Camera, dai poliziotti ai giornalisti: scontro Letta-M5S

Se ne sono date di santa ragione. Da una parte gli agguerriti e arrabbiati deputati del Movimento Cinque Stelle, dall’altra Enrico Letta, il premier dall’aria mite che in aula alla Camera ha risposto colpo su colpo e alle esternazioni dei grillini su Davide Faraone e sui giornalisti, sui forconi e i poliziotti, sull’Europa, la legge elettorale e il finanziamento pubblico ai partiti.

Nel ring di Montecitorio a sferrare il primo colpo è stato proprio il mite Letta, che non ha digerito l’invito a non proteggere i politici rivolto da Grillo alle forze dell’ordine: "Le istituzioni esigono rispetto, lo esigono a maggior ragione in un tempo così amaro, nel quale sempre più spesso si tenta di immiserire quest’aula con parole e azioni illegittime. Sono parole e azioni figlie di una cultura politica che mette all’indice i giornalisti, avalla la violenza, vuole fare macerie degli edifici stessi della democrazia rappresentativa, arriva a incitare all’insubordinazione le forze dell’ordine, forze dell’ordine che invece io qui voglio ringraziare davanti a voi e al Paese, per la fedeltà indiscutibile ai valori repubblicani che dimostrano ogni giorno". Il secondo colpo, invece, esteso anche ad altre forze, Letta lo scaglia implicitamente verso la fine del suo intervento: "Oggi vorrei che tracciassimo una linea. Di qua, chi ama l’Europa, ne riconosce le contraddizioni, vuole riformarla, non delega ad altri la responsabilità di provare a farlo, sa che, senza l’Unione europea, ripiombiamo nel Medioevo. Di là, chi vuole bloccare l’Europa, si scaglia contro i suoi limiti per speculare sul malessere, sulla disoccupazione e sul crollo dei consumi di questi cinque anni. Chi vuole isolare l’Italia non voti la fiducia. Chi vuole conquistare consenso con il populismo antieuropeo non voti la fiducia al mio governo".

"Lei ha la faccia con il bronzo", esordisce il grillino Riccardo Nuti imputando al premier di ripetere sempre le stesse cose e "perché, nonostante tutto quello che ha detto in questi mesi non sia stato realizzato, si permette anche di offendere l’unica forza politica che, nel bene o nel male, quello che ha detto, lo ha fatto". Ma è su giornalisti e forze dell’ordine che l’ex capogruppo grillino si scalda: "Essere giornalista significa essere indipendente e non scrivere nel giornale di un partito; significa dare delle informazioni corrette, vere, non di parte e non parziali. Perché quando un giornalista scrive, offendendo, ma, soprattutto, dicendo il falso, come che il Movimento Cinque Stelle non ha ottenuto nulla per il bene dei cittadini, dice il falso".

Quanto alla polizia "deve difendere le istituzioni corrotte o i cittadini onesti ovunque essi siano, anche eventualmente in Parlamento?" Segue da parte di Nuti una raffica di accuse a Davide Faraone, nuovo responsabile welfare della segreteria Pd, al ministro Annamaria Cancellieri, al viceministro Vincenzo De Luca e a tutti i deputati eletti con il premio di maggioranza del porcellum: "Vi faremo sparire, costi quel che costi", conclude Nuti. Parole a cui il premier risponde a tono nella sua replica in aula: "Questa logica della delazione, dell’accusa sempre, è una logica inaccettabile, inaccettabile. Onestamente pensavo che, sui giornalisti, Grillo si fosse reso conto di aver fatto una gaffe. Immaginavo, quindi, che il discorso si chiudesse. Invece vedo, collega Nuti, che lei ha rilanciato addirittura, spiegando che o i giornalisti dicono e scrivono le cose che piacciono a voi, oppure vengono messi alla gogna". I grillini protestano mentre dai banchi del Pd si levano le urla "fascisti, fascisti". Alessio Villarosa, nella dichiarazione di voto finale pentastellata, rilancia lo scontro: "Non permetto a nessuno di calpestare la mia dignità, noi non ve lo permetteremo. La nostra dignità di popolo italiano, ve lo dico per l’ultima volta, esploderà".