Confusione a destra, ora servono le primarie

In tanti nel centrodestra si sentono smarriti e di fatto senza una guida autorevole a pochi mesi da quando si andrà comunque ad elezioni anticipate

Silvio Berlusconi ha subito colto l’occasione per rimettersi al centro della scena: si è dichiarato auto-portatore del 5% dell’elettorato al NO (io invece ho sentito molta gente che ha votato SI proprio per la sua presenza a favore del NO) e ha subito offerto appoggi per un governo di scopo in attesa di una nuova legge elettorale che – se fosse proporzionale, come spera – gli offrirebbe una rendita di posizione come leader di FI utile per alleanze o convergenze future.

Tutto il contrario di Matteo Salvini che gioca invece la carta delle elezioni anticipate fiutando il momento di slancio e chiedendo (come Giorgia Meloni) rapide elezioni primarie di centro destra per scegliere un leader, convinto di raccogliere una netta maggioranza.

Qui sta il punto: finchè Berlusconi ritiene di essere lui il leader incontrastato di uno schieramento che forse non c’è più, rifiuta le “primarie” e il confronto, non si andrà da nessuna parte, mentre in tanti si sentono smarriti e di fatto senza una guida autorevole a pochi mesi da quando si andrà comunque ad elezioni anticipate.

Logica e buonsenso imporrebbero quindi delle primarie di coalizione che scelgano nuovi riferimenti, ma Berlusconi si ostina in un arroccamento personale che a mio avviso non ha più senso, mentre dovrebbe sveltamente indicare alcuni suoi eredi cui passare la palla.

C’è chi sostiene che Salvini rischia di vincere alle primarie salvo poi perdere in un confronto elettorale se si svolgesse un ipotetico ballottaggio. Ma almeno Salvini si mette in gioco, si fa ascoltare, punta il dito su troppe cose che Renzi ha dimenticato.

Temo che a destra si perderanno mesi in chiacchiere sterili, anche se alla fine dipenderà da quale sistema elettorale verrà adottato per le prossime elezioni politiche, soprattutto se l’Italicum sarà in buona parte dichiarato incostituzionale.

Tempi lunghi perché è indecente che proprio la Corte Costituzionale “per non influenzare il referendum” non si sia già espressa a settembre – come sarebbe stato logico e giusto – e quindi si navighi ancora a vista con estrema incertezza in vista di una prima udienza il 24 gennaio. Il paese sprofonda, ma gli illustrissimi signori giudici se la prendono calma.