Giornali italiani all’estero, Neri (Pd): basta ruberie, subito un’indagine seria

Luciano Neri, membro del Consiglio Generale degli Italiani all’estero in rappresentanza del Partito Democratico, durante il suo intervento svolto all’Assemblea Plenaria CGIE, tenutasi la scorsa settimana alla Farnesina, ha attaccato in maniera assai violenta lo stesso Consiglio Generale, i Comites, e persino il ministero degli Esteri. In particolare, Neri ha puntato il dito contro il modo di fare politica di tali istituzioni, e soprattutto – come più volte ha fatto ItaliaChiamaItalia – ha criticato con forza il fatto che le giovani generazioni siano state abbandonate a se stesse.

Intervistato da Gente d’Italia, quotidiano distribuito in Uruguay e diretto da Mimmo Porpiglia, Neri spiega: “Non c’è alcuna istituzione che può pensare di sopravvivere a se stessa per dieci anni senza rinnovarsi e ripensare al proprio ruolo in una società che cambia così rapidamente. Nei miei richiami ho spesso utilizzato la metafora del gallo presuntuoso, incitando il Cgie a non fare come quel gallo che pensava che il sole non sarebbe sorto se lui non avesse cantato. Il Cgie non ha ‘cantato’ ma il sole è sorto lo stesso, ed ha bruciato le penne di un Cgie che a questo punto mi pare non abbia più molte energie per rinnovarsi e per rinnovare le politiche per gli italiani all’estero. Ma questo problema non riguarda solo il Cgie, ma anche i Comites, le strutture diplomatico consolari e soprattutto il ministero degli Esteri”, che secondo Neri “è uno stato nello stato, con una struttura ed una filosofia che, più che autoreferenziale, definirei autistica. I vecchi diplomatici sono divisi in gruppi di potere ed i giovani fanno difficoltà ad affermarsi. Vanno  modificati i sistemi di selezione, oggi esclusivamente gestiti dall’interno della struttura, cosí come gli strumenti di formazione, oggi assolutamente arcaici e inadeguati. Abbiamo bisogno di diplomatici autorevoli capaci di fare analisi e di rappresentare al meglio il Paese, non di ammaestrati i cui destini e la propria carriera dipendono più dalla componente di appartenenza che dalla propria professionalità. Di figure come l’ex Ministro degli Esteri Terzi di Sant’Agata abbiamo il diritto di poterne fare a meno”.

E il Cgie? “Dipende in tutto e per tutto dal Ministero degli Esteri. Il Cgie non ha autonomia istituzionale, operativa e né finanziaria. Ho sempre sostenuto che un organismo che rappresenta gli italiani all’estero non deve e non può dipendere dal ministero degli esteri, che peraltro, senza incontrare resistenza né da parte del Comitato di presidenza né dell’Assemblea, opera con successo nella sua funzione di ‘contenimento e di controllo’. Qualsiasi istituzione che opera per i nostri connazionali, oltre che con il Ministero degli esteri, deve dialogare e collaborare quanto meno anche con i Ministeri del Lavoro, della Cultura, della ricerca scientifica, delle pari opportunità, della sanità….e molto altro. Occorre ripensare il Cgie, ridefinendone ruoli e funzioni, allargandone l’autonomia operativa, escludendo la presenza ‘per nomina’ dei partiti che hanno altri ruoli e ambiti nei quali esprimersi".

Lo stesso vale per i Comites: “La inadeguatezza di ruoli, funzioni e strumenti rispetto al nuovo scenario internazionale e del profilo delle nostre comunità all’estero che sono molto diverse rispetto al passato. Occorre anche un ricambio generazionale e definire nuove forme di partecipazione dato che i giovani non passano né per i Comites né per il Cgie. E questo é un ragionamento che prescinde dai singoli componenti che sono tutti ovviamente rispettabili e in alcuni casi assolutamente generosi”.

Comites e Cgie secondo Neri “fanno quello che possono nella situazione data, ma bisogna prendere atto che sono indispensabili riforme profonde e urgenti, altrimenti questi organismi rischiano di restare con il cerino in mano e di pagare anche per le responsabilità di altri. C’é chi nel Cgie questo elementare e logico ragionamento l’ha capito e spinge per le riforme, ma ci sono anche resistenze di chi pensa che sia possibile continuare come prima, con le solite liturgie. E questo non fa bene né ai Comites, né al Cgie, né agli italiani nel mondo. L’evoluzione é un principio che esiste anche in natura, chi non lo comprende diventa la preistoria che viene cancellata dalla storia".

Il recente dibattito sulle riforme costituzionali non sembra promettere bene, é a rischio la stessa Circoscrizione Estero oggi composta da 18 parlamentari: “Ho letto le dichiarazioni dei cosiddetti saggi, deprimenti. Ciò che mi stupisce, e mi amareggia, non é tanto che qualcuno possa pensare di fare a meno dei parlamentari esteri, mi stupisce la miseria delle argomentazioni, il provincialismo, la supponenza, la dotta ignoranza, come la definisce Edgar Morin, dei tecnici, dei professori, di quegli economisti che ci hanno lasciato la situazione che conosciamo, che hanno dilapidato patrimoni umani, professionali, economici e culturali facendo pagare il prezzo agli altri. Soprattutto ai ceti medi e popolari. Abbiamo bisogno come l’aria di ‘mondiologhi’, e invece ci troviamo questi. La crisi italiana é certamente anche economica, ma soprattutto culturale. Se usati intelligentemente per ‘fare rete’ i parlamentari eletti all’estero, così come le nostre collettività, potrebbero costituire uno strumento essenziale per i prodotti italiani nel mondo e per attrarre investimenti esteri in Italia. O pensiamo che questi obbiettivi possano ancora essere conseguiti da strutture archeologiche e fuori mercato come l’Ici, oggi ribattezzata in altro modo ma rimasta tale nelle metodologie, nelle strutture e nel personale?".

Ma un esame di coscienza, anche di fronte ai numerosi casi di corruzione, non devono farlo anche i parlamentari eletti all’estero? "Certamente, anche se per onestà intellettuale e per verità va precisato che in tutti i casi di corruzione sono stati coinvolti personaggi e parlamentari del centrodestra e berlusconiani. Nessun caso ha riguardato parlamentari del Pd o del centrosinistra. Cionondimeno ho sempre sostenuto che sulla questione morale la battaglia doveva essere ben più determinata e chiarificatrice, individuando responsabili e responsabilità, altrimenti il rischio é che siano gli italiani nel mondo genericamente intesi, o tutti i parlamentari ad essere di riflesso infangati, anche quelli, come i nostri, onesti e che hanno lavorato bene. E questo non è giusto. Ma ripeto, sui temi della legalità e della questione morale ci vuole meno doroteismo e più determinazione. Ho denunciato, a volte in solitudine, le attività di personaggi come De Gregorio. Gli ho fatto chiudere la televisione che trasmetteva film pornografici ed ho portato  all’attenzione l’inenarrabile intreccio di scatole cinesi che componevano il suo cosiddetto network Associazione/fondazione Italiani nel Mondo. Date le premesse, e le attività, non c’era bisogno di essere dei geni per capire di cosa si trattava. Oggi De Gregorio afferma che un milione dei fondi dati da Berlusconi per far cadere Prodi sono transitati per il suo network ‘italiani nel mondo’. C’è qualcuno che chiede come siano stati utilizzati? C’è qualcuno che chiede ai suoi ‘compari parlamentari’ che con lui hanno dato vita a quel sodalizio se hanno qualcosa da dire, se ed eventualmente a che livello sono anch’essi coinvolti ? O tutto avveniva ‘italianamente’ a loro insaputa? Su questo, e su altro, c’è ancora molto da indagare e molto da sapere".

Luciano Neri durante l’ultima Plenaria Cgie ha sollevato anche la questione dei contributi ai giornali italiani nel mondo, anche questo un tema più volte affrontato da Italiachiamaitalia.it: “Così com’è non puó piú andare avanti. Il dipartimento editoria della presidenza del Consiglio e il ministero degli Esteri su questo tema stanno facendo disastri, nonostante l’impegno dell’ottimo Franco Siddi e dei componenti la commissione informazione del Cgie. Occorre trasparenza, certezza delle procedure e controlli seri e severi. Al momento non c’è nulla di tutto questo. Il risultato è che giornali inesistenti prendono un sacco di soldi sulla base del collateralismo politico senza alcuna legittimità, sottraendo, e non sarebbe un eufemismo dire rubando, risorse vitali per i giornali veri dell’emigrazione italiana e per un’informazione utile per gli italiani e per il sistema Italia. Va fatta subito un’indagine seria e rigorosa, ma ripeto, subito. Vanno bloccati i fondi a chi non ne ha diritto ed alle testate inesistenti, e girarli ai giornali veri, che hanno redazioni vere e giornalisti veri. Non ci sentono da questo punto di vista, ma sbagliano. E rischiano. Perchè se non saranno loro ad attivare le indagini con serietà e correttezza, saremo noi ad attivarle, attraverso la magistratura ordinaria”.

Sembra dunque che andiamo incontro ad un "autunno caldo" anche per gli italiani nel mondo. Cosa succederà secondo lei? “Come in tutte le fasi di crisi si può uscire dalle difficoltà o in un modo o nell’altro. Si può uscire in avanti, ma anche con regressioni conservative. Ci sarà uno scontro tra conservatori e riformisti, e in questo senso bisogna evitare uno scontro generazionale tra giovani e vecchi, poichè la giovinezza non è un dato anagrafico ma culturale, conosco tanti giovani intelligenti e innovativi, e quindi modesti, e altri arroganti e analfabeti ‘con laurea’, conformisti e vecchi anche se hanno 25 o 30 anni. Ma nel Cgie i livelli di conservazione sono esagerati, prodotto anche di una anomalia un po’ aberrante, quella determinata dal ‘consociativismo’ tra gli esponenti dell’ex partito comunista e quelli della destra fascista e tremagliana. Si e’ scambiato uno degli strumenti, l’unità del Cgie, per l’obiettivo, che dovrebbe essere quello del cambiamento delle politiche per e degli italiani nel mondo. Il Cgie ha raggiunto l’unità interna ma è diventato del tutto inutile e irrilevante rispetto ai temi che dovrebbe trattare. E la irrilevanza è plasticamente rappresentata dai capi che l’organismo si ritrova ormai da anni a subire: dall’impresentabile Mantica all’inenarrabile Terzi di Sant’Agata, fino all’ultimo, Archi, noto alle cronache non per le sue proposte istituzionali ma per l’accostamento con il caso Ruby/nipote di Mubarak. Sono operazioni vergognose da parte di chi le pratica e indegne per il Cgie che le subisce”.