Ecco quali sono le affinità elettorali tra Berlusconi e Renzi

Dall’ingresso-shock di Silvio Berlusconi sulla scena politica italiana, una rivoluzione anche dal punto di vista del rapporto tra leader ed elettori, alla altrettanto dirompente irruzione di Matteo Renzi. Il parallelo ha fatto capolino piu’ volte, nel corso del dibattito – svoltosi a Montecitorio – sul "big bang di Silvio Berlusconi nella comunicazione elettorale italiana". L’incontro e’ stato promosso dal dirigente di Forza Italia Antonio Palmieri, che ha collaborato sin dalla "discesa in campo" del Cavaliere alla costruzione della macchina comunicativa destinata a veicolare l’operazione. Da un lato "Telemaco" Renzi, dall’altro lato "Ulisse" Berlusconi: la suggestione omerica, scaturita da un’espressione cara al premier fiorentino, fu oggetto di una battuta confidenziale fatta da Palmieri a Graziano Delrio – ha raccontato l’esponente azzurro – mentre a Palazzo Chigi, in uno dei loro faccia a faccia, i due leader rinsaldavano il patto del Nazareno.

Somiglianze e convergenze, si’, ma anche differenze: per esempio nel ricorso al web, centrale nel modo di fare politica adottato da Renzi, mentre Berlusconi – ha ricordato la docente di comunicazione politica Sara Bentivegna – "non e’ uomo di internet, bensi’ un migrante digitale". Anche se – ha rilevato la stessa Bentivegna – l’uso dei manifesti da parte di Berlusconi e’ equivalente all’uso dei tweet da parte di Renzi. Quanto alle piu’ strette analogie, il catalogo e’ molto vasto: innanzitutto, ha osservato l’esperto di comunicazione politica Francesco Amoretti, Berlusconi e Renzi hanno creato una divisione di campo attorno alla propria figura: si e’ pro o contro il premier e leader del Pd come a partire del 1994 ci si divise tra i pro e i contro Berlusconi, senza mezze misure. Quanto poi alle tecniche di comunicazione politica introdotte da Berlusconi e dalla sua cerchia, "abbiamo fatto scuola, non c’e’ dubbio"? ha evidenziato Palmieri: con l’ingresso del Cavaliere nell’agone elettorale e’ stato sdoganato il marketing politico, sono state introdotte le mega-affissioni, le convention con soli leader sul palco, i nomi dei leader nei loghi elettorali. "Ci hanno irriso, poi ci hanno demonizzato, ma alla fine tutti ci hanno copiato".

A partire da Berlusconi, e ora con Renzi, finisce la demarcazione tra campagna elettorale comunicazione non elettorale: la politica, secondo l’espressione citata dal sociologo Edoardo Novelli, diventa una "campagna permanente", in cui la piazza reale viene sostituita dalla piazza virtuale. Sia Berlusconi sia Renzi, e’ l’analisi della docente di scienza politica Franca Roncarolo, trasmettono l’idea di una politica che parla di cose concrete (piu’ della spettacolarizzazione, e’ questo il segno di novita’ che ha caratterizzato il Cavaliere). Sia per Berlusconi sia per Renzi, il patto implicito con gli elettori verte su una promessa di programma di governo da non prendere pero’ alla lettera. Perche’ – lo insegna la storia di Berlusconi, ma anche quella di Renzi – ci sono limiti istituzionali al fare. Con il rischio – evidenziato da Roncarolo – che si determini una "inflazione di annunci".

Un problema non distante da quello su cui si e’ soffermato, nel panel conclusivo del dibattito, il deputato Pd Ernesto Preziosi, il quale ha rilevato come la personalizzazione della politica associabile alla storia di Berlusconi e poi a quella di Renzi (ma non da loro determinata) abbia in qualche caso impoverito i contenuti del confronto politico. "Parte del successo di Renzi" poggia sulla crisi della politica e sulla sfiducia nella politica, che ora costituiscono pero’ una minaccia anche per il premier e segretario Pd, ha avvertito Preziosi. Auspicando il ritorno a una politica che torni a mettere al centro i progetti accanto alle persone che devono realizzarli, Per la dirigente di Forza Italia Deborah Bergamini, dal 1999 attiva nella macchina comunicativa di Berlusconi, c’e’ bisogno di una politica che torni a stretto contatto con la gente, di un dialogo senza mediazione. Bergamini promette novita’ dal tour nelle 100 province italiane recentemente annunciato da Berlusconi. Quanto al sempreverde dibattito sull’eredita’ politica del Cavaliere, "gli eredi si stanno facendo male da soli per eccesso di iniziativa e incapacita’ di scegliere i tempi giusti", ha avvisato Bergamini. Il leader, per meriti oggettivi, resta per ora Berlusconi, Ma – assicura la deputata azzurra – una nuova classe dirigente e’ in campo. E non ha intenzione di arrendersi ai Mattei", ne’ a Renzi ne’ a Salvini.