Forza Italia, il piatto piange: licenziati 55 dipendenti

Licenziamento “collettivo”. Forza Italia, il piatto piange. E anche Silvio Berlusconi deve fare i conti con la crisi e con il taglio del finanziamento pubblico ai partiti. Vengono fatti fuori in un solo colpo 55 dipendenti su un organico complessivo di 86 lavoratori a tempo indeterminato occupati da Forza Italia nelle sedi di Roma, Arcore e Milano. Porta la data del primo dicembre il documento con cui il partito comunica al ministero del Lavoro, alla Regione Lazio, alla Regione Lombardia e ai sindacati, tra gli altri, l’avvio della "procedura di licenziamento collettivo ex art.24 della legge 223 del ’91". In calce, la firma della tesoriera e ormai amministratrice di fatto del partito, la senatrice Mariarosaria Rossi. È la mannaia tanto annunciata e temuta dai dipendenti, che viene messa nero su bianco adesso e attribuita dalla stessa parlamentare, nelle motivazioni, al taglio drastico e alla imminente abolizione del finanziamento pubblico ai partiti.

La Rossi scrive della "impossibilità di sostenere finanziariamente l’attuale struttura del personale per le seguenti cause: totale abolizione del diretto finanziamento pubblico ai partiti; forte limitazione della possibilità di raccolta dei contributi volontari ugualmente determinata dalla stessa legge che penalizza in modo rilevante l’attività di fund raising; mancanza di riscontri positivi all’introduzione della destinazione del 2 per mille dell’Irpef". Se fosse un’azienda, insomma, dovrebbe portare i libri in tribunale. La conseguenza, continua la Rossi, è che la spesa "sostenibile" per il personale è di 1 milione 600 mila euro e non più i 5 milioni 700 mila euro sborsati fino all’anno scorso.

Il quasi azzeramento fa vittime illustri, compreso Roberto Gasparotti, uomo immagine berlusconiano fin dal celebre collant sulla telecamera del primo video del ’94. Ma anche i due riservatissimi addetti stampa da 15 anni in servizio ad Arcore, a conoscenza anche di ogni documento riservato transitato da Villa San Martino. Due impiegati abbandonati che ora non escludono azioni legali in autotutela. L’elenco dei licenziati (solo numeri senza nomi nel documento) è impietoso: 6 della segreteria del Presidente a Roma e Arcore, 2 impiegati presso il consigliere politico del Presidente, 1 alle dipendenze del portavoce, 1 dell’ufficio del personale, 11 dell’amministrazione, 9 dei servizi generali, 8 dell’organizzazione e altri a seguire fino a quota 55. C’è anche un capitolo sui "salvati": alle dipendenze di Berlusconi restano in 7 tra Roma e Arcore. E per i 31 sopravvissuti è previsto il ricorso alla "cassa integrazione nella misura del 50 per cento".

Fi S. p. A è insomma in default. Ed è la prima vittima eccellente della norma taglia finanziamenti approvata pochi mesi fa. La Rossi – sodale della Pascale e factotum del capo – nei fatti ne diventa la liquidatrice, dopo aver smantellato e ridotto a un solo piano la sede di San Lorenzo in Lucina (20 mila euro al mese in meno di affitto). Ammette il fallimento delle cene di fund raising che lei stessa aveva provato a organizzare tra Roma e Milano portando in giro un "Silvio" che ha perso appeal.