Elezione diretta del capo dello Stato? Pericoloso cedimento al populismo – di Margherita Genovese

E’ stato il sogno di Silvio Berlusconi, ai tempi in cui la filosofia del red carpet funzionava alla grande anche per lui. Il film della sua vita meritava la logica conclusione di un premio Oscar alla carriera. E il suo partito, nato dalla sua costola e abbarbicato al mito della sua persona, ne reclamava a gran voce l’attuazione in tempi brevi, con la certezza dell’apoteosi per il suo leader.

I tempi sono cambiati, per lui e per noi; e per fortuna, il tormentone ha superato quella stagione, come tante altre mode superficiali e volatili (ricordate il popolo che ritmava in coro "Rodotà Rodotà"?). Panta rei, tutto scorre, sempre più veloce. Sono rimasti solo Salvini e Meloni, schiavi ormai di slogan e di politiche antistoriche, ad esaltarsi con la manfrina della "voce del popolo".

Quale popolo, vorrei poter chiedere a costoro: quello che ha votato Magalli e che si nutre di fiction, di reality e delle canzonette di Sanremo? Quello che reclama il diritto al reddito di cittadinanza invece che al lavoro?

A questo popolo, di cui anch’io per certi aspetti mi sento di far parte, ma senza vantare capacità di discernimento e di responsabilità così forti, noi dovremmo chiedere di eleggere l’uomo che deve rappresentare un Paese complesso e sviluppare il suo ruolo anche nel consesso internazionale? Quando si smetterà di arringare la folla, invece di far crescere l’individuo, la persona, l’uomo, il cittadino?

Quanti tra noi possono affermare senza sfiorare il ridicolo, di avere virtù salomoniche, e ampie conoscenze, e memoria, della storia umana e degli equilibri necessari alla pace e al progresso? Quale Mattarella sarebbe stato possibile, se ci fossimo affidati ai rivoluzionari mediatici, a conduttori come Santoro o Paragone, profeti di sventure e cultori di rabbia, di rancori, di invidie?

Il popolo ha scelto Barabba; il popolo ha acclamato Mussolini; il popolo ha ubbidito al nazismo. Forse non era un popolo, era piuttosto una folla, quella che abili manipolatori delle menti portavano nelle piazze a gridare entusiasmo plebiscitario per le loro scelte insensate. Eppure, è accaduto. E chi ne ha memoria, ha paura.

Demos era il popolo di Atene, ai tempi di Atene. Il demos di oggi è fatto di milioni di persone che confluirebbero su un nome solo a seguito di pericolose derive. Il demos di oggi non è garanzia della scelta migliore. Impariamo ad eleggere con intelligenza, coscienza e onestà i nostri rappresentanti. E saranno loro il nostro demos, e troveranno la persona giusta. Ogni popolo ha il governo che si merita? Un Presidente della Repubblica come Sergio Mattarella può dare nuovo senso a una vecchia frase dall’accezione negativa: gli italiani dimostrino di meritarlo, un presidente come lui.