Ci sono storie di emigrazione che attraversano una generazione. E poi ce ne sono altre che continuano a vivere per tutta la vita, passando dalla lingua alle tradizioni, dalla musica ai ricordi familiari.
È il caso di Angelo Vetrano, docente di matematica in pensione nato a Brooklyn, che ha raccontato la propria storia sulle pagine di Italian Australian News, ripercorrendo le origini siciliane della sua famiglia e il percorso dei genitori emigrati negli Stati Uniti.
Dalla Sicilia a New York nel 1962
La storia della famiglia Vetrano comincia a Caltabellotta, in provincia di Agrigento.
Nel 1962 i genitori di Angelo lasciarono la Sicilia per trasferirsi negli Stati Uniti, cercando a New York nuove opportunità e una vita diversa per la propria famiglia.
Il padre trovò lavoro all’aeroporto JFK, dove si occupava del carico delle merci. La madre, invece, lavorava in una fabbrica di abiti a Ridgewood, insieme a numerose altre donne italiane.
È il classico percorso di tanti emigrati italiani negli Stati Uniti: lavori faticosi, sacrifici e una nuova vita costruita lontano dal paese d’origine.
Il legame con la Sicilia non si è mai spezzato
Nonostante sia nato e cresciuto a New York, Vetrano ha mantenuto un rapporto molto forte con la terra dei genitori.
Ha ereditato una casa a Sciacca, dove continua a trascorrere le proprie vacanze. Un legame concreto con la Sicilia, che si aggiunge a quello culturale e familiare.
Ancora oggi, racconta, continua a parlare il dialetto siciliano, appreso anche grazie ai nonni.
La lingua diventa così una delle tracce più evidenti di un’identità trasmessa all’interno della famiglia, nonostante migliaia di chilometri di distanza.
La passione per la musica italiana
L’Italia è rimasta presente anche attraverso la musica.
Vetrano è appassionato di chitarra e ama cantare i classici della musica italiana, mantenendo vivo attraverso le canzoni un altro importante pezzo della cultura delle proprie origini.
Per molti italiani emigrati e per i loro discendenti, musica, cucina, lingua e tradizioni rappresentano infatti strumenti attraverso i quali mantenere un rapporto quotidiano con il Paese d’origine.
L’incontro con Josephine Buscaglia Maietta
Nel suo percorso di avvicinamento alla comunità italiana di New York, Vetrano ha conosciuto anche Josephine Buscaglia Maietta, giornalista e presidente dell’Association Italian American Educators (AIAE), oltre che conduttrice della trasmissione radiofonica Sabato Italiano su WRHU, Radio Hofstra University.
Un incontro che lo ha ulteriormente avvicinato alle realtà impegnate nella promozione della cultura italiana e nel mantenimento dei rapporti con gli italiani all’estero.
33 anni di insegnamento nel Queens
La vita professionale di Vetrano si è sviluppata interamente negli Stati Uniti.
Dopo 33 anni di insegnamento, ha lasciato il suo incarico in un liceo del Queens.
Da professore di matematica ha accompagnato generazioni di studenti, costruendo la propria vita professionale a New York senza però perdere il legame con le proprie origini siciliane.
Secondo Vetrano, gli italiani hanno «una marcia in più» grazie alla propria cultura, agli usi e alle tradizioni.
Una convinzione che nel suo caso non rimane soltanto un’affermazione: è il filo conduttore di una storia familiare iniziata in Sicilia e proseguita dall’altra parte dell’oceano.
L’appuntamento con il Columbus Day
Vetrano si è avvicinato anche all’Association Glen Cove e guarda con interesse alle iniziative della comunità italiana.
Tra i prossimi appuntamenti che intende seguire c’è la parata del Columbus Day sulla Fifth Avenue di New York, uno degli appuntamenti più importanti per la comunità italoamericana della città.
Una presenza che assume un significato particolare per chi, pur essendo nato a Brooklyn, continua a portare con sé la storia di una famiglia partita da Caltabellotta più di sessant’anni fa.
La vicenda di Angelo Vetrano racconta così una delle tante anime dell’emigrazione italiana: partire, costruire una nuova vita e, allo stesso tempo, continuare a sentirsi legati alle proprie radici.
Dalla Sicilia a New York, attraverso il lavoro, la famiglia, il dialetto, la musica e le tradizioni. Una storia personale che diventa anche memoria collettiva dell’emigrazione italiana negli Stati Uniti.





























