Bersani e l’antiberlusconite cronica – di Leonardo Cecca

Fare il politico deve essere veramente snervante, sempre a cercare idee da lanciare per mantenere alta la visibilità acquisita, ma spesso e volentieri sono le sonore fregnacce a prevalere. Prendiamo un politico a caso e, poichè sono piacentino, mi riferirò a Bersani, l’uomo di Bettola, colui che, Ministro per lo Sviluppo nel governo Prodi, promosse il decreto 223 del 4/6/2006 inteso a liberalizzare la vendita dei farmaci da banco. Quasi per miracolo, due giorni dopo nei supermercati coop già c’erano gli appositi banchi di vendita. Qualcuno potrebbe meravigliarsi dell’organizzazione delle coop mentre altri, i cattivelli e/o i peccatori, potrebbero pensare a qualche informazione passata sottobanco. Trattasi sempre di quel Bersani noto per le metafore, che spara ogni tre per due, come "Oh ragass… sian mica qui a cambiare gli infissi al colosseo…! Oh ragass… se il maiale vuol diventare porchetta non va mica dalla parrucchiera etc, etc".

Forse con le metafore un po’ fa ridere, ma quando vuol passare per economista, e magari aspirare alla poltrona di direttore dello Standard&Poors, fa piangere.

Il 15 novembre scorso dal palco del meeting riformista di Milano ha tuonato: "Nessuno si è accorto che tre giorni fa, quando si è rinnovato il patto del Nazzareno, la Borsa ha segnato il meno 2,9% mentre Mediaset ha guadagnato il 6%. Se funziona così allora propongo di allargare il patto a tutte le imprese". Purtroppo l’uomo di Bettola col tempo ha dimostrato che di politica poco ci mastica e di finanza ancor meno: infatti non si è accorto che la settimana appena chiusa ha visto tutti i maggiori titoli italiani in perdita e l’unico positivo con un più 4,16% è stato Mediaset. Sicuramente Bersani avrà sguinzagliato tutti i suoi fidi per sapere se c’è stato qualche incontro segreto tra Renzi e Berlusconi. A dirla alla Di Pietro proprio non c’azzecca, ma lui se ne uscirà con "Oh ragass, non è che invece dell’influenza mi son preso l’antiberlusconite cronica?”.