Referendum costituzionale, caos Pd in Sud America

Secondo quanto annunciato dallo stesso governo, nel prossimo Consiglio dei Ministri del 26 settembre sarà finalmente fissata la data in cui si svolgerà il referendum costituzionale. Ma i preparativi per il voto, sia dei sostenitori come dei detrattori del referendum, sono già iniziati da tempo, vista l’importanza del tema non solo per il Paese, quanto per il governo del Premier Renzi, che su questo tema in particolare si gioca il suo futuro.

Non è strano, dunque, che i “Comitati Basta un Si” promossi da esponenti del Partito Democratico (di cui il Premier Renzi, ricordiamocelo, è il Segretario) siano già nati in tutto il mondo, dagli Emirati Arabi Uniti al Kenya al Giappone, con una fortissima presenza in Europa (una ventina) e, sorpresa, uno solo in Sudamerica, in Brasile (promosso dall’On. Porta). Il Pd fa molta fatica a costituire comitati per il Sì in Sudamerica.

In Argentina, per esempio, “Todos por el Si” – costituito a Buenos Aires il 17 settembre e partito da un’iniziativa del Presidente del Comitato per gli italiani nel Mondo, On. Fabio Porta – è presieduto da Domenico Di Tullio, un avvocato residente nella Patagonia argentina, un dirigente scarsamente rappresentativo e ancor meno conosciuto dal PD Argentino e dalla comunità Italiana stessa. Il Comitato Todos por el Sì, un’iniziativa dell’ On. Fabio Porta – secondo quanto si apprende nel comunicato stampa della sua costituzione -, non vede tra i suoi componenti alcun dirigente di prima linea del Pd Argentina: solo uno dei suoi 18 membri firma come dirigente del “PD La Plata”.

Nel Comitato “Todos por el Sí” dell’Argentina non c’è, per esempio, il Segretario PD Argentina, ma solo uno dei Segretari dei 17 Circoli ufficiali, che però preferisce aderire come “ricercatore del Conicet” e nemmeno come componente dell’Assemblea Nazionale del PD. Tant’è. Come se non bastasse, i dirigenti del principale Circolo PD – quello di Buenos Aires – con il Segretario del Circolo in testa, Alfredo Llana, insieme ad altri rappresentativi e storici dirigenti come María Rosa Arona e Micaela Bracco, hanno invece costituito il comitato per il NO. Capito? Sì, proprio per il No.

Sta accadendo la stessa cosa che accade in Uruguay, dove nei prossimi giorni si recherà il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, e dove il Pd locale è tutto schierato per il No al referendum. Boschi lo sa? Renato Palermo (Consigliere CGIE-Uruguay ed ex candidato al Senato PD) e Filomena Narducci (Comites ed ex-candidata Camera PD) hanno fatto dichiarazioni contro la riforma costituzionale e non sembrano a loro agio in questa fase politica del PD a guida Matteo Renzi. Insomma, in Sud America il Partito Democratico è nel caos più totale. In Argentina è proprio in tilt.

A confermarlo sono i numeri, che non mentono mai: una settimana dopo la sua costituzione, il numero di “mi piace” della fan page del Comitato Todos por el Sí è inferiore al numero di aderenti al Comitato stesso (13 “mi piace” tra cui quello dell’On. Porta!) e il numero delle adesioni alla petizione promossa in Change.org è di solo 6! La situazione sembra essere uguale o anche peggiore in Uruguay, nella cui comunità italiana il PD ha sempre battagliato col MAIE (formazione politica che rappresenta l’associazionismo di volontariato e che “sembrerebbe” anche appoggiare il Sì), e dove i principali referenti del partito democratico – per le informazioni che circolano nell’ambiente – sembrano appoggiare il NO.

Non possiamo prevedere cosa accadrà domani, ma oggi è evidente che questo referendum al momento è stato in grado soltanto di spaccare il Partito Democratico, in Italia – con D’Alema e la minoranza dem sempre più distanti da Renzi – e oltre confine, con un Sud America che dimostra tutta la difficoltà del Pd di tenere uniti i suoi rappresentanti. Il clima, tra i dem sudamericani, è quello del si salvi chi può.