C’è un’Italia che non si trova sulla cartina geografica della Penisola. È in Brasile, tra le montagne dell’Espirito Santo, dove il caffè cresce ancora nelle terre coltivate dai discendenti degli italiani arrivati alla fine dell’Ottocento.
È una delle tante storie della grande emigrazione italiana. Una storia fatta di sacrifici, lavoro e nuove radici, ma anche di tradizioni che, a distanza di oltre un secolo, continuano a sopravvivere.
E a raccontarla oggi è persino una canzone napoletana: “Funiculì Funiculà”.
Italiani in Brasile, una storia iniziata con il caffè
La vicenda affonda le radici nel 1888, anno dell’abolizione della schiavitù in Brasile.
I proprietari portoghesi delle grandi piantagioni di caffè si trovarono senza la manodopera che aveva sostenuto per decenni quel sistema produttivo. Servivano nuovi lavoratori.
Fu così che l’emigrazione italiana verso il Brasile conobbe una nuova accelerazione.
In particolare nello Stato di Espirito Santo arrivarono decine di migliaia di italiani, molti dei quali provenienti dal Nord della Penisola. Cercavano lavoro e una possibilità di costruire una nuova vita.
Trovarono invece qualcosa di molto più grande: un nuovo Paese nel quale mettere radici.
La Fazenda Carnielli e l’eredità italiana
Tra le testimonianze di questa storia c’è la Fazenda Carnielli, una delle aziende agricole gestite oggi da discendenti di italiani nell’entroterra montuoso dell’Espirito Santo.
Qui la memoria dell’emigrazione non è soltanto conservata nei racconti familiari.
È ancora legata alla terra, alle coltivazioni e al lavoro quotidiano.
Il caffè diventa così il simbolo di una storia iniziata con gli emigranti italiani e proseguita attraverso figli, nipoti e pronipoti.
Funiculì Funiculà racconta l’Italia in Brasile
C’è un dettaglio particolarmente curioso.
Il video di presentazione della Fazenda Carnielli sui social utilizza come colonna sonora “Funiculì Funiculà”, celebre canzone napoletana scritta nel 1880.
Una scelta che sembra quasi voler ricordare che l’identità italiana all’estero non conosce confini regionali.
La maggior parte dei nuovi brasiliani arrivati in quella fase proveniva infatti dal Nord Italia, ma è una delle canzoni più celebri della tradizione napoletana a raccontare oggi quella memoria.
Come ha scritto Avvenire, viene quasi da pensare alla celebre definizione attribuita a Giorgio Bocca: “L’Italia non è altro che una grande Napoli”.
Brasile, 30 milioni di discendenti italiani
La dimensione della presenza italiana in Brasile è impressionante.
Oggi i discendenti degli italiani in Brasile sono almeno 30 milioni, una comunità enorme e, secondo il dato riportato da Avvenire, persino più numerosa di quella presente in Argentina.
Trentamilioni di persone che, in modi diversi, possono ritrovare nelle proprie famiglie un pezzo della storia italiana.
Cognomi, ricette, feste, dialetti, tradizioni religiose e culturali: l’eredità dell’emigrazione continua a vivere anche a migliaia di chilometri dall’Italia.
Dall’emigrazione alle nuove generazioni
La storia degli italiani dell’Espirito Santo racconta soprattutto una cosa: l’emigrazione non cancella le radici, le trasforma.
Gli italiani arrivati in Brasile alla fine dell’Ottocento non potevano sapere che, oltre cento anni dopo, i loro discendenti avrebbero continuato a coltivare quelle stesse terre e a raccontare la loro storia sui social.
Il caffè, in questo senso, è molto più di una coltivazione.
È il filo che unisce passato e presente. È il simbolo di una comunità nata dall’emigrazione e diventata parte integrante del Brasile senza dimenticare le proprie origini.
Una piccola Italia che continua a vivere, generazione dopo generazione, dall’altra parte dell’oceano.































