Quanti film ha fatto Robert De Niro? Non si contano: attore, regista, produttore, 2 Oscar, 7 candidature, per la statuetta più famosa del cinema, gli esordi nel 1965, poco più che ventenne, poi i grandi successi: ‘Mean Street’, ‘Il Padrino’, ‘Taxy Driver’, ‘Novecento’, ‘New York New York’, ‘Il cacciatore’,
‘Toro scatenato’… Solo per ricordare i suoi lavori più famosi non basterebbe una pagina. Robert De Niro è uno dei miti di Hollywood, origini italiane, da parte del padre, i bisnonni provenivano da Ferrazzano in provincia di Campobasso e forse anche per questo la passione gastronomica di De Niro si fa sentire, anzi sta diventando un nuovo impero per l’attore italo-americano. De Niro infatti, tra le altre cose, è il comproprietario della catena ‘Nobu’, assieme allo chef Noby Matsuhisa, cucina giapponese d’accordo, ma un successo mondiale, quasi una trentina di locali spari un po’ dappertutto e qualche mese fa a Las Vegas è stato inaugurato anche il primo hotel. Un piccolo impero che cresce ogni giorno e che ha in Robert De Niro uno dei protagonisti. Ma la star hollywoodiana non si ferma qui, non poteva infatti tradire le proprie origine e nel suo ‘portafoglio’ ci sono infatti anche altri locali, da ‘Locanda Verde, che si trova a Greenwich, ristorante italiano come il più conosciuto ‘Ago’, all’ancora più famoso ‘Tribeca Grill’, che si trova sempre nella ‘Big Apple’. Ma De Niro non è l’unica star, grande o piccola, che abbia deciso di puntare sui ristoranti, nel mondo del cinema, dello spettacolo, dello sport in America ce ne sono tanti, ma non c’è dubbio che è la ‘celebrity’ che ha avuto maggior successo a… tavola. Un esempio che pare voglia seguire anche un attore italiano, Ezio Greggio, con forti legami con gli States che ha deciso di avviare anche lui la propria catena di ristoranti: si parte da New York, poi Miami e quindi Los Angeles, il triangolo dell’entertainment, i tre punti imprescindibili se si vuole sfondare anche nel campo della gastronomia.
Greggio ha deciso di cominciare a New York, nel cuore del Village, al confine con Soho. "Da 25 anni – ha spiegato l’attore – vengo negli Stati Uniti a lavorare e prima ancora venivo a studiare cinema. Qui ho girato film, qui ho passato una lunga fetta della mia vita, qui ho mio figlio che studia cinema, qui ho una marea di amici a New York, Los Angeles e Miami. E’ nato questo progetto affascinante che mi vedrà fondatore, promotore e testimonial del cibo italiano nel territorio americano. Un ristorante in cui si potrà anche fare la spesa a tutte le ore del giorno e della notte con i nostri prodotti tipici. Non sarà come il mitico Eataly di Farinetti, sarà un ristorante più intimo, in cui ti senti a casa tua, mangi bene e spendi poco. Ora apriamo a New York, a ottobre sarà la volta di Miami e nel 2014 Los Angeles". Greggio come De Niro, o almeno sulla stessa strada, ma tenendo ben stretta la cucina italiana che d’ora in poi avrà un nuovo ambasciatore negli Stati Uniti. Ma la concorrenza, nel mondo delle ‘celebrities’ è tanta, anche se gli USA sono grandi.
Qualche esempio? Utah, a Sundance, c’è ‘Tree Room’ e tra i proprietari ecco Robert Redford, poi per passare un momento nel campo dello sport c’è ‘One Sixtyblue’, si trova a Chicago e ha il marchio di Michale Jordan il quale però non si ferma nella città dove ha conquistato i suoi indimenticabili successi a New York infatti troviamo la ‘Steak House’, chiamata proprio con il nome dell’ex stella dei Bulls, ora proprietario dei Bobcats Charlotte e che
nell’ultimo fine settimana si è sposato per la seconda volta, un matrimonio da favola ovviamente. Poi a Bedford, nello stato di New York, troviamo ‘The Farmhouse’ e qualche volta si può incontrare Richard Gere. Tornando invece a New York City ecco ‘Pampano’, stile diverso, perchè tra i proprietari c’è il tenore Placido Domingo, mentre per gli inguaribili amanti di ‘Miami Vice’ consigliamo di fare un salto a San Francisco e di sedersi da ‘Ana Mandara’ si può anche avere la fortuna di incontrare Don Johnson, forse anche vestito di bianco, uno dei proprietari, il celeberrimO James ‘Sonny’ Cockett.



























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