Italiani all’estero, addio al Columbus Day – di Roberto Zanni

C’è dietro una lunga storia e uno dei capitoli più recenti risale all’aprile scorso quando il City Council di Minneapolis, all’unanimità, ha deciso di ribattezzare il ‘Columbus Day’ in ‘Indigenous People’s Day’. Negli Stati Uniti la scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo infatti se prima si è identificata con la celebrazione delle origini dei milioni di italo-americani degli USA, si è poi trasformata in una piccola battaglia, portata avanti dai nativi americani. Così quella che negli

States era una festa nazionale, decretata nel 1937, con gli anni si è frantumata e per molti stati è diventato il ‘Day of Observance’ oppure ‘Recognition’, mentre Alaska e Oregon proprio di Colombo non ne vogliono sapere, non lo riconoscono, con le Hawaii invece che sì accettano il ‘Discoverers’ Day’, ma per ricordare i polinesiani che scoprirono le isole ora americane. E anche se non è una festa legalmente riconosciuta non importa.

Nel 1989 il South Dakota decise di cambiare il nome del 12 ottobre in ‘Native American Day’, mantenendolo come giorno festivo, ma per educare i cittadini sulla tradizione dei nativi americani. Berkeley lo fece 1992 seguita da California e Washington nel 1998. E se all’inizio erano in pochi, nel tempo sono cresciuti i seguaci dei nativi americani che sostengono che la scoperta del ‘Nuovo Mondo’ da parte Cristoforo Colombo portò al genocidio contro gli indigeni e al commercio degli schiavi. Ecco allora che la celebrazione del Columbus Day, tra l’altro la sola festa nazionale americana, con il ‘Martin Luther King Day’, con uno specifico nome di una persona, negli anni si è, per molti, allontanata dal significato primordiale, portando invece alla ribalta tanti aspetti che prima non erano stati presi in considerazione.

Le proteste contro Cristoforo Colombo e quello che ha rappresentato, si sono poi allargate al Sud America, dall’Ecuador al Venezuela, ma adesso, tornando agli Stati Uniti, ecco che Staten Island, uno dei cinque ‘boroughs’, quartieri di New York City, tra l’altro storicamente uno dei più ‘italiani’, ha preso una decisione che potrebbe trasformarsi in una nuova strada per quello che concerne le celebrazioni del 12 ottobre. Cosa hanno fatto a Staten Island? Hanno cancellato la ‘Columbus Day Parade’ e l’hanno sostituita con ‘Rome through Richmond Town: A Celebration of Italian Culture’, un evento che si svolgerà il prossimo 11 ottobre.

Non più parate lungo le strade, ma un momento per approfondire i legami con la cultura italiana.

La nuova manifestazione, che è stata presentata la scorsa settimana, sarà ospitata nella storica Richmond Town che idealmente per un giorno sarà collegata a Roma. L’iniziativa di Staten Island non è stata però presentata come un modo per rinnegare il passato oppure per cercare di abbassare le polemiche che si inaspriscono quando ci si avvicina al 12 ottobre. "Stiamo aggiungendo al calendario di Staten Island un nuovo festival – così James Oddo, presidente del borough, ha annunciato il cambiamento – piuttosto che una sfilata fugace, spero che si riveli un evento più ricco, più profondo. E non è nessuna mancanza di rispetto per quello che succedeva prima, ma i membri del mio ufficio e della comunità cercano solo di guardare alle cose con occhi nuovi". E anche se si tratta di una manifestazione chiaramente italo-americana, Oddo ha aggiunto che si tratta di un evento per tutti. "È per tutta Staten Island”, ha rimarcato, specificando poi la possibilità che avranno i cittadini, di qualsiasi etnicità, di aprirsi alla storia di una cultura. "Siamo una nazione – ha aggiunto Ralph J. Lamberti, ex presidente di Staten Island – dovremmo realizzare dei ponti da uno all’altro".

Ma ‘Rome through Richmond Town’ vuole anche essere un modo per far sì che gli italo-americani riscoprano le proprie origini. "Sono venuti giù dalla nave e non si sono mai guardati indietro" ha detto Diane Savino, senatrice, sottolineando come gli italiani, di qualsiasi generazione, una volta arrivati in America, in diversi modi, sono stati vittime dell’assimilazione della cultura. Tutte motivazioni validissime, e una maniera impeccabile, almeno per come è stata proposta l’iniziativa, per ricollegare gli italo-americani con le loro origini. Ma rimane la netta sensazione che così facendo ci si sia voluti distanziare da una tradizione che anche a Staten Island era forte, o forse si è voluto far presente, in maniera soft, che certe rimostranze, da parte dei nativi americani non sono del tutto errate e che le proprie origini possono essere esaltate e ricordate anche in altri modi. Ecco perchè Staten Island, a suo modo, può aver aperto una nuova strada, anche di riconciliazione.