Donne d’Italia orgoglio del Paese – di Franco Esposito

Donne d’Italia. Sorelle d’Italia. In chiave sportiva, l’inno nostro andrebbe riscritto o revisionato, Goffredo Mameli perdoni l’ardire. Fratelli d’Italia non è pertinente, fotografico, attuale, alle luce degli accadimenti sportivi italiani in campo  internazionale. Donne d’Italia si caricano sulle spalle il Paese che corre, tira di scherma, nuota in piscina e in acque libere, e non solo. Donne vincenti, orgoglio d’Italia.

L’onda rosa che tiene con la testa sottacqua l’Italia dei maschietti. Donne in prima pagina, da prima pagina, ormai è dolce invasione. La Francia sarà pure femmina, ma l’Italia è donna. Sul podio ai campionati del mondo di scherma e agli europei di atletica leggera e di nuoto.

Arianna Errigo, Valentina Vezzali, Elisa Di Francisca, Libania Grenot, Valeria Straneo, Aurora Ponselè, Martina Grimaldi, Federica Pellegrini, le ragazze d’oro della staffetta, Castiglione e le altre. Tania Cagnotto da sola e in sincro con Francesca Dallapè. Quando lo sport è competizione individuale o di coppia, le nostre dolcezze vincono e trascinano il Paese per altri versi malandato, squattrinato, con le pezze in fronte e le toppe ai pantaloni.

Certo, anche nel pugilato che da noi versa in stato comatoso, l’encefalogramma praticamente piatto. Povera di campioni, nell’ambito del professionismo la boxe italiana può ostentare un solo campione. Soltanto uno, e non è un uomo. Simona Galassi, romagnola di Forlì, è l’unica titolata di un movimento che ha smarrito la propria identità e cancellato storia e passato, preso a pugni in bocca dal cambiamento della società e dalla crisi. Pochi pugili professionisti, scarsa e scadente l’attività, manager e organizzatori mediocri; ancora peggio i dirigenti. Simona Galassi unica e sola, in cima al mondo.

Fratelli d’Italia un po’ così, belli e d’oro con il maratoneta pisano Meucci, il bronzo del fondista Stocchino, due volte d’oro con Greg Paltrinieri (splendida gradita eccezione) e con Detti doppiamente di bronzo. Sorelle d’Italia forza, vanto, orgoglio del Paese. L’ha scritto il premier Matteo Renzi nel messaggio di complimenti alle ragazze che puntualmente riescono a raccattare l’Italia sportiva dalla pattumiera. Vincono e fanno sognare. E, a ben vedere, anticipatrici (allineate suonerebbe a mo’ di diminutivo) delle consorelle oggi sul podio del Governo.

Le donne della politica chiamate da Renzi, scelte per fare anche del Governo qualcosa di vincente. L’impresa è improba, però le ministre Boschi e Giannini ci provano come impegno sportivo. Bellezze al Governo, forse desiderose di centrare il risultato alla maniera delle nostre meravigliose donne d’Italia nello sport. Nostre signore delle piste, in mare aperto, in piscina, sul trampolino. Federica Pellegrini la Divina, non solo nostra signore delle acque. Un mare di medaglie regalate all’Italia. Donna infinita, quando nuota. Mi inchino. La Divina è maestra inimitabile nel servire emozioni. Ebbene sì, confesso di essermi commosso, l’altro giorno. Emozionato, la pelle d’oca, brividi sottili: avrei voluto abbracciarla, complimentarmi di persona come avevo fatto all’olimpiade di Pechino, ai mondiali di Roma e Shanghai. A Federica Pellegrini ho mandato un grande bacio, grande grande, nel momento in cui completava quella incredibile, pazzesca rimonta negli ultimi metri della staffetta. Una roba meravigliosa, sublime, da spaccare il cuore. Il morso della vipera, una bracciata indimenticabile. Nostra signora delle acque non era sola, l’oro l’hanno conquistato con lei altre tre ragazze.

In tutto, quattro donne d’Italia, una sorta di magnifica Italia unita al femminile. Federica la veneta, la bolognese Mizzau, la toscana Chiara Masini Luccetti e Stefania Pirozzi, di Benevento. La Divina risorta come l’araba fenice che si è fatta tatuare sulla parte posteriore del collo. Uno dei nove tatuaggi sul suo bel corpo di femmina da copertina.

Visto che siamo qui a celebrare la forza stupenda delle donne d’Italia nel nuoto, è doveroso segnalare altre ragazze sul podio: la Barbieri, le ragazze di un’altra staffetta, la ranista Castiglioni, la Carmagnoli, medaglia di bronzo nei 1500 stile, la gara più faticosa in piscina. Esponente anche lei della razza italiana femmina e vincente e dell’Italia che sgobba, si sacrifica, e fatica. L’Italia che lavora, lavora, lavora, si allena e si allena. Come il popolo delle acrobate, capriole e salti mortali, avvitamenti e verticali: provate ad immaginare quanti mesi e quante di allenamento occorrono per preparare ogni singolo tuffo.

L’arte dell’infinita Tania Cagnotto. La figlia e nipote d’arte, nata da una coppia di tuffatori con un nonno tuffatore, campionessa di eleganza e armonia, la dolcezza fatta atleta. Un animale da gara. Tania è la bacheca d’Italia, ormai si è perso il conto delle sua medaglie europee e mondiali. Mai sconfitta agli europei nel sincro, guida della coppia che non si batte, al netto delle cinesi, inumane e anormali, autentici mostri. Tania e Francesca, la Dallapè. Bolzanina di adozione e residenza lei, trentina l’altra. Perfetta la fusione, il sincronismo dalla piattaforma e nella vita. Amiche vere, fanno tutto insieme, le vacanze con i rispettivi fidanzati, lo shopping. Si confidano tutto, l’affiatamento vincente. L’armonia armonia nei pensieri e nei fatti difficile da reperire nell’Italia di oggi. Quella che litiga su tutto. Solare, la errè moscia che non guasta mai, proprio no, la grazia infinita, l’immagine della pulizia, non solo nei tuffi.

Tania, secondo me, è la donna che quasi tutti vorrebbero avere come fidanzata o come moglie. La ragazza che ogni mamma sogna di avere come nuora. La donna che suscita più fiducia. Impossibile non innamorarsi di lei, della sua bravura, della sua calma, del suo sorriso. Ai Giochi di Londra mi sono perso nel suo pianto: Tania medaglia di legno, fregata da giudici troppo esigenti e severi con lei. Fuori dal podio per pochi decimi, un’inezia, se non ricordo male. Tania Cagnotto donna simbolo di un’Italia che non esiste più, al di là dello sport e di questo gruppo di atlete favolose.

Questa Italia che non si dà mai per vinta, lontana da alibi e piagnistei. L’Italia di Martina Grimaldi, la fondista bolognese che la porta lassù, sul gradino più alto del podio, nella venticinque chilometri. Sì, venticinque chilometri a nuoto, una fatica bestiale. Sua ancella Aurora Ponselè, medaglia di bronzo sulla distanza più breve, cinque chilometri. Chapeau.

Dipendesse da loro, schermitrici, atlete da pista e su strada, nuotatrici di tutte le distanze e tuffatrici, Federica Pellegrini e le sue sorelle, presente e futuro dell’Italia avrebbero altri colori. Questi della Grande Italia straripante di Kazan, Zurigo e Berlino.

Alla prossima, loro ci saranno tutte. Valeria Straneo di Alessandria, che corre priva della milza, Libania Grenot cubana italiana per matrimonio, la mammina Vezzali, Errigo e Di Francisca, Martina Grimaldi bolognese dello Sterlino, e Federica Pellegrini e le sue sorelle. Tutte insieme, sorelle d’Italia le donne d’Italia.