Non è vero che chi parte dall’Italia non vuole più tornare. Il problema, semmai, è a quali condizioni sarebbe disposto a farlo.
La risposta arriva dal rapporto “Expat, come farli tornare”, promosso dal Cnel e realizzato da Ref Ricerche con Questlab. Secondo l’indagine, una parte significativa dei giovani italiani che hanno costruito la propria carriera all’estero sarebbe pronta a rientrare, ma chiede condizioni professionali ed economiche più competitive.
E il dato più netto riguarda gli stipendi: l’83% degli expat intervistati considera decisivo un aumento significativo delle retribuzioni.
Stipendi più alti per convincere gli italiani a tornare
Per chi oggi lavora all’estero, il ritorno in Italia non sembra quindi essere una questione soltanto affettiva.
Il desiderio di riavvicinarsi al proprio Paese esiste, ma deve confrontarsi con la realtà del mercato del lavoro italiano.
Per l’83% degli intervistati, una retribuzione più alta rappresenta infatti uno dei fattori determinanti per scegliere di tornare.
Un dato che mette sotto i riflettori uno dei principali problemi legati all’emigrazione giovanile: l’Italia perde competenze anche perché spesso non riesce a offrire condizioni economiche paragonabili a quelle disponibili oltreconfine.
Lavoro e competenze, un altro nodo decisivo
Al secondo posto tra le condizioni richieste dagli expat ci sono le opportunità professionali.
Oltre l’80% del campione considera importante poter trovare in Italia sbocchi lavorativi coerenti con il proprio percorso formativo e con le competenze maturate all’estero.
Non basta quindi creare un posto di lavoro: per chi è partito dopo aver investito nella propria formazione, il rientro deve offrire la possibilità di valorizzare realmente il proprio capitale professionale.
Il 79% chiede più meritocrazia
Subito dopo gli stipendi e le opportunità professionali arriva un’altra richiesta molto chiara: più meritocrazia.
Il 79% degli intervistati considera essenziale una maggiore valorizzazione del merito.
È un elemento particolarmente significativo perché mostra come il tema del ritorno non sia soltanto economico.
Chi ha costruito la propria carriera all’estero chiede un sistema nel quale preparazione, competenze e risultati possano essere riconosciuti e premiati.
L’Italia ha perso 441mila under 35
Dietro questi numeri c’è una dinamica demografica e professionale che pesa sul futuro del Paese.
Tra il 2011 e il 2024 l’Italia ha perso 441mila giovani under 35. Soltanto nel 2024 il saldo negativo ha superato le 61mila unità.
La fuga dei giovani qualificati rappresenta quindi una perdita doppia: da una parte diminuisce la popolazione giovane in Italia, dall’altra il Paese rischia di perdere competenze, professionalità e investimenti formativi.
Il ritorno degli expat è possibile
Il rapporto restituisce però anche un messaggio meno pessimista.
Gli italiani che vivono all’estero non sono necessariamente emigrati senza intenzione di tornare. Una parte di loro prenderebbe seriamente in considerazione il rientro se trovasse condizioni adeguate.
La sfida per l’Italia diventa quindi quella di rendere il ritorno una scelta concreta e conveniente: stipendi competitivi, lavori qualificati e meritocrazia.
Perché riportare a casa chi è partito non significa soltanto recuperare persone. Significa recuperare competenze, energie e futuro.
E il messaggio degli expat è piuttosto chiaro: tornare sì, ma non a qualsiasi prezzo.































