Sondaggio, l’inciucio non interessa – di Arnaldo Ferrari Nasi

La politica in questi anni non ha dato il meglio di sè, lo sappiamo, e tanto meno in quest’ultimo periodo. Quel che non ci siamo curati troppo di sapere, sono i motivi, o per lo meno i motivi percepiti dalle persone. Fondamentalmente nel corso degli ultimi due anni, il tema principale, così come quanto riportato dalla maggior parte dei media, è stato quello dei costi della politica, effettivamente molto alti e, come dimostrato da più parti, assolutamente sproporzionati nel paragone con i principali Paesi avanzati.

Negli ultimissimi giorni, invece, la parola “inciucio” è quella che maggiormente ricorre nell’emiciclo in vista del probabile accordo di governo Pd-Pdl. Non una parola nuova: la Lega, nel ’92, la chiamava “consociativismo”. Giova ricordare, comunque, che, se al fenomeno si dà una lettura positiva, è esattamente quanto prevede la nostra Costituzione. Le forze emerse dal voto popolare, si confrontano in Parlamento e cercano di trovare ciò che il Presidente Napolitano correttamente definisce “intese”.

Abbiamo chiesto ad un campione rappresentativo di italiani adulti, quali fossero, tra alcuni dei supposti motivi della malapolitica, quello che potesse influire in modo più negativo.

I risultati non sono scontati. E’ da dire subito che i due fenomeni che sopra abbiamo ricordato, quello dei costi della politica e quello dei troppi inciuci (parola volutamente utilizzata nella rilevazione), sono in realtà i meno indicati dagli italiani, neanche il 15%. Il dato, tra l’altro, è confermato proprio da quanto ottenuto da uno stesso sondaggio realizzato nel 2008.

Cosa non funziona, quindi? E’ che la politica è poco attenta ai bisogni del cittadino (30%), che non riesce a fare le riforme necessarie (21%) e che spesso ha rappresentanti poco qualificati per il ruolo (20%). Da sottolineare che l’unica variazione sensibile, rispetto a cinque anni fa, è proprio quella della necessità di fare riforme, che prima era al terzo posto di questa speciale classifica ed oggi al secondo.

Se poi guardiamo all’interno delle fasce di popolazione, vediamo come la questione dei costi sia più citata tra i più giovani è quella della vicinanza ai cittadini dai più anziani. Il tema delle riforme però è quello dei 35-55enni, con titoli di studio alti, che vengono dalle zone del Paese dove c’è maggior ricchezza che spesso, politicamente, si collocano nel centrodestra.

In ultimo, bisogna notare che, ancora una volta, un sondaggio popolare, dimostra quanto la politica sia lontana da quanto richiede la cittadinanza. I temi maggiormente dibattuti su stampa e Tv, sono in fondo quelli che meno interessano. Quelli richiesti dalla maggioranza – vicinanza al cittadino – o dalla realtà produttiva del Paese – riforme – sono ben poco trattati.