A settant’anni dalla tragedia di Marcinelle, la Camera dei Deputati ha dedicato una solenne commemorazione alle 262 vittime della miniera di Bois du Cazier, dove l’8 agosto 1956 persero la vita anche 136 emigrati italiani. Un momento di raccoglimento e riflessione che ha coinvolto quasi tutti i gruppi parlamentari, accomunati dal ricordo di una delle pagine più drammatiche della storia dell’emigrazione italiana.
La cerimonia, aperta dal vicepresidente della Camera Sergio Costa, ha ripercorso il contesto storico del disastro, ricordando l’accordo siglato nel 1946 tra Italia e Belgio, con il quale il nostro Paese si impegnò a inviare migliaia di lavoratori nelle miniere belghe in cambio di carbone.
Nel 1956, anno della tragedia, su 63 mila minatori stranieri impiegati in Belgio, ben 44 mila erano italiani.
Costa ha ricordato come “questo tragico evento fu la conseguenza della mancata adozione di misure volte a garantire l’incolumità dei lavoratori”, sottolineando che, “a distanza di 70 anni, il tema delle morti sul lavoro è purtroppo ancora vivo”.
Il vicepresidente ha quindi richiamato la necessità di rafforzare la prevenzione, i controlli e la formazione nei luoghi di lavoro, ricordando che nel 2025 in Italia le vittime sul lavoro sono state oltre mille. Al termine del suo intervento, l’Aula ha osservato un minuto di silenzio.

Marcinelle simbolo dell’emigrazione italiana
Nel corso della commemorazione è emersa una convergenza sul valore storico e simbolico della tragedia, pur con sensibilità politiche differenti.
Per Fratelli d’Italia, il deputato Andrea Di Giuseppe ha affermato che “l’Italia non ha il diritto di dimenticare Marcinelle perché prima ancora di essere un paese che accoglie, siamo stati un paese che chiedeva di essere accolto”.
Ricordando che quei minatori “non erano avventurieri” ma “padri di famiglia” che avevano scelto “il lavoro più duro che si potesse immaginare”, Di Giuseppe ha aggiunto che “il lavoro crea dignità, il lavoro crea libertà e il lavoro crea integrazione”, sostenendo inoltre che “la vera solidarietà non consiste nel rinunciare alle regole, consiste nel costruire le regole giuste”.
Di diverso tenore l’intervento del deputato del Partito Democratico Toni Ricciardi, che ha definito Marcinelle “uno dei luoghi della memoria” della Repubblica e “la prima pagina dell’emigrazione assistita”.
Richiamando il celebre accordo tra Italia e Belgio, Ricciardi ha ricordato che “ogni minatore valeva 200 chili di carbone”, sostenendo che la ricostruzione economica dell’Italia del dopoguerra passò anche attraverso il sacrificio degli emigrati italiani.

La sicurezza sul lavoro al centro del dibattito
Molti interventi hanno posto l’accento sull’attualità del tema della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Per Forza Italia, Chiara Tenerini ha ribadito che “la sicurezza sul lavoro non è un costo, è un dovere morale e un principio irrinunciabile di civiltà” e che “nessun lavoro può dirsi dignitoso se non è anche sicuro”.
Sulla stessa linea Ilaria Cavo di Noi Moderati, secondo cui “ogni lavoratore ha diritto a tornare a casa”.
Per Azione, Ettore Rosato ha ricordato che “il lavoro non può costare mai la vita: Marcinelle ne è un monito”.
Anche Maria Elena Boschi, di Italia Viva, ha richiamato il valore della sicurezza affermando che “nessun lavoro è così importante da non poter essere svolto in sicurezza”, ricordando il titolo pubblicato dal Corriere della Sera all’indomani della tragedia: “L’Italia può esportare lavoratori, non schiavi”.
Dalla memoria all’attualità delle migrazioni
Diversi parlamentari hanno collegato la vicenda di Marcinelle alle sfide migratorie contemporanee.
Per il Movimento 5 Stelle, Ida Carmina ha definito Marcinelle “lo specchio del lavoro migrante di ieri e di oggi”, mentre Francesco Mari, di Alleanza Verdi e Sinistra, ha osservato che “quelle vittime parlano del lavoro italiano nel mondo, ma oggi ci parlano anche del sacrificio del lavoro migrante in Italia”.
Benedetto Della Vedova, di +Europa, ha invitato invece a guardare “al presente con occhio non ideologico”, ricordando che l’Italia, oggi Paese di immigrazione, dovrebbe fare tesoro della propria storia di emigrazione.
Infine, il deputato della Lega Simone Billi, eletto nella Circoscrizione Estero, ha rivolto un pensiero agli italiani emigrati nel secondo dopoguerra.
“Con il vostro coraggio, spirito di sacrificio e dignità avete reso rispettato e stimato il nostro Paese all’estero“, ha dichiarato, ricordando anche Urbano Ciacci, ultimo superstite della tragedia di Marcinelle.
Una memoria che guarda al futuro
La commemorazione si è conclusa con un messaggio condiviso: il sacrificio dei minatori di Marcinelle continua a rappresentare un simbolo della storia dell’emigrazione italiana e un monito permanente affinché il diritto a un lavoro dignitoso sia sempre accompagnato dal diritto alla sicurezza.
Settant’anni dopo quella tragedia, il ricordo delle 262 vittime, e dei 136 italiani che persero la vita nelle profondità della miniera di Bois du Cazier, resta una pagina fondamentale della memoria collettiva del nostro Paese e delle comunità italiane nel mondo.




























