Non era soltanto un incontro sulla cittadinanza italiana. A Montreal è emersa soprattutto la volontà di una comunità di continuare a sentirsi parte dell’Italia.
Al Centro Leonardo Da Vinci, l’incontro pubblico organizzato dal MAIE Montreal sulla cittadinanza italiana ha registrato una partecipazione superiore alle aspettative. I posti disponibili sono terminati rapidamente e diverse persone si sono presentate anche senza prenotazione, nella speranza di poter assistere alla serata.
Il motivo è semplice: per molte famiglie italiane e italo-discendenti residenti in Canada, la cittadinanza non rappresenta soltanto un documento o un passaporto. È il riconoscimento di una storia familiare, di radici e di un rapporto con il Paese d’origine.
La cittadinanza italiana oltre le norme
In sala c’erano persone che stanno cercando di ottenere la cittadinanza italiana, cittadini preoccupati per il futuro dei propri figli e nipoti e famiglie che volevano capire cosa sia cambiato dopo le recenti modifiche normative.
Dietro ogni domanda, però, c’era una storia.
I nonni partiti dall’Italia, i genitori che hanno costruito una nuova vita in Canada, i figli e i nipoti cresciuti dall’altra parte dell’Atlantico, ma ancora legati alla lingua, alla cultura, al cognome e alla famiglia italiana.
Samuel Adamo ha posto proprio questo tema al centro della serata, ricordando che le comunità italiane all’estero non devono essere considerate realtà estranee all’Italia, ma comunità italiane sviluppatesi fuori dai confini nazionali.
Un concetto sintetizzato con una frase semplice: “Prendeteci tutti, andiamo in Uzbekistan. Come comunità siamo lo stesso. Non importa dove siamo.”
Il punto è chiaro: una legge può stabilire chi ha diritto alla cittadinanza e attraverso quali procedure. Non può però cancellare la storia e il sentimento di appartenenza di una famiglia.

Le nuove regole sulla cittadinanza italiana
L’incontro non è servito a promettere scorciatoie o cittadinanze facili. Al contrario, l’obiettivo è stato quello di spiegare con chiarezza cosa prevedono oggi le norme e quali possibilità restano dopo le modifiche introdotte nel 2025.
La parte giuridica è stata affidata all’avvocato Rocco Scatamacchia, arrivato da Roma, che ha affrontato diversi dei problemi che riguardano direttamente gli italiani e gli italo-discendenti in Canada.
Tra gli argomenti affrontati, le nuove limitazioni per i discendenti, la naturalizzazione degli ascendenti, la cosiddetta minor issue, le disposizioni relative ai figli dei cittadini italiani residenti all’estero e le possibilità di riacquisto della cittadinanza.
Spazio anche ai recenti sviluppi davanti alla Corte costituzionale e alla Corte di giustizia dell’Unione europea.
Le domande delle famiglie italiane in Canada
È stato soprattutto il confronto con il pubblico a fotografare la dimensione reale del problema.
Genitori preoccupati per i propri figli. Nipoti impegnati a ricostruire la storia della propria famiglia. Cittadini in attesa da tempo di una risposta della pubblica amministrazione. Persone che, dopo le nuove norme, cercano di capire se esista ancora una strada per ottenere o riacquistare la cittadinanza italiana.
Non tutte le risposte sono state quelle che il pubblico sperava di ricevere.
Ma l’obiettivo dell’incontro era proprio questo: fare chiarezza.
Quando una possibilità esiste, va spiegata. Quando non esiste, va detto con altrettanta chiarezza. E quando una norma non risponde alle esigenze delle comunità italiane nel mondo, la politica può e deve intervenire per modificarla.
I ritardi della pubblica amministrazione
Tra gli aspetti pratici affrontati dall’avvocato Scatamacchia c’è stato anche il problema dell’inerzia della pubblica amministrazione.
Per i cittadini che attendono a lungo una risposta, l’ordinamento mette a disposizione specifici strumenti, compreso il potere sostitutivo. In determinate situazioni può inoltre essere valutata, con l’assistenza di un professionista, anche un’azione giudiziaria.
Non si tratta di ottenere privilegi o corsie preferenziali, ma di conoscere gli strumenti previsti dalla legge e utilizzarli quando necessario.
Il ruolo del MAIE sulla cittadinanza italiana
Durante la serata non è mancata una domanda politica: che cosa può fare concretamente il MAIE?
La risposta passa anche da iniziative come quella organizzata a Montreal: informare la comunità, ascoltare i cittadini, mettere a disposizione competenze professionali e portare nelle istituzioni i problemi raccolti sul territorio.
Samuel Adamo ha ricordato il sostegno del vicepresidente MAIE e responsabile delle operazioni per il Nord America, Vincenzo Odoguardi, per la realizzazione dell’iniziativa e il lavoro portato avanti dal movimento sul tema della cittadinanza.
Tra gli interventi ricordati anche l’estensione di tre anni del termine previsto per la registrazione dei figli minori dopo le restrizioni introdotte nel 2025.
Per il MAIE, tuttavia, la questione non può considerarsi chiusa.
Il tema di fondo è costruire una normativa capace di distinguere tra chi cerca esclusivamente un vantaggio e chi mantiene un rapporto concreto con l’Italia attraverso la famiglia, la cultura, la storia personale o una presenza reale nel Paese.
Montreal: “Non vogliamo perdere il nostro legame con l’Italia”
La risposta più significativa dell’incontro non è arrivata dal palco, ma dalla sala.
Dalle domande, dalle storie personali, dalle famiglie presenti e persino dalle persone che non sono riuscite a entrare per mancanza di posti.
Il MAIE Canada continuerà a raccogliere le richieste degli interessati e a diffondere aggiornamenti e materiali sulla cittadinanza italiana, organizzando nuove iniziative di confronto con la comunità.
Perché la serata di Montreal ha messo in evidenza un elemento che non può essere ignorato: per molti figli e nipoti di italiani la cittadinanza non è soltanto un documento da ottenere. È il modo per non perdere un legame con l’Italia.
E proprio su quel legame, oggi, si gioca una parte importante del rapporto tra l’Italia e la sua diaspora nel mondo.






























