FOIBE | Roberto Menia mercoledì a Bari presenta il suo libro “10 febbraio, dalle foibe all’esodo”

L'evento barese segue la presentazione ospitata dal Senato lo scorso 5 febbraio con Ignazio La Russa, Marcello Veneziani e Gennaro Sangiuliano

Roberto Menia

Il padre della legge che ha istituito il Giorno del Ricordo, Roberto Menia, sarà a Bari mercoledì, alle 19, per presentare il suo libro “10 febbraio, dalle foibe all’esodo” (I Libri del Borghese) presso la Fondazione Tatarella.

Interverranno con l’ex parlamentare di An e Pdl, Fabrizio Tatarella, Paolo Scagliarini e il giornalista Francesco De Palo, direttore di Primadituttoitaliani.com.

A seguire Menia visiterà il campo profughi di Altamura.

L’evento barese segue la presentazione ospitata dal Senato lo scorso 5 febbraio con Ignazio La Russa, Marcello Veneziani e Gennaro Sangiuliano, la tappa a Trieste con Pietrangelo Buttafuoco e quella presso il Consiglio Regionale della Toscana con il governatore Enrico Rossi.

“Dopo la mia legge che ha fatto nascere il Giorno del Ricordo, mi sono chiesto cosa potessi fare di più, al fine di dare giustizia a migliaia di infoibati e di esuli istriani e dalmati – osserva Menia -. E senza la presunzione di essere uno storico ho iniziato io a raccogliere testimonianze. Ormai non c’è quasi più nessuno tra quelli che subirono 75 anni or sono la violenza cieca delle foibe, col loro carico di morti senza croce; e pochi ormai sono anche quelli che negli anni seguenti dettero vita ad un esodo biblico di 350.000 persone, che fu un plebiscito di italianità e libertà. Esuli che si sparsero in 117 campi profughi in Italia, da Trieste a Termini Imerese, da Altamura a Laterina, e finirono poi magari nelle lontane Americhe o nella ancor più lontana Australia. Oggi tocca ai loro figli, e io sono uno di questi, conservare quel che loro è stato donato, ridare agli italiani, tutti gli italiani, la memoria di quella tragedia incompresa, ricucire i fili strappati della storia. Oltre l’Adriatico restano le pietre, le arene ed i leoni di San Marco a testimoniare la nostra italianità antica e mi piace ricordare Padre Dante che cantava nell’Inferno sì come a Pola, presso del Carnaro ch’Italia chiude e i suoi termini bagna…”.

Menia conclude: “Convenienze politiche di ordine interno e internazionale indussero a cancellare dalla coscienza e dalla conoscenza degli italiani questa grande tragedia nazionale, che non poteva restare una sorta di memoria privata confinata lassù alla frontiera orientale e nelle nostre famiglie. Oggi, e questa giornata ne è la prova, l’Italia si riconcilia e riconosce nella sua compiutezza il valore della grande prova che i giuliani dalmati seppero offrire”.