecchio Continente. Proprio da quella posizione ha potuto studiare il territorio e affinare tecniche e strategie per contattare i connazionali. E’ noto, inoltre, soprattutto agli addetti ai lavori, come i patronati nel mondo sotto elezioni diventino delle vere e proprie fabbriche di voti.

Proprio qualche giorno fa Caruso è stato confermato nel direttivo del CTIM, il Comitato Tricolore di Tremaglia presieduto da Vincenzo Arcobelli, l’ex fliniano Roberto Menia Segretario Generale.

Perché ancora una volta in televisione, e pure su tutto il web, si parla di Caruso? Tutto nasce dalla denuncia alle Iene di una ex collaboratrice del deputato, una ragazza, Federica, che assicura di avere lavorato molto tempo per l’onorevole, senza però avere un contratto e per giunta senza mai avere percepito un centesimo: “Abbi pazienza, ora si avvicinano le elezioni, vedrò se potrò trovare quei 200, 300, 500 euro…”, dice Caruso e Federica nel primo servizio targato Iene. Ma Federica a quel punto si è stancata: lei non voleva la sua elemosina, ma soltanto essere pagata per il proprio lavoro.

“CACCIATORE” DI PLICHI

Domenica scorsa, l’ultimo dei tre servizi della trasmissione di Italia 1. Filippo Roma torna in Germania e le dichiarazioni che raccoglie sono a dir poco scandalose. Parla una gola profonda, di spalle alla telecamera, voce camuffata: “Nel 2013 per l’onorevole Mario Caruso ho rubato e ho comprato plichi”. Parole pesantissime, una testimonianza che, se fosse confermata, metterebbe all’angolo il deputato eletto con i montiani. “Dichiarazioni scioccanti a cui non vogliamo credere”, dice la Iena Roma, che però decide comunque di mandare tutto in onda.

LE ISTRUZIONI DI CARUSO: “COMPRA PLICHI, RUBALI SE SERVE”

Secondo il “cacciatore” di plichi, le istruzioni di Mario Caruso erano molto chiare: “Voleva tre cose: raccogliere plichi, trovare plichi, comprare plichi; se c’era il bisogno, anche rubarli”. Così il cacciatore se ne andava in giro da amici e conoscenti della comunità italiana, visitava bar, ristoranti e pizzerie, abituali luoghi di ritrovo per gli italiani della zona, e a fronte di “qualche piacere” o in cambio di pochi euro (“5 euro, qualcuno ha chiesto 10 euro”) si procurava decine, centinaia, migliaia di plichi elettorali. Racconta, la gola profonda, che una volta nel cofano della macchina avrà avuto migliaia di schede, “dentro delle buste nere della spazzatura, quando Caruso mi ha visto era al settimo cielo, contentissimo”. Caruso sapeva, secondo la fonte, sapeva tutto.

Caruso voleva tre cose: raccogliere plichi, trovare plichi, comprare plichi; se c’era il bisogno, anche rubarli

“Una volta ho conosciuto un postino italiano, a lui ho fatto la proposta, se invece di imbucare i plichi nelle buche italiane li dava a me. In cambio c’era un regalo per lui, sui 400/500 euro che venivano dati da questo onorevole”. Soldi che invece poi Caruso non avrebbe mai consegnato.

SCRUTINIO VOTO ESTERO, BOLGIA INFERNALE

Nel servizio si parla anche dello scrutinio del voto all’estero, che si svolge a Castelnuovo di Porto, poco distante da Roma. Gli scrutatori contano i voti degli italiani all’estero provenienti da tutto il mondo in seggi allestiti presso una serie di capannoni. Chi ci è stato durante lo scrutinio lo sa: quel posto è una bolgia infernale. Per giunta, non esistono (o quasi) controlli e ciascuno fa un poco quello che gli pare, con scrutatori impreparati e presidenti di seggio spesso poco o male informati.

FOTO ANSA/DANIELE SCUDIERI/DC

La procedura di controllo durante lo spoglio dei voti prevista dal ministero dell’Interno è chiara: prevede l’apertura del plico e il confronto del codice con quello contenuto nel registro dei residenti all’estero. Solo se la verifica si rivela positiva, la busta con il voto può essere inserita all’interno dell’urna ed è possibile passare al plico successivo. Eppure nel filmato mostrato dalle Iene, immagini esclusive girate proprio durante lo scrutinio a Castelnuovo di Porto, sembra che questa procedura non venga affatto rispettata.

Ad esempio, nel filmato si vede uno scrutatore che apre il plico, estrae la scheda elettorale e il tagliando con il codice. Poi, sembra infilare subito la scheda nell’urna e mettere da parte il tagliando, senza così seguire la procedura e controllare sul registro. Questo si ripeterebbe subito dopo con un nuovo plico.

“Questo è il vero scandalo, ecco perché si possono immettere schede false”, commenta con ItaliaChiamaItalia Gian Luigi Ferretti, già candidato alle ultime Poltiche, che aggiunge: “Basterebbe un codice a barre e una semplice ‘pistola’ che lo legge al volo”. Tipo al supermercato.

Noi di ItaliaChiamaItalia allo scrutinio del voto estero ci siamo stati e ricordiamo benissimo tantissimi voti ritenuti validi anche se all’interno del plico non esisteva alcun certificato elettorale. Allora, diversi rappresentanti di lista fecero mettere a verbale quanto stava accadendo. Tutto finì nel nulla. Del resto si capisce bene dalle parole di uno scrutatore quanto sia grande l’attenzione e l’interesse per ciò che stanno facendo: “Tagliando elettorale? Chi se ne frega, basta che se portamo a casa ‘sti 100 euro”, rispondono degli improvvisati scrutatori alle Iene.

LE REAZIONI

Intanto il nuovo servizio delle Iene ha causato diverse reazioni. Interviene Laura Garavini, Pd, anche lei, come Caruso, eletta nella ripartizione estera Europa: “Se i fatti si sono svolti come descritto, i responsabili devono essere perseguiti dalla magistratura con il massimo rigore”. Quindi l’appello alla persona di Colonia intervistata “di rivolgersi alla magistratura e denunciare il gravissimo episodio. Non ci sono scuse. I fatti raccontati sono un reato. I reati devono essere perseguiti con la massima durezza”.

Tra gli altri, si fa sentire il deputato M5S Andrea Colletti che sulla sua pagina Fb commenta: “Che il voto all’estero sia sempre soggetto a brogli lo sappiamo già tutti e questo e’ il motivo per il quale non lo cambieranno mai. Ora capite perche’ in Italia nel 2013 prendemmo oltre il 25% e nella circoscrizione estero meno del 10%!”. Gli fa eco il collega Mattia Fantinati: “Il Movimento 5 Stelle alle scorse politiche ha perso per una manciata di voti all’estero… OPS!”.

OMBRE SUL VOTO ESTERO

Con tutto quello che sta succedendo è normale che tornino le ombre sul voto estero. E’ vero anche che quelle fatte attraverso le Iene “sono accuse pesanti e non ci sono prove”, come commenta Vincenzo Nicosia, presidente di Sicilia in Europa, da Manchester, Regno Unito, che poi aggiunge: “Bisognerebbe far capire alle Iene che il giornalismo è una cosa seria”.

Ma giornalismo vuol dire anche far sapere al mondo ciò che qualcuno non vuol che si sappia, vuol dire anche saper raccogliere i rumors, le voci, persino i pettegolezzi che nell’universo mediatico del terzo millennio sono vere e proprie notizie. Le Iene non hanno certo bisogno di essere difese, hanno le spalle grosse. Intendo solo dire che non sono il Tg1 né Porta a Porta, hanno il loro stile e probabilmente sono tanto seguite proprio per questo. Prendiamo quel che di buono e concreto propongono e scartiamo tutto il resto, se vogliamo. Perché tanto per noi che di italiani nel mondo ci occupiamo ogni giorno dal 2006 certe cose non sono affatto nuove, le abbiamo sentite ad ogni elezione, un migliaio di volte. Mirko Tremaglia, padre della legge sul voto estero, nel 2006 fece le prime denunce. Nulla mai è cambiato. Finora.

LA RIFLESSIONE

Ma se finora nulla è cambiato è anche per l’inefficienza dei nostri parlamentari eletti all’estero, non come individui, ma come istituzione. Lo scriviamo a malincuore, ma la verità va messa nero su bianco così com’è. Dal 2006 ad oggi si sono succeduti nel Palazzo a Roma 18 eletti all’estero, alcuni di loro sono presenti in Parlamento ancora oggi. Signori, nessuno che sia stato in grado di imporre il tema di una quanto mai necessaria riforma del voto estero, o meglio del meccanismo con cui votano i connazionali residenti oltre confine.

I nostri 18 a Roma contano come il due di bastoni quando la briscola è a spade e dunque non sono riusciti a cavare un ragno dal buco in dodici lunghissimi anni di comunicati, interviste, eventi e conferenze stampa, ma neppure una legge a favore degli italiani nel mondo, neppure una modifica al voto estero.

Anzi no, un paio di modifiche le hanno fatte. I partiti romani, con la complicità degli eletti all’estero di Pd e Ap, hanno messo le proprie grinfie sulla Circoscrizione estero e si sono pappati l’ultima fetta di torta: con il Rosatellum bis diventato legge nei giorni scorsi anche gli italiani residenti in Italia, non solo quelli residenti all’estero e regolarmente iscritti all’AIRE, potranno candidarsi oltre confine. E’ il sipario che cala sul palcoscenico della politica più ipocrita.

Il titolo dell’articolo di Paragone pubblicato su Libero tempo fa. Quando in Parlamento gli eletti all’estero sono improduttivi e fuori dal Palazzo riescono solo a essere protagonisti di scandali, ecco cosa succede: titoli del genere sulla stampa nazionale, il minimo che c’è da aspettarsi.

Di tutta questa storia il boccone più amaro da mandar giù, a mio personale modo di vedere, è che ancora una volta il voto estero viene preso di mira proprio per colpa di uno dei nostri rappresentanti in Parlamento. Ancora una volta, fango sugli italiani all’estero a causa di comportamenti quanto meno dubbi di uno dei 18 eletti oltre confine. E’ già successo, in passato. Con Pallaro. Con Di Girolamo. Con Caselli. Con Razzi. Potremmo continuare.

E’ davvero il colmo, dare il proprio voto a qualcuno per difendere i tuoi interessi a Roma e poi sapere che non solo quel qualcuno ai tuoi interessi non ci pensa per niente perché troppo occupato ad occuparsi degli affari propri, ma per giunta ne combina di così grosse da fare vergognare te e tutti gli italiani che l’hanno votato. Se l’hanno votato davvero. Perché a questo punto, a sentir parlare di “migliaia di plichi elettorali dentro buste della spazzatura”, può anche essere legittimo più di un dubbio. O no?

Gli eletti all’estero alle ultime Politiche, 2013. Alcuni di loro hanno cambiato casacca di partito più di una volta. Tra i detentori del record c’è anche Fucsia Nissoli: eletta con la lista Monti da poco è entrata in Forza Italia. Per lei cinque cambi di gruppo parlamentare nel corso della legislatura, uno per ogni anno passato in Parlamento.

La fotografia scattata, ce ne rendiamo conto, è impietosa. Ma attenzione a buttare via il bambino con l’acqua sporca. Su questo vorrei affidarmi al commento che Wood Mery, affezionata lettrice di Italiachiamaitalia.it, ha postato su Facebook: “I brogli possono avvenire ovunque, dipende dalla coscienza civile degli operanti. Attaccare il voto estero, dando per scontato che tutte le Ambasciate ed i candidati siano disonesti, appare una indecenza. Non regge neanche con le probabilità matematiche. Il grosso dei brogli viene perpetrato sul territorio nazionale, prima, durante e dopo le elezioni. Mettere in discussione il voto estero per cercare di eliminare questo incontestabile diritto è un tentativo azzardato, troveranno pane per i loro denti”. Chapeau.