Carmelo Burgio è candidato sindaco di Milano con Futuro Nazionale.
Generale in congedo, saggista, è l’uomo scelto da Roberto Vannacci per rappresentare il movimento nella sfida per Palazzo Marino alle elezioni comunali del 2027.
ItaliaChiamaItalia l’ha intervistato in esclusiva.
Carmelo Burgio, qual è il primo provvedimento che vorrebbe realizzare nei suoi primi 100 giorni da sindaco?
Revisione della mobilità almeno per quanto riguarda l’eliminazione della Zona B, delle ZTL “trappola” e delle ciclabili che mettono a rischio l’incolumità degli stessi ciclisti e il transito dei mezzi di soccorso.
Contestualmente è mio intendimento avviare una stretta collaborazione con la Prefettura per un’intensificazione dei servizi “ad alto impatto” nelle aree più critiche, promuovendo l’associazionismo virtuoso volto a mobilitare la cittadinanza onesta contro ogni forma d’illegalità, attraverso il presidio del territoiro.

Milano è una città attrattiva, ma sempre più costosa: come renderebbe la città più accessibile a giovani, famiglie e lavoratori?
Non è provvedimento per il quale sia sufficiente uno schiocco di dita. Penso a concessioni edilizie limitate a chi costruirà per vendere a prezzo adeguato, studentati economici, miglioramento di collegamenti con centri urbani vicini che possano costituire valida alternativa a Milano, revisione della gestione delle case popolari, ri-affidandole all’ALER, superando preclusioni ideologiche e di schieramento.
Qual è il quartiere o il problema di Milano su cui interverrebbe per primo, e perché?
Rogoredo, uno dei più problematici. Ma sarebbe intervento da condurre sotto la direzione della Prefettura, cui si assegnerebbe pieno e incondizionato sostegno.

Lei ha una lunga esperienza nelle istituzioni e nella sicurezza: quali competenze di quella esperienza vorrebbe mettere al servizio dell’amministrazione della città?
Avere responsabilità di uomini non significa solo impartire ordini, ma soprattutto motivarli, guidarli, individuare le corrette priorità, assegnarle e verificarne il conseguimento. Qualche esperienza l’ho maturata nel settore dell’antimafia. Conosco i meccanismi e le competenze in materia di sicurezza.
So che il Sindaco non è il primo attore, ma so altrettanto bene che un Sindaco deve sostenere incondizionatamente lo Stato e chi lo rappresenta, ovvero il Prefetto.

Come immagina una Milano più sicura senza rinunciare alla sua vocazione internazionale e alla sua vivacità sociale?
La “vocazione internazionale” non collide con la parola sicurezza, a meno che l’espressione non sia eufemismo per sottendere che stranieri irregolari e criminali vadano sopportati e tollerati. Una città può consentire il divertimento e il dinamismo, e una cornice di sicurezza può solo far bene a ciò. Ritengo quindi che l’avversario vada pressato e seguito.
Inutile presidiare a vuoto un’area, non tenendo conto che l’antagonista si sposta altrove. È costui, chi delinque, che mette a repentaglio la pace sociale, che va “inseguito” e sottoposto a pressione continua. Il controllo statico del territorio non è la panacea, se non rafforzato dal contrasto alle illegalità.
Quale rapporto vorrebbe costruire con commercianti, imprese e professionisti per far crescere l’economia milanese mantenendo alta la qualità della vita?
Penso che già togliere gl’impedimenti agli spostamenti possa aiutare commercio e piccoli artigiani. Stesso dicasi concentrando le risorse economiche del Comune sulle periferie. Il centro, il Municipio 1 dei radical chic, è già abbastanza ricco e sicuramente meno bisognoso di attenzione.

Se tra cinque anni un cittadino le chiedesse “che cosa è cambiato davvero a Milano grazie alla sua amministrazione?”, quale risposta vorrebbe poter dare?
Che chi abita al di fuori delle zone B e C non si senta rifiutato e ostacolato, e che nel muoversi a tutte le ore si senta più sicuro.
Che cosa vuole dire oggi ai milanesi, soprattutto a quelli che ancora non la conoscono e che stanno cercando di capire quale futuro vuole costruire per la loro città?
Vorrei una città che sia percepita come meno insicura. Perché la “percezione” non è farneticazione, ma un diritto. E chi offre sicurezza ha il dovere di far abbassare la percezione di pericolo e la paura. Non ho paura dei cittadini per bene che s’impegnano, volontariamente, disarmati, nella perfetta legalità, per prevenire e far reprimere i reati.
Vorrei una città ove chiunque veda qualcosa che non va possa riferire e guidare l’azione d’intervento della legge. Vorrei una città ove sia chiaro a tutti che non esistono solo il “quadrilatero della moda”, via Montenapoleone, la Scala. Ma che chi lavora e produce nelle altre aree, eccentriche a p.zza del Duomo, p.zza S. Babila, etc., abbia gli stessi diritti – in termini di decoro urbano e sicurezza – di quei fortunati che frequentano e vivono il salotto buono.






























